Salemme a Udine – Teatrone – 1/4 apr

salemme-gallo_q.JPGUltimo appuntamento della Stagione 08/09 con il cartellone di prosa che Michele Mirabella ha firmato per il “Giovanni da Udine”. Ed è un appuntamento davvero attesissimo: da mercoledì 1 a sabato 4 aprile, alle 20.45, andrà infatti in scena Vincenzo Salemme con la commedia Bello di papà.Ricordiamo che lo spettacolo sarà programmato anche domenica 5 aprile (replica pomeridiana alle 16.00). Basterebbe la bellissima traduzione napoletana di Bocca di rosa, contenuta in Canti randagi e affidata alla voce di Peppe Barra, per descrivere fino in fondo il vivace e contagioso eclettismo di Salemme. Un eclettismo che, ormai da tempo, lo ha giustamente incoronato «maestro della commedia» (tanto sul palcoscenico quanto sul grande schermo). Artista particolarmente caro al pubblico del Teatro Nuovo, Salemme fa dunque ritorno a Udine rielaborando un copione rimasto nel cassetto per oltre dieci anni e confrontandosi, brillantemente, con il mondo dei rapporti generazionali. Il risultato? Bello di papà, un adorabile spettacolo popolato da «figli che non sono più figli e padri che hanno paura di essere padri» ma anche attraversato da vibrazioni sentimentali sui bisogni contemporanei di paternità, di familiarità, di affetto e di calore. Come al solito, naturalmente, lo stile-Salemme regna e vigila su tutto, mettendo a punto l’ennesimo congegno implacabile &l aquo;dove il ritmo della farsa si affaccia continuamente a disturbare il ritmo della commedia». Compatto e soddisfatto, ancora una volta, il giudizio della critica: «Sotto lo spumeggiare del vaudeville c’è la grande scuola teatrale napoletana, la lezione di Eduardo, l’impasto antico di allegria e disincanto, la sapienza della farsa d’autore».Racconta lo stesso Salemme, parlando del proprio mestiere di attore, regista e commediografo: «Quando scrivo un testo teatrale, per prima cosa lo aggiusto sugli attori: tante cose non funzionano, una volta uscite dalla carta. Il mio faro guida, però, è sempre stato il pubblico: non sono tra quelli che dicono «non mi faccio condizionare». Se uno spettacolo non funziona, io sto male. Sto proprio male. E allora intervengo con piccole correzioni: aggiusto via via la commedia secondo le indicazioni e le reazioni degli spettatori… E’ un po’ come quando si invita qualcuno a cena: si vorrebbe che mangiasse con gusto, tutto, perché hai fatto del tuo meglio cucinando per lui».

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