Schiavi èStoria 2016. Anteprima a Pordenone 29 aprile

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“Schiavi” èStoria 2016 – XII Festival internazionale della Storia che avrà luogo a Gorizia dal 19 al 22 maggio, si compone di numerosi appuntamenti, e tra le sorprese di quest’anno proporrà un’inedita anteprima regionale, che sarà ospitata a Pordenone nella cornice del Teatro Comunale Giuseppe Verdi il 29 aprile alle ore 20.45.
L’iniziativa nasce dalla partnership tra il Festival èStoria e il Teatro Giuseppe Verdi di Pordenone, che ha reso possibile la realizzazione di questo evento, testimoniando ancora una volta, oltre al suo ruolo di vetrina dei più prestigiosi eventi regionali, la sua vivacità multiculturale. èStoria mira a sollecitare sempre più un pubblico da incuriosire e avvicinare alla Storia, sottolineando quanto i temi affrontati dal Festival siano di forte impatto anche nel presente; a maggior ragione in una città così sensibile alle proposte culturali come Pordenone.
Questo importante appuntamento sarà incentrato sul testo che nella letteratura latina ha affrontato più da vicino il problema della schiavitù: si tratta delle Epistulae morales ad Lucilium di Lucio Anneo Seneca, e precisamente della lettera 47. Un’opera lontana da noi quasi duemila anni, ma, come gran parte degli scritti di Seneca, estremamente attuale nella sensibilità e nel vigore argomentativo.
Una lettera del grande filosofo di Roma antica come partenza di questa edizione: come guida erudita e appassionata in questo viaggio nel mondo classico, per èStoria sarà a Pordenone Massimo Fini, intellettuale eclettico e già apprezzato ospite del Festival in svariate edizioni, che converserà con Giovanni Tomasin, giornalista de Il Piccolo. La sua voce autorevole e affascinante condurrà il pubblico in un approfondimento che, nello stile di èStoria, intreccia il passato al presente, la letteratura alla storia, l’etica all’antropologia. Il commento di Massimo Fini sarà preceduto da una lettura drammaturgica del testo a cura di Enrico Cavallero. Una serata ricca di suggestioni e di spunti alla riflessione.
Non devi, caro Lucilio, cercare gli amici solo nel foro o nel Senato: se farai attenzione, li troverai anche in casa. Spesso un buon materiale rimane inservibile senza un abile artefice: prova a farne esperienza. Se uno al momento di comprare un cavallo non lo esamina, ma guarda la sella e le briglie, è stupido; così è ancora più stupido chi giudica un uomo dall’abbigliamento e dalla condizione sociale, che ci sta addosso come un vestito. “È uno schiavo.” Ma forse è libero nell’animo. “È uno schiavo.” E questo lo danneggerà? Mostrami chi non lo è: c’è chi è schiavo della lussuria, chi dell’avidità, chi dell’ambizione, tutti sono schiavi della speranza, tutti della paura.

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UN MURALES DI DIEGO RIVERA È IL LOGO SCELTO PER “SCHIAVI”
“LO SBARCO DEGLI SPAGNOLI A VERACRUZ” (con ritratto Cortez come un gobbo), 1951, (NATIONAL PALACE, CITTÀ DEL MESSICO)
Di particolare vigore l’immagine scelta per rappresentare questa edizione del Festival. Il murale di Diego Rivera sottolinea come la scoperta del Nuovo Mondo, oltre ad aprire grandi opportunità, abbia significato la morte di civiltà, lo sterminio e l’asservimento di popolazioni, lo sfruttamento di ecosistemi, dando un’ennesima riprova alla parole di Jean-Jacques Rousseau “l’uomo nasce libero e ovunque si trova in catene”.

“SCHIAVI” IL TEMA CENTRALE DELL’EDIZIONE 2016 SARÀ DECLINATO ATTRAVERSO I SEGUENTI ASPETTI:
la dimensione cronologica. Il tema della schiavitù sarà trattato attraverso le epoche principali della periodizzazione storiografica occidentale: età antica, età medioevale, età moderna ed età contemporanea;
la dimensione analitica: le questioni connesse alla schiavitù verranno affrontata in chiave comparativa nell’ambito della storia dell’Occidente, con particolare attenzione ai momenti di svolta sul piano sociale, politico, culturale e intellettuale;
il tema “Schiavi” analizzato nell’attualità, con particolare riferimento alle nuove forme di schiavitù, all’erosione di diritti e tutele e alla sopravvivenza di pratiche di sopraffazione e sfruttamento;

La schiavitù, pur essendo via via abolita dagli Stati a partire dall’ultimo trentennio del Settecento, non è sparita: nel 2014 si contano quasi 36 milioni di schiavi, uomini e donne di ogni età privati della libertà. Il traffico di esseri umani, il lavoro infantile, lo sfruttamento sessuale, il matrimonio precoce e forzato, la schiavitù per debito e il lavoro forzato continuano a infestare diverse aree del mondo, in un circolo vizioso che include razzismo, diritti civili negati, iniquità sociale ed economica. Infine, in termini più metaforici che strettamente storiografici, anche l’uomo del 2015 apparentemente libero non è privo di catene invisibili: quanto resta della nostra libertà, al netto di dipendenze, bisogni indotti, condizionamenti e limitazioni?
Fin dall’antichità, società e culture diverse per tanti aspetti hanno contemplato la possibilità che alcuni uomini fossero proprietà di altri, forza lavoro a disposizione di chi poteva imporre legalmente la propria volontà. Le guerre, la povertà, i debiti e la stessa nascita da genitori schiavi alimentarono per tutta l’antichità questo fenomeno, all’origine di infrastrutture vitali per i contemporanei, così come di monumenti giunti fino ai nostri tempi.
Non solo l’Egitto dei Faraoni: la Grecia dei filosofi e la Roma antica, anche nella sua fase repubblicana, sono comunità che si poggiano saldamente sullo schiavismo, sebbene dall’Antico Testamento alle pagine di Appiano inizi a comparire un fil rouge senza fine: la lotta degli schiavi per la propria libertà, una lotta di popoli interi nel caso ebraico o di individui e leader carismatici, si pensi a Spartaco.
Il cristianesimo, per il suo radicamento nell’impero romano, segnerà l’entrata in campo della religione e della morale, portando ad una prima messa in discussione della schiavitù classica, che si evolverà (e per certi aspetti si mimetizzerà) in condizioni più sfumate e meno percettibili. I secoli del medioevo conosceranno la schiavitù soprattutto come uno degli aspetti della contrapposizione tra islam e cristianità, e tra queste religioni e i popoli ancora pagani.
Tutt’altra rilevanza riassume lo schiavismo con le scoperte geografiche; mondi nuovi da sfruttare muovono i governi dei nascenti Stati nazionali affacciati sull’Atlantico a schiavizzare le popolazioni indigene americane e a fare dell’Africa sub-sahariana un mercato di acquisto per la manodopera destinata alle piantagioni di zucchero, tabacco, cotone, caffè e così via.
Popoli interi spariscono e altri sono trapiantati e rimescolati: una globalizzazione disordinata che lentamente vede intervenire nel dibattito sulla libertà non solo gli ecclesiastici ma anche gli intellettuali. L’abolizionismo poggia saldamente nell’illuminismo oltre che nella morale cristiana, e la rivoluzione americana, quella francese, nonché naturalmente la guerra di secessione sono eventi in cui il tema della libertà degli uomini gioca un ruolo determinante.

Il programma completo del Festival sarà disponibile alla fine di aprile 2016 sul sito.

Cos’è èStoria: FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA STORIA:
Tavole rotonde, lezioni, presentazioni, mostre, proiezioni, spettacoli, reading, testimonianze, escursioni guidate a tema storico, città del libro: questo e molto altro ogni anno, a maggio, a Gorizia durante èStoria – Festival internazionale della storia, che giunge nel 2016 alla sua dodicesima edizione.
Nato nel 2005, il Festival è cresciuto negli anni insieme alla sua missione: avvicinare ai grandi temi della storiografia un pubblico il più ampio e composito possibile. I risultati ottenuti negli anni, con oltre 60 mila spettatori nel 2014 durante le quattro giornate di “Trincee”, sono il frutto di una formula che affianca al rigore e alla levatura di storici, giornalisti e studiosi internazionali di varie discipline la capacità divulgativa, per affascinare e coinvolgere anche i non addetti ai lavori.
L’obiettivo che èStoria si prefigge in ogni edizione è quello di spaziare nel tempo, dall’evo antico a quello moderno, su temi di grande rilevanza con un approccio multidisciplinare. Il Festival si compone di un numero sempre crescente di appuntamenti per mettere a confronto le voci più autorevoli che animano la ricerca e il dibattito storico-culturale internazionale. Durante le giornate del Festival si alternano dibattiti, presentazioni di libri, spettacoli, reading, mostre, proiezioni e racconti di testimonianze.
Tra gli ospiti di questi anni Paul Kennedy, Dario Fo, Fréderic Attal, Roberto Saviano, John Hemingway, Luciano Canfora, Emilio Gentile, Marc Augé, Tatiana Yankelevich, Richard Overy, Ian Kershaw, Lucy Riall, Paco Ignacio Taibo II, Jung Chang, Franz Ludwig Schenk Graf von Stauffenberg, Jon Halliday, Claude Mossè, Hans van Wees, Richard Bosworth, Victor Gaiduk, Zygmunt Bauman, Alessandro Barbero, Erwin Schmidl, Robert Kagan, Octavio Alberola, Sergio Romano, Benny Morris, Giorgio Galli, Federico Rampini, Ernesto Galli della Loggia, Walter Veltroni, Tamin Ansary, Nicola Di Cosmo, Paul Freedman, Andrea Giardina, Edward Luttwak, Paolo Mieli, Farian Sabahi, Demetrio Volcic, Massimo Popolizio, Sergio Valzania, Hew Strachan, Corrado Augias, Paolo Crepet, Aldo Cazzullo, Massimo Fini, Giorgio Dell’Arti, Edoardo Boncinelli, Furio Colombo, Ely Karmon, Vito Mancuso, Alberto Melloni, Vittorio Sgarbi, Marcello Veneziani, Margherita Hack, Moni Ovadia e molti altri.
Il Festival si svolge alla fine di maggio nell’affascinante cornice dei Giardini Pubblici nel centro di Gorizia e in altri luoghi della città. Non sono mancati nelle varie edizioni eventi collaterali che del Festival sono diventati parte integrante, come il premio FriulAdria il Romanzo della Storia, gli èStoriabus e la mostra-mercato del libro storico Libringiardino.
Negli anni, èStoria ha realizzato più di 1.000 appuntamenti e raccolto un pubblico di oltre 300.000 partecipanti, migliaia dei quali hanno partecipato agli itinerari storico-turistici a bordo di èStoriabus.
Imperi, Rivoluzioni, Eroi, Patrie, Orienti, Guerre, Profeti, Banditi, Trincee e Giovani: sono i temi affrontati nelle passate edizioni.

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