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Turismo: in Friuli spunta la tassa di soggiorno, confcommercio insorge “Roba da prima repubblica”

lignanoUn blitz inaccettabile, metodi da vecchia politica, scambi di favore che penalizzano l’imprenditoria ricettiva, già duramente penalizzata da anni di crisi e crescente tassazione locale. Confcommercio Fvg e Federalberghi, dopo aver ripetutamente motivato alla giunta Serracchiani la contrarietà alla reintroduzione della tassa di soggiorno in Friuli Venezia Giulia, prendono atto con sconcerto della volontà unilaterale del governo regionale di procedere senza dare ascolto all’associazione di categoria più rappresentativa sul fronte del turismo. «Tra l’altro – osserva il presidente di Confcommercio Fvg Alberto Marchiori –, con il metodo di scaricare la responsabilità ai Comuni si dimostra anche l’assenza di coraggio della politica, che per giorni si è “dimenticata” di comunicare la propria decisione».

Ciò che ulteriormente sorprende è l’inserimento della norma all’interno della riforma della finanza locale dell’assessore Panontin, «sostanzialmente di nascosto – commenta la presidente regionale di Federalberghi Paola Schneider –, senza tenere in alcuna considerazione l’interlocuzione che avevamo avuto con l’assessore Bolzonello, che si era detto contrario». Un metodo che, per le conseguenze sulla ricettività, preoccupa tutti i territori, sottolineano anche i presidenti Giovanni Da Pozzo per Udine, Lignano e le fasce collinare e montana, Gianluca Madriz per Gorizia e il turismo isontino, Cristina Lipanje (vicepresidente di Confcommercio Trieste e presidente di Federalberghi Trieste) per il capoluogo regionale. «Se questo è il nuovo – ironizza Marchiori –, non possiamo che verificare che non si tratta di altro che della riproposizione dei comportamenti della prima Repubblica. Dispiace dover usare toni forti, ma non possiamo non pensare a una clamorosa presa in giro nei confronti non solo di noi dirigenti, ma soprattutto di migliaia di imprenditori che ascoltano ripetutamente la politica regionale garantire vicinanza alle loro esigenze. Al contrario, osserviamo una totale distanza da quello che serve davvero a un’economia in crisi».

Già in difficoltà per la crisi economica e le imposte, aggiunge Schneider, «riteniamo gravissimo aggiungere tasse a carico dei turisti, in calo e con sempre meno capacità di spesa, e degli albergatori, che oltre a essere tassati da ogni parte dovrebbero qualificarsi come “agenti contabili di fatto” del Comune. Ribadiamo perciò la nostra contrarietà a un ulteriore balzello. Prima di chiedere un obolo al turista, sarebbe opportuno creare servizi e opere urbane di abbellimento dei centri storici, mentre gli introiti della tassa di soggiorno serviranno solo a coprire i “buchi” di bilancio».

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