TERREMOTO: MOSTRA DE 'IL GAZZETTINO' FA RIVIVERE MOMENTI DIFFICILI

Udine 11 mag – Con la rassegna “I giorni dell’Orcolat”, una
mostra sul terremoto del 1976 allestita con pagine e foto
esclusive dall’archivio del Gazzettino, inaugurata a palazzo
Morpurgo a Udine e aperta fino al 5 giugno, il quotidiano ha
voluto rendere omaggio al quarantennale del sisma che devastò il
Friuli.

Presenti gli assessori regionali alla Cultura, Gianni Torrenti, e
alla Protezione civile, Paolo Panontin, il direttore del
quotidiano, Roberto Papetti, e Piero Angelillo che all’epoca del
terremoto era responsabile della redazione di Udine de Il
Gazzettino, l’inaugurazione è stata un’ulteriore occasione per
rilevare la forza e la volontà di rinascere e lo spirito di
iniziativa che contraddistinsero le popolazioni colpite.

Qualità, che hanno accompagnato l’intero Friuli Venezia Giulia in
un processo di crescita, con l’affermazione di un modello di
ricostruzione emblematico. Un modello, che oggi privilegia la
prevenzione anche sulla scorta di quella drammatica esperienza
che fu positiva e vincente anche grazie all’apporto del
volontariato.

Un volontariato organizzato, che nel corso degli anni ha dato
prova di capacità organizzativa, per concorrere a creare un
sistema efficace di protezione civile, fondato su un mosaico di
competenze che garantiscono sicurezza al territorio e la
prevenzione, e frutto della cultura che si è consolidata a
partire dalla notte del 6 maggio del 1976.

Notte, nella quale i mezzi di comunicazione e quelli di
informazione hanno avuto un ruolo essenziale.

I quotidiani locali, come il Gazzettino, non hanno voluto
cavalcare la tragedia, ma hanno saputo accompagnare la volontà
della gente, della comunità, divulgando la volontà diffusa di
risollevarsi che era stata manifestata dalle genti colpite sin da
dopo le prime scosse.

È stato altresì ricordato che i radioamatori, e anche le prime
radio private ebbero un ruolo sostanziale, assieme agli organi di
informazione, nell’emergenza e nelle fasi successive per aiutare
la popolazione a superare il disagio e lo smarrimento dei primi
momenti. E a convivere con le continue scosse telluriche.

Momenti, quelli dell’immediatezza dopo il sisma, nel quali, com’è
stato ricordato, non era possibile comunicare.

La stessa redazione de Il Gazzettino di Udine, per trasmettere le
notizie alla redazione centrale di Venezia, che allora si trovava
accanto al ponte di Rialto, fu costretta a fruire di un
improvvisato ponte telefonico con Lignano Sabbiadoro.

Il Gazzettino uscì con edizioni straordinarie il giorno dopo, il
7 maggio del 1976, nonostante le difficoltà del momento, e il
terremoto (l’Orcolat) si facesse sentire anche nelle redazioni di
Udine e Pordenone.

E uscì anche l’8 maggio, nonostante che per il giorno prima (7
maggio 1976) fosse stato indetto in precedenza uno sciopero per
il trasferimento della sede del giornale, dal Canal grande, a
quella attuale di Mestre.

Tra le prime pagine ritenute più significative ed emblematiche,
esposte nella mostra allestita a Udine, visitabile dal lunedì al
venerdì dalle 17 alle 20, e il sabato e la domenica dalle 10.30
alle 13 e dalle 15.30 alle 19, proprio quella del’8 maggio:
riporta a piena pagina l’immagine dall’alto di una delle località
più devastate, con il titolo ‘Fu Osoppo’.

In una delle sale della mostra, che è stata allestita tra l’altro
a pochi passi dalla sede, di oggi e di allora, della redazione di
Udine de Il Gazzettino, è possibile seguire un video sulle fasi
successive alle prime scosse, realizzato con immagini
dell’archivio del quotidiano.
ARC/CM/EP

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