Trieste: 35 milioni di evasione, tre arresti

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In data odierna, le Fiamme Gialle del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Trieste hanno dato esecuzione a tre misure di custodia cautelare emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Trieste nei confronti di altrettanti soggetti di origine campana per reati di autoriciclaggio, fatture per operazioni inesistenti e dichiarazione fraudolenta.
Nel medesimo contesto, il G.I.P. ha emesso anche un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca cd. “per equivalente”, di somme esistenti o che saranno accreditate sui rapporti finanziari, di beni mobili, beni mobili registrati e di beni immobili nella titolarità dei 3 destinatari delle ordinanze, di altri 2 indagati a piede libero nonché di 4 società coinvolte nelle indagini, fino alla concorrenza di € 34.809.877,00.
Attività sono in corso in Trieste ed in diverse località della Campania, con l’impiego di oltre
100 militari del Corpo.
I destinatari delle ordinanze sono:
? FORMICOLA Pasquale, quale amministratore di fatto della PETROLIFERA ITALIANA
S.r.l. e della LIFE S.r.l.;
? SMIMMO Renato, quale amministratore di fatto della PETROLIFERA ITALIANA S.r.l. e
della LIFE S.r.l.;
? DELLA ROCCA Giuseppe, quale amministratore di fatto della PETROLIFERA
ITALIANA S.r.l. nonché legale rappresentante della LIFE S.r.l..
L’indagine, coordinata dalla locale Procura, prende le prime mosse da accertamenti di
polizia giudiziaria d’iniziativa in ordine alla cessione della DEPOSITI COSTIERI TRIESTE
S.p.a., uno dei principali depositi fiscali operante nello stoccaggio di prodotti petroliferi
esistenti nel territorio nazionale.
I prodromi di questa operazione risalgono a giugno/luglio 2016 quando veniva contestato
l’omesso pagamento di accise sulle estrazioni di carburante effettuate da una società
maltese e dalla omologa italiana (con sede a Roma) per importi di oltre 20 milioni di euro,
nonché da altre società.
Comunicato stampa Trieste, 17.05.2018
A seguito della rilevante esposizione debitoria con l’Erario, le quote societarie della
DEPOSITI COSTIERI TRIESTE S.p.a., di proprietà della GIULIANA BUNKERAGGI S.p.a.,
venivano cedute, a metà del 2017, alla LIFE S.r.l. per un corrispettivo di 4,5 milioni di euro,
di cui 1 milione versato, accettando l’offerta di DELLA ROCCA Giuseppe, SMIMMO Renato
e FORMICOLA Pasquale, soggetti aventi specifici precedenti di polizia per associazione a
delinquere.
La predetta cessione di quote societarie alla LIFE S.r.l. ha evidenziato, da subito, alcuni
elementi di anomalia, sostanzialmente connessi all’irrilevante profilo finanziario e
patrimoniale della società e per il corrispettivo pattuito pari a quattro milioni e mezzo di euro,
apparso ingiustificato, in considerazione della grave situazione patrimoniale in cui versava
al momento della compravendita azionaria la DEPOSITI COSTIERI TRIESTE S.p.a.,
gravata da un enorme posizione debitoria verso l’Erario, pari ad oltre 30 milioni di euro.
Da un esame dei dati di bilancio disponibili è emersa l’ipotesi che la provvista finanziaria
propedeutica all’effettuazione dell’operazione sia stata creata attraverso l’immissione nella
LIFE S.r.l. di proventi illeciti derivanti da reati fiscali perpetrati dalla controllata
PETROLIFERA ITALIANA S.r.l..
Dopo l’esame di oltre 300 rapporti bancari e postali e l’esecuzione di oltre 30
perquisizioni, nel corso delle quali si è proceduto al sequestro di copiosa documentazione
amministrativo–contabile ed extra contabile e di numerosi personal computer e telefoni
cellulari, gli accertamenti svolti hanno evidenziato che la PETROLIFERA ITALIANA S.r.l. è
stata coinvolta, assieme alla LIFE S.r.l. e ad altre imprese, tutte riconducibili “di fatto” ai
medesimi soggetti di origine campana, in una articolata frode all’IVA perpetrata, nel settore
petrolifero, attraverso la cd. frode “carosello”, a mezzo della interposizione di imprese
cd. “cartiere”, risultate prive di strutture aziendali e personale dipendente, nell’ambito di
operazioni soggettivamente inesistenti.
Pari a circa 160 milioni di euro l’ingente debito verso l’Erario, poi mai assolto, che ha
determinato un’evasione dell’IVA pari a circa 35 milioni di euro.
Secondo il peculiare schema delle cd. frodi “carosello”, le “cartiere”, pur formalmente
riconducibili a soggetti “prestanome” nullatenenti, sono risultate tutte gestite di fatto dai
promotori del sistema evasivo i quali, tramite complessi artifici, hanno tentato di ostacolare
la ricostruzione dell’effettività delle operazioni: sfruttando indebiti titoli per la non
imponibilità I.V.A., hanno ascritto in capo alle citate imprese “cartiere” il rilevante debito
erariale; tali imprese sarebbero poi state destinate a cessare nel più breve tempo possibile.
Parte dei proventi illeciti conseguiti attraverso le condotte delittuose di natura fiscale è stata
poi utilizzata dal sodalizio criminale, nel giugno del 2017, per l’acquisizione del deposito
costiero triestino, attraverso l’impiego di una provvista finanziaria di oltre euro
1.800.000,00. Tale fattispecie integra il reato di “autoriciclaggio” che, dal 2015, sanziona le
condotte di chi impiega, sostituisce o trasferisce in attività economiche, finanziarie,
imprenditoriali o speculative, il denaro o altre utilità frutto della commissione di delitti. Nel
caso di specie, l’acquisto del deposito triestino è apparso prodromico a favorire la
prosecuzione della frode, l’acquisizione di nuove “fette” di mercato, a danno delle imprese
“sane” che operano nel rispetto della legge.

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