Trieste: pediatra con la TBC, richimati 3500 bambini per un controllo

sanità mediciBen 3.490 bimbi saranno richiamati in questi giorni dalla Asl di Trieste, dopo la scoperta di un caso di tubercolosi in una pediatra che lavorava in convenzione con l’azieda sanitaria locale. “Siamo andati indietro nel tempo, richiamando a scopo cautelativo tutti i bambini entrati in contatto con la dottoressa per quasi un anno, perché i primi sintomi di un’affezione anomala risalivano a quest’epoca“, spiega all’AdnKronos Salute il direttore generale dell’Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste, Nicola Delli Quadri.

 

Eventi come questo, per quanto rari, possono accadere: l’importante è che il sistema sia preparato a farvi fronte, a tutela della salute dei cittadini. E la risposta del Servizio Sanitario Regionale (SSR) è stata pronta ed efficace”. Lo ha affermato l’assessore regionale alla Salute del Friuli Venezia Giulia Maria Sandra Telesca, in relazione al caso della pediatra triestina risultata affetta da tubercolosi.

Dichiarando di aver “apprezzato la collaborazione in questa vicenda del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza”, l’assessore regionale ha confermato che “il caso è seguito in modo ineccepibile dalla Azienda Sanitaria Universitaria Integrata (ASUI) di Trieste, sia per quanto riguarda gli aspetti comunicativi che per quanto concerne la macchina organizzativa, che è stata avviata in tempi rapidissimi, con la collaborazione dei clinici e con uno sforzo notevole da parte delle assistenti sanitarie che, con estrema abnegazione, si sono rese disponibili a effettuare i test tubercolinici su oltre 3.500 bambini”. Bambini che, ha assicurato Telesca, “verranno richiamati con rigorosi criteri di priorità nei prossimi giorni”.

Uno “sforzo organizzativo” che per Telesca “è stato reso possibile dalla unificazione delle risorse professionali della ex Azienda per i Servizi Sanitari n. 1 Triestina e della ex Azienda Ospedaliero-Universitaria di Trieste nella nuova ASUI di Trieste”.

“Voglio rassicurare il sindaco Dipiazza – ha concluso Telesca – sulle procedure di profilassi adottate durante le visite mediche degli stranieri richiedenti asilo. Vengono infatti effettuate le prove tubercoliniche e, in caso di dubbio, l’esame radiografico”.

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