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Taglio Province: Udine, Fontanini “pericoloso ritorno al centralismo triestino”

«Sulle Province la nostra Regione a statuto speciale rischia di fare peggio di quanto non abbia fatto il Governo Monti in quelle a Statuto ordinario». È il timore del presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini che, all’indomani dell’approvazione del decreto di riforma degli enti di area vasta da parte del Consiglio dei Ministri, teme che il governo regionale sia in procinto di perdere una grande occasione. «Quanto sta succedendo nella nostra Regione – prosegue Fontanini – è molto triste: in prima battuta si voleva fare di più, meglio e in modo più veloce di quanto non si apprestasse a fare il Governo tecnico in un’ottica di riordino degli enti locali. Sono stati fatti grandi annunci e proclami sul fatto che il governo del Friuli Venezia Giulia sarebbe stato esempio per le altre Regioni e avrebbe saputo elaborare una riforma delle autonomie locali vera capace di abbassare i costi della macchina amministrativa da un lato e di dare voce al territorio dall’altro. Invece siamo arrivati al paradosso: inesorabilmente stiamo per tornare al centralismo triestino buttando alle ortiche decenni di battaglie fatte a ogni livello per dare voce al territorio ovvero al popolo friulano. Ora – ribadisce Fontanini – chi si batte per sovvertire questo ridicolo disegno e conosce bene le dinamiche di questo piccolo lembo del nordest, viene visto come un sovvertitore di un processo necessario per la nostra regione. Personalmente, ritengo che sia necessario far fare al Friuli il salto di qualità dimostrando a Roma che qua la specialità ha senso e perché. E come gli enti di area vasta o meglio, una loro rimodulazione, sia la giusta forma di democrazia. Il disegno, che sin dalle prime battute ho sostenuto, è quello di due enti: uno che rappresenti il Friuli e uno la città metropolitana di Trieste. Un piano diverso da questo ci porterà indietro nel tempo quando il potere era tutto nelle mani di Trieste. Non è questione di essere campanilisti e di cavalcare antichi livori, è solamente logica: il Friuli ha una testa e una voce che devono rimanere. E queste devono essere in mano alla gente che, con il proprio voto, possa essere certa di vedere rappresentate le proprie istanze. Trasformare le Province in enti di secondo grado porterà questi enti a essere una sorta di carrozzone a rischio clientelismo che avrà ben poco di quello che i friulani si meritano».

Sono molti gli autonomisti che nelle ultime settimane si sono espressi su questo tema. Per Fontanini, molto interessante l’intervento che il professor Gianfranco D’Aronco ha fatto di recente sulla stampa e dove ha ribadito come “per la sua lunga storia Trieste si è segnalata da qualche tempo per la tendenza a “razionalizzare”, che vuol dire accentrare quanto più possibile: Aziende par l’edilizia residenziale, Enti per il diritto allo studio, Consorzi di bonifica, Agenzie del lavoro, Aziende speciali, Camere di commercio. Avanti di questo passo, di una notizia come quella recente della assegnazione di un milione di euro per salvare il teatro Verdi dalla liquidazione coatta non giungerebbe in Friuli forse neanche l’eco. Ben gli sta ai friulani sottani. E’ vero che, a ogni stormir di fronde ovvero a ogni odor di elezioni, compaiono vecchi e nuovi gruppi o gruppuscoli di autonomisti. Con tutto il cuore, speriamo bene”.

«L’auspicio – ha chiosato Fontanini – viste anche le ricorrenze di questi giorni, che questi interventi non suonino come un requiem per gli enti provinciali».

 

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