"SEMAFORI" IN ETICHETTA: TUTTI I PERCHE' DI UN SECCO NO

Negli ultimi mesi, il tema dei “semafori” in etichetta è tornato alla ribalta delle cronache nazionali, registrando la posizione nettamente contraria non solo di Coldiretti, ma anche del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e di importanti associazioni di produttori e consumatori.
La levata di proteste, a tutela della produzione agroalimentare italiana, è ripresa con forza in risposta ad una sequenza di importanti eventi: il recente via libera della Commissione Europea alla Gran Bretagna per l’uso del sistema “a semaforo”;  la decisione della Francia di adottare sul proprio territorio un metodo “cromatico” alla stregua di quello inglese; l’insolita appoggio di alcuni colossi internazionali (tra cui Coca Cola, Pepsi Co, Nestlè ) all’introduzione dell’etichetta “semaforo” sui tutto il territorio europeo.
Il primo sistema di etichette “a semaforo” è stato sviluppato e testato in Inghilterra in più catene di grande distribuzione, sui pasti pronti da loro prodotti: l’adozione, su base volontaria, era supportata dal ministero della Salute, spinto dalla necessità di far fronte all’incremento di casi di obesità e patologie correlate.  
Nel 2013 il ministero britannico decide di fare proprio questo metodo e di promuoverlo verso tutti i produttori, pur mantenendo (nel rispetto della normativa vigente) la caratteristica volontarietà e di dato  aggiuntiva: di fatto il 98% della grande distribuzione accetta e inizia ad applicarlo.
Il sistema britannico “a semaforo” prevede la categorizzazione degli alimenti in base al tenore di grassi e grassi saturi, zuccheri e sale su 100 g di prodotto: il colore rosso viene applicato quando si hanno concentrazioni elevate degli elementi citati, l’arancione per valori intermedi, il verde per quelli considerati bassi o limitati (vedasi tabella 1 – “Food Shopping Card).  
Si tratta, quindi, di un metodo particolarmente semplice da applicare da parte delle imprese alimentari, così semplice da offrire anche a noi consumatori di provare a fare qualche calcolo. Confrontiamo, ad esempio, il latte intero con la più famosa bevanda gasata nella sua variante “classica” e la variante light, come dovessimo scegliere una buona merenda per un bambino (tabella 2 – sono applicati i colori del metodo). Se ci fermassimo ai soli “colori”, saremmo sicuramente portati a scegliere una bibita gassata light, con tanto di aromi artificiali e dolcificanti sintetici, al posto di un alimento come il latte, che apporta proteine nobili e vitamine.
La situazione peggiora notevolmente se confrontiamo il formaggio Montasio con le classiche patatine fritte in sacchetto. In questo caso saremmo portati a pensare che i due prodotti siano nutrizionalmente identici, pessimi allo stesso modo, avendo entrambi il “bollino rosso” per grassi e arancione per il sale. È evidente però che, pur essendo un sistema rapido e intuitivo, l’aggettivo più adatto non è “semplice”, ma “semplicistico” e fuorviante.
Il sistema francese, noto con il nome NUTRI-SCORE, è stato prescelto tra diversi sistemi testati per diversi mesi, per scelta dell’Autorità competente. Si applica, sempre su base volontaria, solo sugli alimenti trasformati, dato che nasce soprattutto per informare il consumatore sui pasti pronti, snack e simili. È un metodo decisamente più complesso di quello inglese, basato su un algoritmo di non facile applicazione, che considera sia i componenti giudicati “cattivi” (valore energetico, grassi saturi, zuccheri, sodio), che quelli “positivi” (fibra, proteine, contenuto in frutta e verdura e frutta a guscio). Si ottiene una classificazione degli alimenti in una scala cromatica associata a delle lettere (5 colori, dal verde scuro (migliore-classe A) al rosso intenso (peggiore-classe E) (Tabella 2).
Poiché il metodo è complesso, e si necessita di informazioni dettagliate sulla composizione in percentuali di ingredienti non sempre reperibili in rete (ma di certo in etichetta), non siamo in grado di offrire confronti. Riportiamo però che alcuni studi di professionisti o giornalisti di settore hanno proposto alcuni calcoli che bollano con il colore arancione praticamente tutti i formaggi italiani più consumati.
La Francia ha presentato il decreto alla Commissione il 24 aprile scorso. Da questa data scattano i 90 giorni di silenzio assenso, dopo il quale il decreto potrà divenire definitivo. Ecco perché i tempi per far sentire le proprie ragioni sono davvero stretti.
La terza novità, come anticipato, è che alcune grandi multinazionali hanno esplicitato la loro disponibilità all’applicazione in tutta Europa di una etichettatura “a semaforo”, chiaramente di tipo inglese. Dove sta il trucco, visto che da sempre gli inglesi sono i principali imputati per l’introduzione di cibo spazzatura? I tecnici del settore, anche quelli più favorevoli, protendono per due ipotesi, entrambe temibili. Da una parte la facilità delle grandi imprese di manipolare le ricette, sostituendo alcuni ingredienti con altri più sfuggevoli, basti pensare alla sostituzione dello zucchero con dolcificanti sintetici. Dall’altra, come sostenuto anche dalle associazioni di consumatori, la possibilità di valutare non i contenuti per 100 grammi, ma per porzione proposta. Evidente che ciò consentirebbe di ottenere il bollino verde. Salvo poi spiegare al ragazzino che la dose consigliata di bibita gassata, venduta in lattina da 33 cl, non è l’intera lattina ma solo 100 cl…
Ci permettiamo alcune considerazioni: questi sistemi a colori sono ammessi dalla normativa europea solo come informazioni aggiuntive, ma mai sostitutive della dichiarazione disponibile in etichetta. Pertanto, anche nella malaugurata ipotesi di una adozione volontaria in tutta Europa, non ci toglierà il diritto di una informazione dettagliata e completa.
In secondo luogo preme ricordare che l’etichetta degli alimenti, per quanto giudicata complessa, ci consente di conoscere tutti gli aspetti del bene, primi tra tutti gli ingredienti veri (leggasi materie prime), e le sostanze aggiunte, come additivi, coadiuvanti e coloranti.
Sarebbe per lo meno omissivo affidare a un semplificazione cromatica la giusta conoscenza e coscienza per una scelta consapevole.

Sistema inglese (tabella 1)

Sistema francese (tabella 2)

Tabella Latte/bibita gassata
 
Zuccheri
 
Grassi totali
 
Grassi saturi
 
sale
 

Latte fresco intero pastorizzato
 
4,8
 
3,6
 
2,4
 
0,05
 

Bevanda gassata “classica”
 
10,6
 
0
 
0
 
0
 

Bevanda gassata variante “light”
 
0,03
 
0
 
0
 
0
 

 

Tabella Montasio/Patatine
 
Zuccheri
 
Grassi totali
 
Grassi saturi
 
sale
 

Formaggio Montasio
 
0,5
 
30
 
20
 
1
 

Patatine fritte
 
0,9
 
27
 
10,6
 
1,3
 

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