Udinese-Chievo: la scheda dei mussi

udinese-chievo-15Chi si occupa di meteorologia prevede pioggia per il fine settimana a Verona, Bentegodi chiaramente compreso. Dispiace, ma almeno la cosa serve a evitare che si crei un idillio preventivo. Con la presenza del sole apparirebbe tutto troppo perfetto, considerando gli altri aspetti positivi della penultima giornata di campionato: il recupero degli incerti (Sanchez) e degli squalificati (Inler e Domizzi), l’oggettiva condizione di vantaggio sulle dirette inseguitrici (in crisi di nervi e timorose di chiudere la stagione fuori anche dall’Europa League), l’esodo festante dei tifosi, mai così numerosi in trasferta da parecchio tempo.  La partita con la Lazio sembra aver rivitalizzato l’undici di Guidolin, nel mese precedente capace di lanciare solo l’acuto di Fuorigrotta. L’attesa è sicuramente forte. Il sostenitore friulano sente, a ragion veduta, di meritare per la seconda volta in pochi anni il palcoscenico più scintillante del continente. Domenica, attorno  alle 17, sapremo se per le ambiziose aspettative ci saranno maggiori possibilità di soddisfazione.

LO SCHIERAMENTO: Stefano Pioli ha approfittato della società scaligera per cercare, e trovare, il riscatto in massima divisione dopo l’esperienza poco felice di Parma nel 2006/07, quando venne esonerato e sostituito con Claudio Ranieri. Per farlo ha impostato lo schieramento dei suoi basandosi su un affidabile 4-3-1-2, che gli ha permesso di modificare più volte uomini e posizioni nel corso di questo campionato. A difendere la porta clivense ci sarà Stefano Sorrentino, nel novero dei più costanti interpreti del ruolo. Dubbi sulla fascia destra del reparto arretrato, con l’improvviso stop di Sardo. Nel caso in cui non fosse disponibile, giocherà il francese Frey, che ebbe maggior fortuna sotto la precedente gestione firmata Di Carlo. A completare la linea difensiva ci saranno in mezzo Andreolli e lo sloveno Cesar e sulla corsia mancina Mantovani. In mediana Fernandes e Constant agiranno a supporto di Rigoni. Dietro le due punte, Pellissier e Moscardelli, si muoverà il trequartista uruguaiano Mariano Bogliacino.

IL CRACK: Ci si chiede spesso perché il valore di certi giocatori emerga solamente a una certa età, quando ormai il passaggio a un club di alto livello appare seriamente compromesso. Per i calciatori della Generazione Y (nati dalla metà dei settanta fino ai duemila) il riferimento alla famigerata sentenza Bosman è inevitabile. Il provvedimento, equiparando la libera circolazione dei calciatori comunitari a quella degli altri lavoratori professionisti, penalizzò senza dubbi i giovani italiani, costretti a quel punto a garantire una maturità agonistica della quale i “concorrenti” di altri paesi non facevano difetto.  Fu così che la serie A, viziata dal morbo dell’esterofilia, iniziò a orientare le sue preferenze su presunti campioni dal gusto esotico piuttosto che su acerbi ragazzotti da attendere con un minimo di pazienza, lasciando questi ultimi a sedimentare nelle serie inferiori. Nel calderone delle bombe a scoppio ritardato sono presenti esempi illustri, quali Luca Toni e il nostro Di Natale, e giocatori meno celebrati, ma non per questo da sottovalutare, come Sergio Pellissier. Ai tempi della primavera del Torino il centravanti aostano spopolava sui taccuini dei cacciatori di talenti. La finale, con gol, del Viareggio 1998 sembrava averlo consacrato al migliore dei futuri. Dopo quattro anni anonimi passati tra Varese e Ferrara trovò la sua dimensione lungo l’Adige, diventando l’uomo più rappresentativo nella storia, breve ma intensa, dei Mussi volanti in serie A.

Nicola Angeli

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