TERREMOTO: PRESTO AL MUSEO DI VENZONE L'ARCHIVIO DI ZAMBERLETTI

Udine, 11 mag – Mantenere viva nella memoria, non solo dei
friulani, ciò che è stato il terremoto affinchè non venga gettato
alle spalle il ricordo di un evento che ha cambiato il volto di
questa regione.

È stato questo lo spirito con il quale nel 2004 a Venzone è stata
posata la prima pietra di Tiere Motus, un’esposizione permanente
che, attraverso testi e immagini, aiuta a ripercorrere e a
comprendere meglio la storia del sisma del 1976 e della
successiva opera di ricostruzione. A ricordarlo è stato Francesco
Barazzutti, già primo cittadino di Cavazzo e membro
dell’associazione “Comuni terremotati e sindaci della
ricostruzione”, nell’ambito del convegno organizzato dalla
Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia e
dall’Azienda Speciale Villa Manin in occasione del 40°
anniversario del terremoto in Friuli. La giornata di lavori era
dedicata al tema del restauro dei beni culturali danneggiati dal
sisma.

Inaugurato nel 2009, il museo si arricchisce – di giorno in
giorno – delle testimonianze private e ufficiali, di dati
statistici e di leggi, di ricordi e di materiali multimediali,
dai telegiornali di quei tragici giorni alle prime trasmissioni
dei radioamatori. L’esposizione ha come vocazione quella di
conservare e valorizzare la memoria storica, quale presidio
culturale, scientifico, educativo e permanente sul territorio e
si propone come strumento efficace per far conoscere l’esperienza
fin qui maturata.

Come ricordato nel corso del convegno, tra le novità che andranno
ad arricchire il museo ci sarà parte della documentazione
conservata dall’allora commissario straordinario Giuseppe
Zamberletti, il quale ha assicurato ai curatori dell’esposizione
la consegna del prezioso materiale. A ciò si aggiungeranno poi i
fascicoli accumulati nel tempo dalla segreteria generale
straordinaria, che aveva il compito di seguire – passo dopo passo
– le varie fasi della ricostruzione.

A ripercorrere le tappe che hanno portato prima alla costituzione
dell’associazione e poi a quella del museo è stato lo stesso
Barazzutti. L’ex sindaco ha voluto ricordare il “precetto”
ricevuto dall’allora presidente della Regione. Antonio Comelli
aveva chiesto ai primi cittadini, attraverso la delega a loro
attribuita, di velocizzare la ricostruzione per portare i
terremotati fuori dalle baracche e farli rientrare nelle loro
abitazioni. Nacque così l’associazione dei sindaci della
ricostruzione che molti anni più tardi, nel 2004, chiese alla
Regione un contributo per la costituzione del museo.
L’esposizione venne quindi inaugurata nel 2009 e, da allora,
continua ad arricchirsi di documenti e materiali legati alla
rinascita del Friuli.

È stato invece l’architetto Floriana Marino ad illustrare le
dodici sezioni di cui si compone l’esposizione. Si parte dalla
stanza “La memoria, i documenti”, un viaggio multimediale tra i
materiali in possesso. Una proiezione mostra invece, sul plastico
orografico della regione, il ripetersi delle scosse durante il
1976, e la forza delle onde sismiche. Attorno, due ipertesti
presentano i dati del sisma nei diversi comuni e una scelta di
immagini della distruzione e della successiva ricostruzione. Tre
altre postazioni informatiche permettono di esplorare i documenti
contenuti nell’archivio del museo, per approfondire quanto
presentato dall’esposizione o per conoscere altri aspetti, anche
più specialistici, del terremoto, delle sue conseguenze, e di
quanto ora si può fare per contenere i danni e intervenire con
tempestività. È stata poi ricordata la valenza didattica
dell’esposizione che vedrà a breve la realizzazione di laboratori
dedicati alle scolaresche sempre numerose in visita alla mostra.
ARC/AL/EP

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