Riforma lavoro: licenziare sarà più facile. CGIL annuncia sciopero generale

mario_monti22 marzo 2012 – servizio Adnkronos – Il premier Mario Monti, che “come ci dicono ogni due per tre” sta per partire per l’Asia, “vuole poter dire che in Italia si licenzierà più facilmente”. Il leader della Cgil, Susanna Camusso, non usa mezzi termini nello spiegare il no della Cgil alla Riforma del mercato del lavoro nell’attesa conferenza stampa, prevista nel primo pomeriggio e poi slittata alle 18.

“Non si può contrabbandare la necessità di nuove regole con la crescita del Paese”, ha messo in chiaro la Camusso prima di entrare nel merito delle nuove norme. Punto centrale l’articolo 18, su cui, dice, “il governo non ha mai dimostrato nessuna volontà di mediazione”. Mentre ”sugli ammortizzatori sociali il governo ha cercato un confronto, sull’art.18 invece non ha mai manifestato nessuna disponibilità a cambiare le virgole, figuriamoci la sostanza”.
Con questa riforma, è l’avvertimento del segretario della Cgil, “c’è “il rischio di un uso indiscriminato, contro i lavoratori, dei licenziamenti economici”. Perché con le nuove norme ”si è fatto saltare lo strumento che determinava la deterrenza verso i licenziamenti. E questa non è manutenzione”.

Insomma, è l’affondo, “siamo di fronte ad un governo che scarica su lavoratori tutti i veri costi delle operazioni che vengono fatte e di un governo che ha l’idea che si risponde ai problemi del Paese con la contrazione della condizione dei lavoratori”.

Il sindacato di corso d’Italia si è detto pronto alla battaglia contro le nuove norme proposte dal Governo, annunciando otto ore di sciopero generale e altre 8 ore di astensione del lavoro per dare modo alle assemblee di informare i lavoratori.

La Fiom è sul piede di guerra. “Una follia che cancella l’articolo 18″ afferma il leader Maurizio Landini, bocciando la decisione del governo sui licenziamenti e la riforma del governo a 360 gradi. ”Si dà libertà alle imprese di licenziare senza giusta causa; con un po’ di soldi l’azienda caccia il lavoratore fuori dalle fabbriche”, aggiunge Landini ribadendo come la riforma dell’art. 18 ”violi i principi costituzionali”.

Mentre per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, sull’articolo 18 è stato raggiunto “un compromesso onorevole” e “su abusi e discriminazioni” addirittura “si rafforza la protezione anche per i lavoratori” di aziende con meno di 15 dipendenti, e “al giudice si dirà che dovrà utilizzare le norme contrattuali, che i sindacati liberamente costruiscono con le imprese”. Insomma “abbiamo trovato un compromesso che può essere ancora migliorato, se il Parlamento ci dà una mano noi gli diamo una mano”. Per il resto “ciascuno deve prendersi le responsabilità in un momento così grave” e ‘’se si discute solo di articolo 18 ho il timore che si faccia politica e non sindacato”, dice riferendosi senza troppi veli alla Cgil.

Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ha ribadito che l’assenso alla riforma del lavoro proposta dal governo è condizionata all’introduzione di modifiche. Angeletti in materia di articolo 18 chiede che venga prevista una verifica dei sindacati sulle motivazioni dei licenziamenti economici. Per la Uil la trattativa “non è chiusa” ma se non verranno apportate le modifiche richieste, “il nostro interlocutore diventa il Parlamento”.

Nel merito di queste modifiche, “la cosa più importante – ha spiegato – è creare un fondo che sostenga i lavoratori che rischiano di essere espulsi e che non hanno ancora l’età per andare in pensione. Questo è un problema non risolto dai nuovi ammortizzatori sociali”.

Sul fronte dell’articolo 18, ha sottolineato Angeletti, “occorre una procedura, così come avviene in Germania, in base alla quale le rappresentanze sindacali aziendali valutino le motivazioni alla base dei licenziamenti economici per verificare se queste siano oggettive e non strumentali per altri fini, in modo tale che il giudice possa avere il parere dei sindacati. Con questa modifica, ci troveremmo di fronte ad una soluzione accettabile”. “Non so – ha detto ancora Angeletti – come andremo domani all’incontro, noi presenteremo un documento con le modifiche che chiediamo”.

Intanto, da fonti del ministero del Lavoro si apprende che le modifiche all’articolo 18 contenute nella riforma del lavoro ”non riguarderanno gli statali” e si sottolinea come, in questa logica, ”non era presente al tavolo il ministro della Pa Patroni Griffi”.

Il governo ha convocato per domani alle 16 le parti sociali nella sede di Via Flavia del ministero del Lavoro. L’appuntamento è fissato per la stesura del verbale sulla riforma del mercato del lavoro.

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