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Super league: quanto pesano i debiti delle squadre di calcio italiane ed europee?

Nelle scorse settimane abbiamo assistito alla querelle della Super League, nata e morta nell’arco di 48 ore tra l’indignazione generale. Un tentativo fallimentare da parte dei più grandi club di calcio europei di emanciparsi dal resto delle squadre del continente, per creare un campionate elitario e (per loro) assai più remunerativo dell’attuale Champions League.

Qual è stato il vero bisogno che ha spinto i 12 club firmatari, alias le squadre più ricche del mondo, ad uscire allo scoperto, esponendosi in modo così aggressivo agli occhi di media e tifosi? Cerchiamo di capirlo in questo articolo.

Il disastro finanziario dei più grandi club di calcio d’Europa

Le squadre che avevano aderito al mai nato progetto della Super League sono le più “ricche” e potenti d’Europa (e del mondo), vale a dire: Juventus, Milan e Inter per l’Italia; Barcellona, Real Madrid e Atletico Madrid per la Spagna; Chelsea, Tottenham, Arsenal, Liverpool, Manchester United e Manchester City per l’Inghilterra.

Ad esse bisognerebbe aggiungere Bayern Monaco e Paris Saint Germain, che non hanno preso parte al progetto, per completare il quadro delle più ricche compagini calcistiche.

Ebbene, le squadre appena menzionate, oltre ad essere quelle sulla carta più facoltose, sono anche le più indebitate e tutte insieme sono arrivate ad accumulare ben 7,7 miliardi di debiti.

Se andiamo ad analizzare i debiti nello specifico, a stare peggio di tutte sono due delle squadre inglesi, che insieme accumulano più di un terzo del debito complessivo europeo.

Stiamo parlando del Chelsea del magnate russo Abramovich, con i suoi 1.510 milioni di euro di debiti e del Tottenham con 1.280 milioni di euro. A seguire ci sono Manchester United, con 528,6 milioni, Liverpool con 272 milioni, Manchester City con 200 milioni e Arsenal con 125,4 milioni. Barcellona, Real Madrid e Atletico Madrid non se la passano meglio ed hanno accumulato, rispettivamente, debiti per 1.173 milioni, 901 milioni e 494,2 milioni di euro.

La situazione dei club italiani

E le tre squadre italiane? Anche loro si trovano nella stessa identica situazione, indebitate fino al collo. Guida l’Inter con 630,1 milioni, seguito dalla Juventus con 458 milioni e dal Milan con 151,8 milioni di debiti.

Alla luce di ciò, i soldi facili promessi dalla banca d’affari americana JP Morgan – 6 miliardi di dollari – hanno fatto gola anche ai club di casa nostra, che per di più in Europa ormai non vincono da molti anni. 

Basti pensare che durante l’ultima edizione della Champions League le squadre italiane hanno incassato “appena” 86,8 milioni di euro la Juventus, 65,8 milioni il Napoli, 57,6 milioni l’Atalanta e 465 milioni l’Inter, cifre assolutamente insufficienti a riequilibrare i bilanci in profondo rosso di queste squadre.

Naturalmente, ad aggravare una situazione già ampiamente compromessa, ci si è messa anche la pandemia, che ha ulteriormente ridotto gli introiti delle nostre squadre.

Lo ha detto chiaramente Florentino Perez, principale artefice della Super League, seguito da Umberto Agnelli: i top club d’Europa hanno bisogno di più soldi. Tuttavia la UEFA, a quando pare, non vorrebbe o non sarebbe in grado di garantire tali somme con l’attuale formulazione della Champions League.

È un po’ come se queste squadre avessero dovuto scegliere in quale casinò tentare la fortuna e avessero deciso di fondare un portale come SelezionaCasino per farlo al meglio.

Quale futuro ci aspetta?

Come tutti sanno, il progetto della Super League è naufragato ancor prima di nascere, per diversi motivi, tra cui una gestione sbagliata della comunicazione e una formula troppo elitaria che contraddiceva il fondamento stesso di qualunque sport, ossia la competizione sulla base del merito.

È probabile che la UEFA prenda provvedimenti, sanzionando in qualche modo le squadre, tuttavia è possibile che questo scossone al sistema si traduca in un cambiamento più morbido e un controllo finanziario più severo, per ridurre i costi e i debiti fuori controllo.

Anche perché, secondo molti analisti, la Super League non avrebbe affatto risolto il problema dei debiti delle squadre, avrebbe soltanto dato una boccata d’ossigeno temporanea. C’è bisogno di una riforma più strutturale che riduca i costi di gestione, primi fra tutti, gli ingaggi di giocatori, funzionari e consulenti delle squadre e che riporti al centro il gioco del calcio, inteso come sport, e non solo come business per creare profitti… e debiti.

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