Bearzi

Trieste: uomo su Cupola S. Pietro per difendere il suo locale

E’ sempre lì, sul lungomare di Barcola, circondato da una palizzata su cui ha attaccato cartelloni scritti di suo pugno contro lo ‘scippo’ che teme dall’applicazione delle direttive europee sulle aree demaniali e altre ingiustizie. E’ “La voce della Luna”, il locale di Marcello Di Finizio, l’imprenditore triestino che da ieri sera protesta dopo essersi issato sulla cupola di San Pietro, chiedendo udienza al Governo e ottenendo la solidarietà degli operatori balneari. Le peripezie di Di Finizio partono dall’incendio che distrusse il bar-ristorante nel giugno 2008, per riparare il quale si è indebitato con le banche; una mareggiata fece altri danni nel dicembre successivo. Da allora sono iniziate una serie di proteste plateali, con motivazioni diverse e molto confuse, contro banche, politici, usurai, e infine la direttiva Bolkestein sulle assegnazioni demaniali, che a suo dire comprometterebbe la prosecuzione della sua attività imprenditoriale. Sta di fatto che Di Finizio cominciò a prendere la sua automobile accampandosi davanti al Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, facendo lo sciopero della fame. Oltre agli attestati di solidarietà tuttavia non se ne fece molto; di fatto si trattava di debiti non onorati. Ma Di Finizio non molla, e va avanti facendo propria la “battaglia” contro la Bolkestein. Così, il 26 marzo scorso, da provetto alpinista qual è, prese corde e moschettoni issandosi sullo storico pontone-gru “Ursus”, 90 metri d’altezza, ormeggiato nel Porto Vecchio di Trieste. Resistendo al vento di Bora che faceva ondeggiare la gru e alle temperature gelide di quei giorni, Di Finizio scese tre giorni dopo, al termine di una serie di trattative con i carabinieri e ottenendo dal Prefetto, Alessandro Giacchetti, il coinvolgimento del ministro degli Affari Europei, Moavero Milanesi. Dal capoluogo giuliano la protesta è quindi scesa alla capitale. Prima dell’ascensione al Cupolone di ieri ce ne fu un’altra, il 30 luglio scorso, durata quattro ore e sfuggita ai più, tanto che Di Finizio la raccontò in una telefonata al quotidiano locale Il Piccolo. Forse una “prova generale”, si mormora a Trieste, dell’ultima esibizione a San Pietro.

“Marcello Di Finizio ha dimostrato coraggio e determinazione, gli chiediamo di scendere da San Pietro per la propria incolumità. Siamo convinti che la battaglia per la tutela del lavoro e delle imprese balneari la dobbiamo condurre tutti assieme”. Lo afferma in una nota il Sindacato balneari. “Il gesto di Marcello Di Finizio, da ieri è barricato sulla Cupola di San Pietro a Roma per protestare contro il rischio concreto che, a partire dal primo gennaio 2016, le imprese balneari italiane siano messe all’asta, estremizza una situazione che si sta sempre di più esasperando e che coinvolge 30.000 imprese. Esasperazione e timore che ormai da oltre due anni stanno sempre più portando alla disperazione 30.000 famiglie e gli oltre 100.000 lavoratori che le compongono, che si vedono cancellato passato, futuro e certezza del lavoro”, prosegue la nota. “Mettere le concessioni all’asta vuol dire, di fatto, confiscare imprese che a quelle concessioni sono indissolubilmente legate. Credo sia la prima volta che lo Stato si accinga a togliere delle imprese a chi le ha create e fatte crescere per metterle all’asta. Ai ripetuti appelli delle Associazioni di categoria le istituzioni preposte e la politica hanno risposto con promesse, assicurazioni, impegni che fino a oggi non hanno prodotto nulla di concreto. Inerzia che ci pone sempre più al rischio di vedere anni e anni di lavoro inesorabilmente persi e che esasperano sempre più gli animi di chi nel lavoro fonda il futuro delle proprie famiglie. Ribadiamo – è detto nella nota – la necessità che il Governo dia risposte esaurienti alle domande che da tempo poniamo. Vogliamo conoscere il nostro futuro e quello delle nostre famiglie, chiediamo di avere la certezza sul domani delle imprese che da sempre rappresentano il fiore all’occhiello dell’offerta turistica italiana”. “A Marcello Di Finizio, che ancora una volta ha dimostrato coraggio e determinazione, chiediamo di scendere da San Pietro per la propria incolumità nella convinzione che la battaglia per la tutela del nostro lavoro e delle imprese la dobbiamo condurre tutti assieme”, conclude il sindacato.

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