Udine: Ioan accusa “Nell’ex-frigorifero accattonaggio e traffici sospetti”

exfrigo3 exfrigo2 ex frigo1comunicato dell’oppsozione – Squarci di povertà e degrado, spezzoni di vite interrotte, condannate all’incertezza, all’accattonaggio o ad altri traffici più o meno illeciti, in bilico fra sopravvivenza e condizioni al di sotto dei parametri umani e della decenza: perché chi ha il coraggio di chiamare casa, per quanto fatiscente, questi angoli di orrore, di fatto una discarica a cielo aperto, non ha ancora visto il peggio. Il blitz orchestrato dai consiglieri d’opposizione del centrodestra per denunciare ciò che nasconde l’ex frigorifero, in via Sabbadini, di proprietà del Comune, che dovrebbe diventare sede del museo di storia naturale, ha portato a galla una realtà neanche tanto sotterranea, visto che quei panni, o per meglio definirli stracci, appesi alle recinzioni semi-aperte – in alcuni punti abbattute sui cui campeggiano i divieti di entrata e gli avvisi ‘edifici pericolanti’ – sono lì a testimoniare, assieme a materassi, pentole e resti di cibo, brandelli di esistenze al buio. Dopo il sopralluogo-sorpresa all’ex caserma Piave dove i consiglieri, capitanti dal leader Adriano Ioan, avevano accompagnato la stampa a visitare le stanze occupate da decine di irregolari e altre persone senza fissa di dimora, denunciando il comportamento assenteista dell’amministrazione comunale, ecco il secondo capitolo del calendario ‘sicurezza in città’. Stesso copione, più o meno, è cambiata soltanto location. Da via Lumignacco ci si è spostati di poco, in via Sabbadini, sempre più vicini al centro, ancora una volta in un immobile di proprietà del Comune, al pari dell’ex caserma, divenuta rifugio improvvisato di immigrati, gli stessi diseredati che si trovavano all’ex caserma Piave, che al mattino escono alle otto, come raccontano due signore che abitano nel palazzo di fronte allo stabile, per andare a chiedere la carità.

Immediata l’analogia fra la storia della sede dell’hospice e quella del museo di storia naturale, accomunate dal cambio deciso da Honsell che ha provocato, di fatto, perdita di tempo e rischio di irrealizzabilità delle opere. Infatti, l’hospice che poteva sorgere all’ex clinica Santi è stato spostato all’ex caserma Piave, con tutte le problematiche inerenti la bonifica del terreno inquinato e dell’eternit; idem per il museo di storia naturale che poteva sorgere nell’ex caserma dei Vigili del fuoco, in piazzale Cadorna, dove c’erano gli spazi e i soldi ed invece, per decisione del sindaco, è stato spostato nell’ex frigorifero con tutti gli enigmi per un recupero assai dubbio, viste le condizioni…

Come mai l’amministrazione di centrosinistra consente che in città vi siano questi fortini occupati da persone che andrebbero identificate, eventualmente aiutate ad essere inserite in programmi di recupero, se posseggono i requisiti? Come mai non si sente interpellata da condizioni disumane in cui sono costretti a vivere degli esseri umani?”, si domanda Ioan. Perché, al di là della necessaria e preliminare verifica dell’identità degli occupanti, ci si deve preoccupare anche di garantire condizioni di decoro minimo. Ma qui la parola decoro è bandita. Si trova persino un passaggio aperto dagli abusivi che collega l’area dell’ex frigorifero all’ex macello: da qui si accede ad una zona che è rimasta fuori dal cantiere che al momento sta lavorando per realizzare il centro di aggregazione giovanile. Lo spettacolo a cui si assiste è la riproposizione di quanto già visto durante il sopralluogo effettuato dal centrodestra nei locali dove un tempo macellavano gli animali.

Basta guardarsi attorno per capire che a regnare in questo spazio di non-vita, collegato all’esterno da aperture nelle recinzioni e passaggi forzati e già aperti dagli occupanti, sono il degrado infernale con cumuli di rifiuti ovunque, aria irrespirabile, brandine che vorrebbero essere letti, stracci buttati qua e là. Oltre agli scontati interrogativi sui rischi igienico-sanitari connessi a questa bomba sporca (si tratta di persone che poi girano in città), Ioan e i consiglieri – presenti Paolo Pizzocaro, Maurizio Vuerli, Vincenzo Tanzi, Renzo Pravisano, Lorenzo Bosetti, Natale Zaccuri, Mario Pittoni – hanno posto anche la questione dell’incolumità: “Se l’edificio o parte di esso dovesse cedere, o crollare, – come testimoniano già coppi e tegole a terra, chi avrà sulla coscienza i feriti o, peggio, i morti, visto che la proprietà è comunale?”. La responsabilità sarebbe della proprietà che “non ha saputo mettere in sicurezza le persone prima di tutto, poi l’edificio, renderlo effettivamente inaccessibile, e trovare una sistemazione dignitosa”, prosegue Ioan secondo cui le prime mosse da compiere sono togliere il vincolo all’immobile posto ancora dall’ex assessore Malisani, buttare già lo stabile (difficilmente recuperabile) e sistemare il parcheggio.

E gli interrogativi si rincorrono: “Le forze dell’ordine conoscono l’identità di questi soggetti? Quale l’impatto sanitario? L’azienda sanitaria è a conoscenza dei rischi che si potrebbero manifestare?”. Un altro cattivo esempio in città di pessima amministrazione sotto ogni punto di vista.

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