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Sgombero del porto e protesta a Trieste. I fatti di lunedì

L’intervento odierno, attuato a seguito delle determinazioni prese in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica e riguardante lo sgombero di un’area demaniale del Porto di Trieste, ha avuto la durata di circa due ore e mezza, durante le quali gli operatori di Polizia e la locale DIGOS hanno messo in campo ogni possibile forma di mediazione con i manifestanti, dovendo alla fine procedere all’utilizzo di idranti e lacrimogeni per disperderli, secondo un uso graduale dei mezzi di dissuasione.

In particolare, si specifica che nonostante l’invito fatto più volte dal dirigente dei servizi di ordine pubblico a liberare l’area, i manifestanti per tutta risposta si sono seduti a terra, bloccando l’avanzamento di uomini e mezzi. Hanno rifiutato anche la proposta fatta dalla Questura di trasferirsi in un’altra piazza cittadina per aver modo di continuare in quella sede la loro protesta.

I predetti reparti inquadrati hanno iniziato, quindi, lentamente ad avanzare con l’utilizzo degli idranti per vincere la resistenza dei gruppi più ostinati, sdraiati a terra.

A causa della forte opposizione posta in essere, diventata pressione fisica contro gli operatori di polizia, e per evitare che le tensioni e le provocazioni potessero degenerare in aperti scontri con le Forze dell’ordine, sono stati lanciati diversi lacrimogeni accompagnati da leggere spinte con gli scudi. 

A seguito di queste azioni sono risultati lievemente contusi tre manifestanti in codice verde.

Nel pomeriggio un gruppo di circa 200 facinorosi, facenti parte dei manifestanti presenti al varco 4 nella mattinata odierna, nella zona dei Campi Elisi, ha aggredito le forze di polizia con lanci di oggetti e bottiglie, danneggiando anche diversi cassonetti. Per tale motivo sono stati utilizzati ulteriori lacrimogeni per disperderli.

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