Udinese, è ora di spiccare il volo

Anche se ormai è presenza fissa della Serie A, da qualche anno l’Udinese non riesce a terminare il campionato nella parte sinistra della classifica. Quest’anno, forse contro ogni pronostico, è partita piuttosto bene, tanto che tra i tifosi c’è già chi sogna di tornare ai fasti della gestione Guidolin o Zaccheroni.

La stagione è appena cominciata, e due o tre partite non rappresentano certo un campione statistico utile a formulare una previsione. Ma in città si respira un’aria di positività ed entusiasmo, parole chiave, queste, che spesso nella storia del calcio sono state il motore pulsante di prestazioni al di là di ogni più rosea immaginazione.

La nuova vecchia Udinese

Anche se, come spesso le succede, l’Udinese ha ceduto e acquisito numerosi giocatori, durante la finestra estiva del calciomercato, l’ossatura della squadra è rimasta sostanzialmente inalterata. Il fatto di cambiare poco spesso è un vantaggio, perché i giocatori si conoscono bene, sanno come giocano i compagni, quali movimenti fare.

Nella formazione titolare, infatti, al momento sono soltanto due i cambi rispetto alla passata stagione. In porta, Silvestri (acquistato dal Verona) ha preso il posto di Musso (ceduto all’Atalanta), mentre Pereyra (tra l’altro non un volto nuovo) ha raccolto l’eredità di De Paul (passato all’Atletico Madrid per oltre 40 milioni di euro) come centrocampista di qualità e inserimento, nonché rigorista titolare.

In attacco, Deulofeu ha cominciato alla grande, dopo la stagione scorsa vissuta un po’ di rodaggio, e sarà difficile per i suoi compagni di reparto togliergli la maglia da titolare. In difesa, Nuytinck e Rodrigo Becao son ormai delle certezze, così come Molina e Stryger Larsen sugli esterni, mentre a Walace ed Arslan è affidato il compito di rompere la manovra avversaria e far ripartire velocemente l’azione.

Forse investire un bonus benvenuto scommesse su un piazzamento nobile dell’Udinese è un po’ rischioso, ma indubbiamente i bianconeri hanno tutte le carte in regola per fare un campionato quantomeno tranquillo.


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Occhio a Beto

Arrivato proprio in chiusura di calciomercato, e pagato ben 10 milioni di euro (non certo una cifra irrisoria, per una società come l’Udinese), Norberto Bercique Gomes Betuncal, in arte Beto, potrebbe essere quell’elemento che a Udine cercavano da un po’, cioè un attaccante con un certo numero di gol nelle gambe, capace di fare reparto da solo e di trasformare in rete la mole di gioco costruita.

Nato a Lisbona nel gennaio del 1998, Beto ha fatto il suo esordio tra i professionisti nel 2015 con la maglia dell’Uniato Tires, con cui ha messo a segno 4 gol in 25 presenze. Ma è nella stagione 2018/2019 che è letteralmente esploso, con il passaggio all’Olipico Montijo: 34 gare e 21 gol gli sono valsi la chiamata della Portimonense, con cui ha giocato 44 incontri (conditi da 13 marcature), prima del passaggio all’Udinese.

Il centravanti portoghese, ma di origini della Guinea-Bissau, è alto ben 194 centimetri e pesa 88 chili. Si tratta del classico panzer d’area di rigore, molto forte di testa e capace di lottare contro i difensori per il possesso della palla, aiutato da un fisico imponente al quale abbina una certa (e non così scontata) velocità di gambe.

Gli anni di Guidolin

L’Udinese, dunque, sogna di tornare ad essere protagonista della Serie A, come le è capitato non più tardi del decennio scorso. Dopo un 15° posto al termine del triennio di gestione di Pasquale Marino, infatti, nel 2010/2011 l’Udinese  affida la panchina a Francesco Guidolin. Ed è subito boom: arriva infatti un 4° posto in Serie A, che vale l’accesso ai preliminari di Champions League.

Purtroppo l’Udinese non è molto fortunata nel sorteggio, perché per accedere al tabellone principale della ‘coppa dalle grandi orecchie’ devono battere l’Arsenal. L’impegno si dimostra troppo gravoso per le zebre, che comunque “retrocedono” in Europa League e fanno un’ottima figura, riuscendo a passare ai sedicesimi di finale pur in un girone duro con Atletico Madrid, Rennes e Celtic. I bianconeri eliminano il Paok Salonicco, ma agli ottavi non riescono a superate l’AZ Alkmaar.

Anche nelle due stagioni successive le soddisfazioni non mancano, tanto che l’Udinese nel secondo anno di Guidolin si supera e chiude al 3° posto in Serie A, raggiungendo ancora una volta i preliminari di Champions League. Ma ancora una volta la Coppa dei Campioni si dimostra stregata: 1-1 in Portogallo all’andata con lo Sporting Braga e stesso risultato al ritorno, ma portoghesi che passano ai rigori anche grazie all’ormai famigerato cucchiaio di Maicosuel (finito lemme lemme tra le braccia del portiere avversario).

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Il primo boom con Zaccheroni

Già un altro allenatore, prima di Guidolin, aveva scaldato il cuore dei tifosi dell’Udinese, portando la squadra al 3° posto in Serie A (secondo miglior risultato di sempre, dopo il 2° posto della stagione 1954/1955 con Giuseppe Bigogno in panchina): Alberto Zaccheroni. ‘Zac’ viene chiamato dalla proprietà friulana dopo il 16° posto di Adriano Fedele, facendo il suo esordio nel 1995/1996 con un buon 10° posto.

Nella stagione successiva, l’Udinese si migliorerà fino ad arrivare alla 5° posizione, ma è nel 1997/1998 che tutta Italia ammira il 3-4-3 di Zaccheroni, e il trio d’attacco Poggi-Bierhoff-Amoroso diventa un ritornello che ancora oggi fa brillare gli occhi dei tifosi. L’attaccante tedesco, che nella stagione successiva seguirà proprio Zaccheroni (ma anche l’esterno Thomas Helveg) al Milan, è il capocannoniere della Serie A con 27 gol, davanti a campioni del calibro di ronaldo, Roberto Baggio, Alessandro Del Piero e Gabriel Batistuta.

Quell’Udinese vincerà 19 partite, segnando 62 gol e terminando la sua corsa dietro soltanto alla Juventus e all’Inter. Non sono però numeri record, perché l’Udinese farà meglio (a livello numerico, ma non di piazzamento finale) proprio nel primo anno di Guidolin, nel 2010/2011, quando raggiungerà i 20 successi e i 65 gol messi a segno. In quella stagione, sarà nuovamente un calciatore delle zebre a vincere la classifica capocannoniere: Antonio Di Natale, a 33 anni suonati, metterà a segno 28 gol, due in più di Edinson Cavani e ben sette in più di Samuel Eto’o, centravanti dell’Inter campione d’Italia e trionfatore della Champions League, oltre che della Coppa Italia.

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