Scuola 7 gennaio, da zona rossa a orari: dubbi su riapertura 

Riapertura della scuola il 7 gennaio tra tasso di positività che sale e dubbi che aumentano. Dal 7 gennaio in teoria, con la fine delle regole anti-Covid previste dal decreto Natale, l’Italia torna al sistema diversificato di colori (zona rossa, arancione e gialla) in base a contagi e dati. E su questi, governo e regioni decideranno misure e ordinanze ad hoc da applicare di volta in volta. Sul fronte dell’istruzione sembrava certo che, per quanto riguarda le superiori, in ogni istituto sarebbe stato garantito il rientro in presenza per il 50% degli studenti. Ma il tema ora torna prepotentemente al centro del tavolo.  

“Noi come regione siamo favorevoli alle riaperture delle scuole il 7 gennaio e saremo pronti per quella data. Gli studenti italiani stanno pagando un prezzo altissimo. Detto questo, condivido le preoccupazioni dei miei colleghi e sarebbe giusto che il governo ci riconvocasse per prendere una decisione definitiva. Se c’è timore visti i numeri, ci si ritrova, si discute e si decide. Noi avremo 500 mezzi di trasporto in più nelle strade rispetto a prima”. Lo ha detto il presidente della Conferenza Regioni e della regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini ospite al Tg3. 

Secondo scienziati, studiosi e addetti ai lavori è troppo alto il rischio collegato allo spostamento e all’aggregazione di centinaia di migliaia di ragazzi in una fase delicatissima della pandemia. Per l’Ordine dei medici un rientro in classe è possibile solo a una condizione: mettere tutta l’Italia in zona rossa. “Se facciamo la zona rossa – afferma il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli – possiamo mandare i ragazzi a scuola. Se davvero tutti stanno a casa, riducendo così la pressione sui trasporti, e se i ragazzi non possono aggregarsi fuori, i sistemi di tutela messi a punto all’interno delle scuole possono funzionare. Diversamente abbiamo visto che il sistema non ha funzionato, e che aprire le scuole comporta un aumento della diffusione del virus”. 

Un invito all’estrema prudenza arriva anche dal virologo del San Raffaele Roberto Burioni che mette in guardia anche su una maggiore contagiosità del virus perché tra i ragazzi circolerebbe maggiormente la così detta ‘variante inglese’ di Sars Cov 2. “Questa variante più contagiosa – mette in guardia Burioni – pare circolare con particolare intensità nei bambini (0-9 anni) e nei ragazzi (10-19 anni) rispetto alle altre fasce d’età. Un elemento che deve portarci a una sorveglianza particolarmente attenta nel capire tempestivamente se questa variante comincerà a circolare nelle scuole”. 

Si appoggia invece alla forza dei numeri il matematico del Cnr, Giovanni Sebastiani che si dice “molto preoccupato dall’evoluzione dell’epidemia rispetto ad una riapertura delle scuole il 7 gennaio con didattica in presenza. Diversi studi scientifici – sottolinea Sebastiani – mostrano che gli studenti delle superiori contribuiscono in modo significativo alla diffusione del virus”. Secondo il matematico “la ragione e la prudenza suggeriscono di ripartire con le scuole superiori nella seconda metà di gennaio, una volta verificati che gli effetti delle misure del periodo di vacanze natalizie-inizio anno-Befana”. 

Una bocciatura totale per il rientro in classe delle superiori previsto dopo la Befana arriva dal Lazio con l’assessore alla Sanità della Regione Alessio D’Amato e il presidente dell’Associazione presidi Mario Rusconi che chiedono al governo di ripensarci. “Con questi dati in crescita non si può riaprire – sottolinea D’Amato – faccio un appello al governo a riflettere bene sulla riapertura delle scuole superiori il 7 gennaio. Devono restare chiuse, in tutta Italia. Sarebbe estremamente imprudente in questa fase dell’epidemia riaprire le superiori fra una settimana. Il problema è dell’intero Paese – sottolinea D’Amato – Occorre grande prudenza, siamo nella fase più delicata della pandemia, ci sono tre mesi invernali di fronte e noi saremo impegnati in una complessa campagna vaccinale. Il problema non sono le lezioni in aula – prosegue – ma tutto ciò che sposta la scuola, tutto ciò che gira attorno alla scuola. Pensare di ripartire, alle superiori, quando registriamo più di 20mila casi al giorno non ha senso”. 

Una linea sposata totalmente anche da Rusconi che avverte: “Le scuole nel Lazio non riapriranno se le istituzioni che si interessano di trasporti, sanità e ordine pubblico, non garantiranno quanto di loro competenza. mato afferma che le superiori non possono tornare in presenza il 7 gennaio perché sa che il Lazio non è in grado di garantire le condizioni di sicurezza necessarie per la riapertura”. 

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