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SI SCIOGLIE IL PRESIDIO DI LODI LA GUERRA ENTRA NELLE CITTÀ

Si scioglie oggi il presidio di Lodi, ma potrebbe essere riattivato se l’incontro al ministero di giovedì non dovesse risolvere il problema. Nel frattempo la guerra del latte si sposta nelle città. Già oggi  si sono svolte a Roma e a Milano ed in altre città di Italia le prime manifestazioni. Con domani si estenderanno anche in altre città. In Fvg Coldiretti organizzerà un presidio con tre gazebi e bandiere in piazzetta Lionello a Udine. “Vogliamo far conoscere ai cittadini – spiega il direttore di Coldiretti Fvg Danilo Merz, raggiunto a Lodi – i motivi della mobilitazione che sta impegnando decine di migliaia di allevatori, che sottraggono tempo alla famiglia e al lavoro,  per impedire la chiusura delle stalle e gli effetti irreversibili sull’occupazione, sull’economia, sull’ambiente e sulla qualità dei prodotti”. Intanto stanno rientrando i due pullman partiti martedì sera alle 23, uno da Pordenone e l’altro da Udine, per raggiungere il presidio di Lodi stamani alle 3,30, per dare il cambio ai colleghi della Coldiretti di altre regioni davanti al centro di distribuzione della multinazionale del latte francese Lactalis a Ospedaletto Lodigiano.

         “Domani anche a Udine spiegheremo – dice il presidente di Coldiretti di Udine Gino Vendrame – che tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri mentre la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero, ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta”.

“Dalle frontiere italiane – dice ancora Merz – passano ogni giorno 3,5 milioni di litri di latte sterile, ma anche concentrati, cagliate, semilavorati e polveri per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare magicamente mozzarelle, formaggi o latte italiani, all’insaputa dei consumatori. Nell’ultimo anno – aggiunge – hanno addirittura superato il milione di quintali le cosiddette cagliate importate dall’estero, che ora rappresentano circa 10 milioni di quintali equivalenti di latte, pari al 10% dell’intera produzione italiana. Si tratta di prelavorati industriali che vengono soprattutto dall’Est Europa che consentono di produrre mozzarelle e formaggi di bassa qualità. Un chilogrammo di cagliata usata per fare formaggio sostituisce circa dieci chili di latte e la presenza non viene indicata in etichetta. Oltre ad ingannare i consumatori ciò fa concorrenza sleale nei confronti dei produttori che utilizzano esclusivamente latte fresco”.

L’assenza dell’indicazione chiara dell’origine del latte a lunga conservazione, ma anche di quello impiegato in yogurt, latticini e formaggi, non consente – sostiene Coldiretti – di conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionali e con esse il lavoro e l’economia del vero made in Italy.

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