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Udine – Alcuni tra i massimi attori di Strehler, e del Piccolo Teatro, stanno per approdare sul palco del “Giovanni da Udine”: veri giganti come Gian Carlo Dettori, Andrea Jonasson, Giulia Lazzarini, Rosalina Neri e Franca Nuti. Un cast d’eccezione, dunque, per Donna Rosita nubile, il capolavoro di García Lorca atteso da mercoledì 26 a sabato 29 gennaio alle 20.45 (con una replica pomeridiana domenica 30 alle 16.00) per la regia di Lluís Pasqual.
Come già Adriana Asti, lo scorso ottobre, i cinque protagonisti verranno ufficialmente ricevuti a Palazzo D’Aronco dal Sindaco Furio Honsell e saranno accompagnati dal Sovrintendente e dal Presidente del Teatro Nuovo (l’incontro è fissato venerdì 28 gennaio alle 11.30). Ma osserviamo, più da vicino, questo magnifico spettacolo…
La vita di una donna, trent’anni della sua vita, si consumano davanti al nostro sguardo. Allo stesso modo, nell’arco di un solo giorno, si consuma l’altra protagonista della narrazione: una rosa mutabilis. Federico García Lorca scrive un poema leggero: lascia che il tempo, come nei flussi narrativi cechoviani, rompa le regole, comprimendosi e dilatandosi. Raccontando agli spettatori sia il corto circuito tra memoria e quotidianità sia, con profondo lirismo, una grande, grande storia d’amore.
Promessa a un giovane che, dopo il fidanzamento, lascia la Spagna, Rosita lo attende per vent’anni, fiduciosa che lui tornerà, come le promette in periodiche lettere. Ma gli anni passano, le amiche di Rosita si sposano e hanno bambini, il fidanzato non torna e la giovane appassisce, come la rosa mutabilis che suo zio ama coltivare. L’ovvio verrà alla luce: il fidanzato di Rosita si è sposato in Argentina e non ha avuto cuore di rivelarglielo. Ma forse lei lo sapeva. Un sentimento profondo che si rivela, dunque, un crudele inganno. Un testo delicatissimo e commovente, legato ai temi classici del teatro di Lorca: la nostalgia e la riflessione sulle occasioni mancate.
Scrive Lluís Pasqual, nelle sue note di regia: «Il teatro di García Lorca, come il cinema di Almodóvar, vive di battute pronunciate da donne. Io do ragione ad entrambi, perché sono convinto della superiorità femminile, per intelligenza e per modo di sentire». E ancora: «Lorca viveva in un mondo di donne e ne percepiva la forza. Perciò i ruoli femminili gli riescono così bene, mentre agli uomini attribuisce parti più limitate. Quel che continua a ripetersi, nelle storie di Lorca, come nelle vite di tutti noi, sono le vicende di amore e non amore. Continua ad aprirsi la ferita dell’assenza di amore, della fedeltà al ricordo: si dice, in Donna Rosita, e forse è una delle battute più incisive, ‘Niente è più vivo di un ricordo, i ricordi ci rendono la vita impossibile’. Questo il poeta dà in pasto al pubblico perché ciascuno lo viva sulla propria carne».
Ricordiamo che giovedì 27 gennaio, dalle 9.00 alle 12.00, lo spettacolo e la figura del grande poeta andaluso saranno approfonditi nel corso dell’appuntamento con OraDiTeatro, il progetto di Annamaria Cecconi dedicato agli studenti (ma anche ai curiosi).

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