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Trieste, gli esperti: “Il proibizionismo sul gioco favorisce le piattaforme illegali”

Trieste, gli esperti: “Il proibizionismo sul gioco favorisce le piattaforme illegali”

A inizio giugno a Trieste si è tenuto un convegno intitolato “Gioco patologico e gioco irregolare. Le sfide di ieri, oggi e domani”, un evento patrocinato dal Comune di Trieste, dalla SiiPaC (Società per l’intervento sulle patologie compulsive) e dall’Istituto Milton Friedman. Tema centrale del dibattito, come suggerisce il titolo, è stato appunto il gioco d’azzardo illegale con un’analisi sulla sua diffusione e sul modo in cui effettivamente esso incida sulla diffusione delle dipendenze da azzardo, al termine della quale si è giunti a una conclusione: “Il proibizionismo favorisce il gioco illegale e quello patologico”

Sull’argomento si è espresso Lorenzo Giorgi, Assessore al volontariato del Comune di Trieste, il quale ha spiegato le criticità legate al gioco illegale nel triestino: “Se nel resto del Paese il gioco presenta degli aspetti problematici, nella nostra città la situazione è complicata dalla vicinanza alla frontiera” ha dichiarato non senza nascondere preoccupazione. Giorgi, infatti, si riferisce al fenomeno di quei giocatori che ai concessionari italiani, preferiscono i casinò sloveni ai quali hanno liberamente accesso. Qui trovano gli stessi divertimenti dei casinò italiani, dal poker alla roulette, fino all’amatissimo gioco slot. Il problema, come sottolineato dall’Assessore è che “oltre a portare i soldi italiani fuori dai nostri confini, questi casinò non offrono alcuna garanzia e protezione al giocatore”.

Ci sono poi i contributi dell’Istituto Milton Friedman, che si occupa di analizzare gli innumerevoli fenomeni economici che contraddistinguono la società contemporanea. Alessandro Bertoldi, direttore dell’Istituto, ha fornito alcuni dati sul settore del gioco che contribuisce alle casse dello stato con “dieci miliardi di introito erariale, 8 miliardi circa d’indotto, che si aggiungono alla normale tassazione sui redditi degli operatori”. Inoltre va tenuto in conto come quello del gioco sia il settore industriale che maggiormente contribuisce alle entrate dello Stato e che ha risvolti sociali significativi, visto che impiega molti addetti e quindi crea occupazione.

Naturalmente non si può parlare di gioco senza considerarne il lato patologico, “che a sua volta presenta anche aspetti economici”. A tal proposito, Luigi Nevola, fondatore dell’associazione La Sentinella mette in guardia: “Le informazioni diffuse dai media sono spesso fantasiose e in contrasto tra loro. Le cifre sui giocatori patologici in Italia svariano da 12 milioni a 12mila persone. Le indagini da noi condotte sul territorio di Bolzano hanno mostrato come il divieto introdotto dalla legge provinciale abbia provocato l’arrivo di un’offerta illegale diffusissima che in meno di un anno ha fatto triplicare i giocatori patologici”.

In ogni caso, come ricorda Alessandro Ortombina, responsabile Politiche sociali dell’Istituto Milton Friedman, vengono spesso intraprese iniziative per contrastare la dipendenza dal gioco in maniera più o meno efficace: “A Verona – racconta – abbiamo sperimentato, qualche anno fa, lo sportello sociale, nato per assistere persone in difficoltà. Grazie a questa esperienza abbiamo scoperto che molte persone si trovano in difficoltà economica proprio per colpa del gioco d’azzardo e abbiamo studiato il modo di aiutarle. Oggi il nostro esperimento viene ripreso dalla Croce Rossa nazionale. Credo che si debba fare uno sforzo collettivo, tra le varie organizzazioni, per studiare il fenomeno ed aiutare le persone a prevenire, e quando si arriva tardi ad uscirne”.

Infine c’è il parere di Cesare Guerreschi, il fondatore di Siipac che è stato uno dei primi specialisti in Italia ad occuparsi di dipendenza dal gioco, sin dagli anni ’90. Secondo Guerreschi la dipendenza dal gioco esiste ma oggi non costituisce più il problema principale: “L’allarme vero dovremmo avvertirlo per la dipendenza da tecnologia. Ho seguito il fenomeno dell’alcolismo per ben 28 anni vedendolo raggiungere il suo picco per poi calare fino a un livello divenuto costante. Il fenomeno del gioco compulsivo ha vissuto la prima fase di exploit, ora ci troviamo in una fase leggermente calante e dobbiamo prepararci a gestire quello che possiamo definire la quota fisiologica di dipendenza”

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