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TIRzan e lo sciopero TIRzan e lo sciopero

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Dalle nostre parti, a quanto sembra, le cose non vanno poi così male nel comparto dell’autotrasporto giacché praticamente nessuno ha aderito allo sciopero indetto da alcune sigle di categoria e che si è consumato nelle due settimane precedenti, prima nella sola Sicilia, poi nel resto d’Italia.

Al di là della bontà o meno delle richieste urlate alla politica dagli scioperanti, al di là di quello che essi hanno ottenuto oppure no, al di là della buona riuscita o meno della protesta indetta e se è corretto o meno fare sciopero, desidero focalizzare l’attenzione sui contorni poco nobili che ogni volta fanno da corollario a tali prese di posizione.
La maggioranza dei partecipanti allo sciopero, come la maggioranza delle persone che ogni giorno e ogni notte si mettono alla guida di un mezzo pesante, sono lavoratori seri che si impegnano al massimo per svolgere al meglio un lavoro difficile e assai impegnativo, fatto di grandi rischi e misere soddisfazioni.
Come ovunque, tra i tanti però ci stanno anche gli stupidi e i violenti. Frange di plebaglia sciocca che incredibilmente hanno il potere di influenzare e intaccare anche chi vorrebbe fare le cose con buonsenso e coscienza, senza scivolare in azioni becere.
In questi giorni, a macchia di leopardo, da nord(ovest) a sud, si sono consumati atti vandalici e intimidatori nei confronti di chi non voleva aderire al fermo e si era messo in viaggio comunque. Siano stati essi padroncini (proprietari monoveicolari o di piccole/medio imprese) o operai autisti.
Lo sciopero è un diritto e una forma di dissenso accettata e regolamentata dalla legge, ma il blocco delle funzioni pubbliche e del bene comune, no. L’imposizione forzata ancor meno. Ebbene, si devono purtroppo registrare un sacco di pneumatici tagliati o forati con trapani, cristalli e fanali rotti, automezzi dati alle fiamme, autisti inseguiti e minacciati con pistole puntate. Non
ultimo, alcuni feriti e un morto. E anche una dozzina, per fortuna, di arresti. Questo non è scioperare, questo non è rispettare le idee e le volontà altrui per quanto distanti e diverse dalle proprie. Questo non è civiltà e vivere in armonia cercando di remare tutti verso un miglioramento comune sociale, economico, morale. Questo non è essere un vero camionista, e prima ancora questo non è essere uomo. Questo è solo ignorante violenza che nulla ha da spartire con la parte sana e laboriosa del mondo gommato.

Buona strada

Fabrizio Piras

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