caterina murino
Udine – Dopo la brevissima pausa delle festività natalizie, il Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” riparte subito a pieno ritmo e tiene a battesimo il 2011 con tre appuntamenti davvero da non perdere.
Si comincia con un doppio tutto esaurito: quello per le due repliche pomeridiane del Brutto anatroccolo (9 gennaio, alle 15.00 e alle 17.00, per un massimo di 80 persone), spettacolo dedicato ai più piccoli. Si prosegue, quindi, con il concerto del grande Shlomo Mintz (10 gennaio), uno dei maggiori violinisti del nostro tempo, e con la splendida Caterina Murino di Dona Flor e i suoi due mariti (12/15 gennaio), l’attesissimo e spumeggiante classico di Jorge Amado per cui è prevista anche una speciale promozione riservata agli studenti universitari.
Il brutto anatroccolo, primo segmento dell’ormai tradizionale cartellone di A Teatro da Giovanni (inserito, quest’anno, nella nuova rassegna Udine città-teatro per i bambini), trae liberamente ispirazione dalla celebre favola di Andersen e schiera tre bravi attori come Elena Gaffuri, Piergiorgio Gallicani, Claudio Guain. La regia porta la firma di Maurizio Bercini.
Shlomo Mintz è uno dei più grandi violinisti di oggi. Nato in Russia, si è formato tra Israele e New York, affermandosi a soli undici anni come l’erede di Itzhak Perlman. Da allora la sua carriera non si è mai fermata e continua a solcare le più note sale da concerto del mondo. Con il pianista Peter Ji?íkovský il sodalizio artistico si rinnova da diverse stagioni: è quindi un duo affiatato quello che si presenta al pubblico di Udine in un programma interamente dedicato a Beethoven.
Dona Flor è una dolce fanciulla che si sposa con uno sciupafemmine (bohèmien, giocatore, alcolista). Alla morte del mascalzone, dopo un anno di sofferta vedovanza, si risposa con un farmacista (mite, religioso, conservatore). Tutto scorre placidamente, forse troppo, e lo spirito tumultuoso del primo marito decide di fare ritorno… «Un’esilarante e struggente metafora dei nostri desideri più segreti»: così la regista Emanuela Giordano introduce la sua Dona Flor, incarnata da Caterina Murino, fedelissima alla forza visionaria e all’incandescente ilarità del capolavoro di Amado.

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