Udine: Zobia Grassa, mostre conferenze spettacoli

Zobia piantina

Il 27 febbraio del 1511, giovedì grasso, le strade di Udine furono teatro di una delle più sanguinose rivolte dell’Italia rinascimentale. A cinquecento anni da quei fatti, il Comune di Udine, in collaborazione con l’ateneo friulano, vuole ricordare la storica battaglia cittadina che vide i contadini seguaci del clan capeggiato da Antonio Savorgnan combattere contro gli Strumieri (la famiglia Della Torre e i nobili a essa solidali), ovvero i seguaci della nobiltà del capoluogo e feudataria.
Clou della rassegna sarà da venerdì 25 a domenica 27 febbraio, ma sono tanti gli eventi che accompagneranno gli udinesi fino all’estate. Ricco il programma che ricorderà quella data e che è stato messo a punto da un comitato scientifico guidato dall’assessore alla Cultura, Luigi Reitani, e di cui fanno parte Furio Bianco e Andrea Zannini (docenti di Storia moderna rispettivamente al dipartimento di Storia e di Scienze storico documentarie dell’università di Udine), Roberta Corbellini (archivio di Stato), Bruno Londero (Accademia udinese di Scienze Lettere e Arti), Pier Carlo Begotti (Società filologica friulana), Carlo Puppo (Associazion 1511) e da Liliana Cargnelutti.
“Si tratta di un’occasione – spiega Reitani – per riflettere su come il benessere di una città dipenda dalla capacità di superare in modo consapevole conflitti potenzialmente rovinosi. Udine può guardare con orgoglio a cinquecento anni di convivenza pacifica. In questo senso – prosegue – il carnevale udinese va rilanciato come forma tradizionale di divertimento e di spettacolo che unisce cittadini e visitatori grazie alla capacità dell’arte di presentare un mondo alla rovescia”.
Il via ufficiale alla rassegna lo darà, venerdì 25 febbraio alle 17.30 nelle sale delle Gallerie del Progetto l’inaugurazione della mostra “Il racconto della Zobia Grassa”. Palazzo Morpurgo ospiterà fino al 6 marzo, infatti, un’esposizione curata dalla biblioteca civica “Joppi” e dall’Archivio di Stato di Udine sulle fonti documentarie, le pubblicazioni e le stampe che raccontano quei tragici momenti.
Nello stesso giorno, il Salone del popolo a palazzo D’Aronco aprirà le sue porte per ospitare, fino all’8 marzo, un’altra mostra che il gruppo medioevale di Borgo Pracchiuso ha voluto dedicare ai costumi storici del XV-XVI secolo.
Sabato 26, invece, sul terrapieno di piazza Libertà sfilerà dalle 10 il Carnevale civico studentesco a cura del Fogolar Civic e dell’Academie dal Friul. Alle 17, poi, spazio a un’avvincente visita guidata dai giovani attori dell’Accademia “Nico Pepe” lungo i luoghi storici della rivolta. “Lungo le vie del sangue”, questo il nome del percorso, partirà dal Castello per snodarsi in diverse tappe alla scoperta degli antefatti, delle ragioni storiche, delle vendette, degli avvenimenti.
Il ricco programma previsto per il week end prosegue domenica 27 alle 17 presso il Salone del Parlamento con una conversazione con alcuni dei massimi studiosi delle rivolte rinascimentali e della cultura popolare in età moderna. Andrea Zannini (docente di Storia moderna all’ateneo friulano) dialogherà con Giovanni Levi (prof. emerito di Storia moderna presso l’università di Venezia), con l’antropologo Gianpaolo Gri (università di Udine) e con lo storico dell’età moderna Furio Bianco (università di Udine), che nel 1996 con il libro “La crudel zobia grassa. Rivolte contadine e faide nobiliari in Friuli tra ’400 e ’500 ha ottenuto il premio Nonino Risit d’Aur. La conversazione sarà accompagna da intermezzi musicali a cura del gruppo Dramsam e da letture di brani originali delle opere dell’epoca che descrivono gli avvenimenti della rivolta udinese della Zobia Grassa.
Ma il calendario pensato per ricordare quegli eventi non si esaurisce nelle giornate di fine febbraio. Giovedì 10 marzo, infatti, al Palamostre alle 11 per le scuole e alle 21 per il pubblico andrà in scena lo spettacolo “1511 Crudelissima Historia del Carnoval Utinense” per la regia e drammaturgia di Claudio de Maglio e Giuliano Bonanni con gli allievi del secondo anno della Nico Pepe. Dal 12 maggio, invece, il via a un convegno su “Rivolte e ribellismo tra medioevo ed età moderna. A cinquecento anni dalla crudel zobia grassa di Udine”. Diverse le sedi per la tre giorni di conferenza: sabato 12 alle 15 nel Salone del Parlamento a Udine, domenica 13 alle 10 presso il castello di Colloredo di Mon’Albano e lunedì 14 alle 9.30 nella sala Gusmani di palazzo Antonini all’università di Udine. E ancora. Dal 28 maggio (inaugurazione ore 18.30) all’11 giugno al Visionario la mostra “Riviei di ingjustri. Contis a fumuts sul giovedì grasso del 1511” e, nel corso di UdinEstate 2011, tre repliche dello spettacolo teatrale “La crudel Zobia Grassa” a cura dell’Academia degli Sventati.
In occasione delle manifestazioni per i 500 anni della Zobia Grassa, infine, alcuni ristoranti del centro storico proporranno un “menu Zamberlano” e un “menu Strumiero”. Un simpatico modo per rievocare anche a tavola la storica lotta tra le due fazioni cittadine.

Il giovedì grasso (27 febbraio) dell’anno 1511 le strade di Udine furono teatro di una delle più sanguinose rivolte dell’Italia rinascimentale. Due le fazioni coinvolte: gli zamberlani, che raccoglievano attorno al potentissimo Antonio Savorgnan il popolo dei borghi e poche famiglie nobili filoveneziane, e gli strumieri, i seguaci della nobiltà cittadina e castellana (feudataria). Moltissimi erano i motivi di dissidio, dalla politica cittadina filopopolare del Savorgnan, all’appoggio dato dallo stesso alla comunità ebraica udinese, all’orientamento filoimperiale tenuto da molti castellani nella guerra contro gli Asburgo allora in corso.
Le cronache dell’epoca consentono di ricostruire solo in parte la dinamica dei fatti. La notizia che le truppe gli imperiali, chiamate dagli strumieri, fossero alle porte della città scatenò l’ira degli zamberlani che diedero l’assalto alle case e ai palazzi dei nemici con una caccia all’uomo che si protrasse per tre giorni. Dalla città la protesta si allargò nelle campagne trasformandosi in una grande insurrezione antifeudale animata dalle rivendicazioni contadine contro gli abusi nobiliari e per la restaurazione degli antichi diritti a difesa dei più deboli.
Venezia faticò assai a pacificare la Patria, colpita in marzo da un devastante terremoto a cui seguirono una carestia e lo scoppio della peste. Sotto la minaccia di una nuova invasione asburgica, Antonio Savorgnan, che pure era stato scagionato dalle autorità veneziane dalle responsabilità della rivolta, passò dalla parte degli imperiali. Di lì a qualche mese sarebbe stato assassinato per mano strumiera a Villaco. (1628 battute)

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1 Castello
Fino al terribile terremoto del 1511, che ne distrusse gran parte, il Castello di Udine era cinto da mura e turrito. La sua ricostruzione iniziò nel 1517 e durò per quasi tutto il secolo. In età veneziana, il Castello era la sede del rappresentante dell’autorità repubblicana, il Luogotenente della Patria. Costui, avvertendo la crescente tensione tra le due fazioni cittadine, la sera prima del giovedì grasso ne convocò i capi, che si scambiarono gesti di pace. Il giorno seguente, tuttavia, la carneficina ebbe inizio e il Luogotenente rimase inerme ad assistere agli eventi dal Castello.

2 Porta di Aquileia
Di probabile costruzione trecentesca, la porta d’Aquileia segnava verso sud il limite della città. Secondo una cronaca, Antonio Savorgnan la varcò all’alba del giovedì grasso con 1500 contadini e popolari armati, per affrontare gli imperiali che minacciavano la città; non trovandone però traccia, la folla tumultuosa venne fatta rientrare per la stessa porta, in un crescendo di rabbia ed eccitazione.

3 Case dei Savorgnan
Il quartiere della ricca e nobile famiglia dei Savorgnan, con numerosi palazzi, si trovava nei pressi della chiesa di S. Francesco, nell’area dell’odierna via Savorgnan. Nelle corti e nelle strade di questa contrada, all’ora di pranzo, gli uomini agli ordini di Antonio Savorgnan vennero serviti di cibo e vini. Nei pressi vi era il pozzo di S. Giovanni, dove nel corso degli scontri furono gettate alcune persone. Nell’area di Piazza Venerio (già place de rovine) sorgeva invece un palazzo Savorgnan raso al suolo nel 1549 come pena per i crimini commessi durante la faida nobiliare che seguì la rivolta del 1511.

4 Case dei Torriani
Adiacente al quartiere dei Savorgnan vi erano i palazzi dei Della Torre (o Torriani), una delle famiglie nobiliari a capo della fazione strumiera. L’edificio principale sorgeva nell’area ora elevata di Piazza XX settembre, e fu tra i primi ad essere saccheggiato e addirittura bombardato dalla fazione zamberlana con due pezzi d’artiglieria sottratti alla santabarbara del castello.
Anche questo palazzo sarà abbattuto per ordine del veneziano Consiglio dei Dieci nel ‘700, a causa dei crimini efferati di Lucio Dalla Torre.

5 Borgo Grazzano
Il Borgo Grazzano, che venne incluso nella cerchia cittadina dal Trecento, aveva inizio dalla porta omonima, di cui rimangono alcune tracce nell’attuale via Battisti. Qui sorgevano alcune case e palazzi di strumieri (Soldoniero de Soldonieri, Augustin di Partistagno) che furono assaltate nel corso della lotta.
Più in là, dallo slargo oggi occupato da piazza Garibaldi, si andava verso borgo Cussignacco o verso i gorghi (via Crispi, via Gorghi), teatro di altri scontri.

6 Borgo Poscolle
Anche questa contrada, che rientrò nel perimetro cittadino nel tardo medioevo, fu teatro di scontri e saccheggi. Qui si trovavano, tra gli altri, anche i palazzi di Zuanlunardo e Polidoro della Frattina, esponenti della fazione strumiera

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La rivolta della Joibe Grasse 1511

Nel 2011 cade il cinquecentenario della rivolta friulana della Joibe Grasse. Nonostante la sua rilevanza, la storia di questa insurrezione rimane poco nota perfino in Friuli: eppure non ci troviamo di fronte alla più vasta rivolta popolare avvenuta in epoca rinascimentale all’interno dell’attuale territorio dello stato italiano; è inoltre la prima tra le grandi rivolte popolari che hanno segnato l’Europa centrale nel XVI secolo.

Il quadro politico e sociale del Friuli alla vigilia della rivolta
Avvalendosi dell’inclinazione delle autorità veneziane ad appoggiarsi sull’aristocrazia locale per il controllo del territorio, i castellani friulani hanno la possibilità di ampliare i loro diritti nell’esercizio della giustizia e la loro capacità di coercizione nei confronti delle comunità rurali. Così, se tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo le pressioni contadine avevano permesso un miglioramento della situazione nelle campagne friulane, nella seconda metà del XV secolo si riduce la tolleranza verso le insolvenze e aumentano gli escomi. Questa situazione, unita alle pretese della nobiltà di controllare anche gli estesi patrimoni gestiti in maniera collettiva dalle comunità rurali (comugnis o comunâi), determina un crescente clima di scontro sociale.
A peggiorare la situazione contribuiscono sia la stasi economica, sia le devastazioni causate prima dalle scorrerie della cavalleria turca e poi, a cominciare dal 1508, dalla guerra tra Venezia e l’Impero che, alternando tregue temporanee a momenti di conflitto feroce, prosegue fino al 1516.
A rendere ancora più complicato il quadro politico e sociale in Friuli c’è poi la faida in atto tra Strumîrs e Çambarlans. I primi raggruppano la maggioranza dei nobili della Patria e ne controllano il Parlamento; si tratta di veri e propri clan (come quelli dei Della Torre, dei Colloredo o degli Strassoldo) che hanno spesso possedimenti e parentele nei territori imperiali. I secondi, invece, fanno capo alla famiglia dei Savorgnan, la più potente del Friuli e l’unica iscritta alla nobilità veneziana presso cui godono di importanti appoggi. Spinti dal desiderio di trasformare il Friuli in una sorta di signoria nelle loro mani, i Savorgnan hanno attuato una politica spregiudicata che li ha portati a sostenere le comunità rurali negli scontri con la nobiltà locale. Estendono la propria influenza sull’Arengo di Udine e hanno il comando delle milizie contadine (Cernide).
Il progressivo aumento delle tensioni sociali, la guerra feroce combattuta tra Venezia e l’Impero, lo scontro sempre più aspro tra Strumîrs e Çambarlans rendono la situazione esplosiva.

La rivolta popolare della Joibe Grasse
Il 27 febbraio 1511 il Carnevale è al culmine. È il giorno della Joibe Grasse, il giovedì grasso, e la città di Udine è affollata di gente giunta anche dai villaggi vicini. Di ritorno da una perlustrazione fuori città, una colonna di contadini delle Cernide si trova al centro di uno scontro tra i partigiani delle due fazioni nobiliari. È la scintilla che fa scoppiare l’insurrezione: in breve gli uomini delle Cernide, con il sostegno dei popolani udinesi e dei contadini giunti da fuori città, danno l’assalto ai palazzi nobiliari e li espugnano uno dopo l’altro, saccheggiandoli e incendiandoli. Si scatena una vera e propria caccia all’uomo nei confronti degli esponenti delle principali famiglie nobili friulane e dei loro sostenitori in cui perdono la vita diversi esponenti di spicco degli Strumîrs. Mentre il luogotenente veneziano si rifugia in castello, Udine rimane per tre giorni nelle mani dei contadini e dei popolani friulani. Per riportare la calma a Udine si deve aspettare l’arrivo in città delle truppe veneziane.
Mentre a Udine il fuoco dell’insurrezione va esaurendosi, la rivolta dilaga nel resto del Friuli dove i contadini espugnano, saccheggiano e incendiano numerosi castelli e palazzi nobiliari. Di fronte ad un’insurrezione che si espande a macchia d’olio, la nobiltà friulana e le autorità veneziane si compattano e, dopo una vittoria ottenuta sui magredi del Cellina, riescono a ristabilire la calma quasi ovunque. La peste e il terremoto che poco più tardi si abbattono sul Friuli completano l’opera. In alcune giurisdizioni, tuttavia, gli scontri sembrano proseguire ancora a lungo.
Gli Strumîrs tentano di attribuire tutte le responsabilità dell’insurrezione ad Antonio Savorgnan, ma l’inchiesta del delegato di Venezia, Andrea Loredan, lo solleva invece da responsabilità dirette accrescendo, in tal modo, la rabbia dei suoi avversari. Il Savorgnan, tuttavia, non si sente più al sicuro e decide di passare al campo imperiale. Nemmeno il repentino cambiamento di schieramento serve però a salvargli la vita; la vendetta dei suoi avversari, infatti, lo colpisce nel marzo 1512 a Villacco.
La rivolta del 1511 rappresenta dunque l’episodio culminante, ma non conclusivo, di un conflitto sociale e politico che ha radici lontane. I rappresentanti delle comunità rurali friulane riescono a tessere una rete che cerca di condizionare il loro appoggio a Venezia sulla base del rispetto dei propri diritti e degli usi tradizionali. È proprio questa capacità “politica” che porterà Venezia a riconoscere il diritto ad una rappresentanza permanente delle comunità rurali friulane, che diversi anni più tardi verrà istituzionalizzata con il nome di Contadinanza.

Carlo Puppo
presidente dell’Associazion 1511

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