RESISTENZA: SERRACCHIANI, "FU L'HUMUS DELLA DEMOCRAZIA"

Udine, 14 feb – “La Resistenza, moto spontaneo delle coscienze,
non è stata solo un grande episodio militare nella Seconda guerra
mondiale, ma anche l’humus in cui sono germogliate e cresciute le
forze ideali e le visioni politiche che segnano ancora oggi il
nostro modo di vivere associato: libero, democratico e
repubblicano”.

Lo ha detto la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora
Serracchiani, oggi a Udine, nella sua orazione per commemorare
l’eccidio di 23 partigiani, fucilati l’11 febbraio 1945 presso il
muro di cinta del cimitero da un plotone di volontari fascisti.

Il rito, promosso dall’Anpi provinciale presieduta da Dino
Spanghero, si è tenuto di fronte alla lapide che li ricorda,
posta all’entrata del camposanto. Assieme ai familiari dei caduti
e a tanti cittadini, sono intervenuti anche Michele Bernardon,
fratello di uno dei fucilati, il sindaco di Udine, Furio Honsell,
il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini, diversi
primi cittadini dei Comuni vicini.

Per la presidente la Resistenza fu soprattutto “il primo vero
banco di prova della nuova classe dirigente antifascista, la
premessa per un’Italia nuova, per la faticosa e tumultuosa
edificazione di una democrazia vitale, per la rinascita economica
e sociale”, dopo “la macchia gettata sull’onore del nostro Paese,
correo di aver scatenato una guerra planetaria e di essere
divenuto solerte collaboratore dei nazisti della ‘soluzione
finale’: le leggi razziali prima, le disposizioni della
Repubblica sociale poi, non sono archiviabili come incidenti
opachi della storia, ma sono il risultato di una politica
meditata, deliberata e attuata”, ha evidenziato.

In sostanza dai ranghi della Resistenza “uscirono moltissimi tra
quanti contribuirono a scrivere la nostra Costituzione, in un
dibattito altissimo per pensiero e responsabilità. La dignità di
ciò che chiamiamo ‘partiti’ affonda le sue radici in quella
capacità di far affluire, da fonti diverse, sempre nuova linfa
alla democrazia rappresentativa”.

E se “la Lotta di Liberazione non fu astratta contrapposizione di
campo ma combattimento acre di donne e uomini che giorno dopo
giorno sceglievano da che parte stare, così pure il processo di
rinnovamento delle istituzioni e la loro messa a regime – ha
indicato Debora Serracchiani, volgendo lo sguardo al presente –
richiedono in primo luogo un impegno personale, diretto e deciso,
senza compromessi, della nuova generazione che guida o aspira a
guidare il Paese. Perché non c’è leadership politica senza
solidità di spessore umano”.

“Dalla credibilità del ceto politico – ha ammonito – deriva il
suo grado di rappresentatività, la sua autorevolezza e anche il
livello di aggregazione e di coesione tra le forze politiche: più
e oltre che ai modelli, è affidata alle persone la stabilità dei
governi e la tempestività delle decisioni legislative”.

Sottolineando che i 23 patrioti fucilati scelsero di combattere
“conoscendo il rischio mortale cui andavano incontro”, Debora
Serracchiani ha quindi rivolto un pensiero “ai tanti che vollero
credere alla possibilità di un mondo migliore e per questo
morirono”, ricordando figure come il giornalista Giancarlo Siani,
ammazzato dalla camorra nel 1985; Giorgiana Masi, vittima
diciottenne di un proiettile senza nome; Giulio Regeni, che
“abbiamo accompagnato all’estremo giaciglio e al quale
promettiamo: l’oblio non vincerà la sete di verità e giustizia
che ci incalza la coscienza”.

“Oggi, onorando le vite stroncate di questi nostri martiri
friulani, rendiamo omaggio – ha concluso la presidente Debora
Serracchiani – a tutti coloro che combatterono e caddero sognando
un’Italia libera, prospera e solidale. Un’Italia non più debole e
dannata alle fatali lacerazioni che ne hanno segnato la storia,
ma fiduciosa di rinnovarsi e rafforzarsi: unita, vitale, europea”.
ARC/PPD

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