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Udine: mostra sugli stereotipi di genere nei libri –

giacomelli museo etnograficoGraziose fanciulle, sedute compostamente attorno a un tavolo, intente a ricamare o a cullare bambole, e maschi spericolati, impegnati, rigorosamente in gruppo, in giochi all’aperto. Sfogliando i manuali per le scuole elementari dal 1947 al 2017, ma anche quaderni e altri materiali scolastici, si scopre quanto fossero radicati gli stereotipi di genere. Ed è proprio da quell’analisi dei testi educativi degli ultimi 70 anni che è nata la mostra “ABC…guarda che libri ci sono qui! Tra rosa e celeste: bambine e bambini nelle rappresentazioni dei libri di testo in uso nella scuola primaria (1947-2017)” che sarà inaugurata domani, 1 marzo, alle 17 al Museo Etnografico del Friuli in via Grazzano con un reading dell’attrice Nicoletta Oscuro.

L’esposizione, visitabile fino al 25 marzo, presenta i risultati di una ricerca del Centro di documentazione della Casa delle Donne del Comune di Udine, condotta allo scopo di verificare se i cambiamenti in atto nella società italiana, con riferimento agli stereotipi di genere, siano stati registrati nei manuali per le scuole elementari negli ultimi settant’anni. Accanto ai manuali, sono in visione quaderni, materiale scolastico ed un “Quaderno dei libri” che raccoglie le immagini e i testi più significativi dell’analisi svolta. I raffinati e singolari libri d’artista di Maddalena Valerio integrano e arricchiscono il piano espositivo.

“Nello sfogliare i libri ordinati negli scaffali della biblioteca della Casa delle Donne – racconta Rosanna, una delle curatrici che ha partecipato al progetto di raccolta dei documenti – il pensiero è corso immediatamente a quanto capitava a me bambina di quegli anni ed è riemersa quella rabbia sorda che mi accompagnava quando mi venivano imposti i cosiddetti lavori donneschi e la costrizione di nozioni, considerate assolutamente necessarie, per eseguire con perizia il punto erba, il punto catenella, il punto filza e l’imprescindibile punto croce. Ero furiosa – prosegue – perché per me il tempo perso nel cosiddetto imparaticcio, il pezzetto di tessuto su cui si imparava a ricamare, andava a scapito delle amate letture di cui la mia protagonista indiscussa era Jo March, antesignana della ribellione femminile ai cliché imperanti nell’educazione rivolta alle ragazze”.

Dipanare “il filo della storia” degli ultimi Settanta anni attraverso la lettura di racconti e poesie, osservare le immagini, è stato quindi come sfogliare gli album fotografico di famiglia,con le prime foto in bianco e in nero. “Rivedo me bambina negli anni Cinquanta – commenta Giulia, un’altra delle curatrici –, entrare in una scuola elementare dove gli ingressi per maschi e femmine

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