Bearzi

Udinese: il mercato, il mister, l’attaccante; il gioco delle tre carte

30 agosto 2012 – Da dove derivano le delusioni che la stagione sta riservando all’Udinese in questa prima fase? Tre partite, due pareggi e una sconfitta. E’ questo il misero bottino messo in cascina nelle prime tre uscite ufficiali che sono valse uno O in classifica in campionato e l’eliminazione dalla Champions League. Molto probabilmente se Armero non avesse optato per la zappa sull’imbeccata di Pereyra l’altra notte in Champions League in questo momento si starebbe lodando urbi et orbi il miracolo Udinese. Il calcio è fatto di episodi e il livello tecnico alto porta ad avere giocatori molto capaci nei momenti decisivi. Nessuno vuole buttare la croce addosso ad Armero così come non ha senso addossare a Maicosuel le responsabilità dell’eliminazione.

PREPARAZIONE FISICA: qualcosa, evidentemente, non è andato come era previsto se è vero, come è vero, che l’Udinese ha terminato tre gare su tre sulle ginocchia. Il calo fisico nel secondo tempo è apparso sempre netto al cospetto di avversari diversi e con due squadre che si sono alternate in campo fra campionato e coppa. Difficile pensare che i miracolosi preparatori delle ultime due stagioni (Bordon e Diamante) all’improvviso abbiano perso la bussola e portato all’appuntamento dell’anno una squadra con poco fondo. La cosa però è stata sotto gli occhi di tutti

IL MODELLO UDINESE: non è il caso di discutere il modello Pozzo; è il modello che ha portato la squadra e i tifosi alla ribalta della cronaca continentale. Il sistema si autoalimenta: l’Udinese opera uno scouting profondo che permette di scoprire talenti in tutto il mondo che poi lo staff ha il compito di rivalutare per essere monetizzati. Con il denaro delle cessioni si affrontano nuove operazioni di ricerca di giocatori: ovviamente per quanto bravi i talent scout dell’Udinese sono fallibili per cui il numero di giocatori controllati dall’Udinese è altissimo (si parla di oltre cento giocatori fra prestiti, comproprietà etc) e l’operazione non ha costi irrilevanti. E’ difficile fare le proporzioni ma su una cessione ipotetica da 10 milioni quanti soldi vengono reinvestiti in giocatori? Molti più di quelli che si pensa. Mantenere una rete di osservatori costa, e molti giovani promesse non vengono certo regalate dai club di appartenenza: Pereyra l’anno scorso costò oltre 5 milioni, Maicosuel quest’anno più o meno lo stesso. L’Udinese ci guadagna, certo, ma probabilmente meno di quanto si tende a immaginare.

ERRORI DI MERCATO: detto che le cessioni vengono fatte perchè è giusto vendere giocatori che vogliono andarsene e che hanno offerte va discusso nel complesso la qualità di molti giocatori portati a Udine negli ultimi due anni. Per sostituire Isla e Asamoah sono stati comprati Willians ed Allan. Sul primo, nonostante le lodi della critica, avevamo già avanzato delle velate perplessità: anche negli allenamenti si notava la scarsa predisposizione al palleggio e invece delle ottime doti di interdizione. Molti sono rimasti illusi dopo la prova contro il Southampton dove Willians aveva fornito un ottima prestazione. Allan, che invece dal ritiro sembrava emergere come l’acquisto forse più azzeccato dell’anno, è rimasto ai box per problemi inerenti al trasferimento. Una palude di cui non si conosce bene il perimetro per cui meglio non addentrarsi. Fatto sta che Allan non era disponibile per il preliminare. Non sfuggirà un’altra cosa: Willians viene impiegato come centrale di centrocampo e Allan come mezzala destra nel ruolo che fu di Isla e che sembrava destinato a Pereyra; fra l’altro stesso possibile ruolo di Badu. Insomma non è stata comprata una mezzala sinistra. Fra ritiro e amichevoli Guidolin in quel ruolo ha provato Gabriel Silva, Badu, Allan, Pinzi, Battocchio, Pereyra. Alla fine ha adattato l’argentino e alla metà del secondo tempo del preliminare di Champions ha messo Armero da interno (come accaduto già in alcune occasioni l’anno scorso). Ora è in dirittura d’arrivo Lazzari che dovrebbe occupare quella posizione; anche in questo caso però è un operazione a rischio: Lazzari è sempre stato un uomo di qualità, un trequartista più che un centrocampista; bisognerà trovare gli equilibri giusti. Va anche ricordato che questa serie di incidenti di percorso viene dopo che l’anno scorso furono acquistati  giocatori come Doubai e Sissoko, spariti da Udine dopo mesi di panchina (e per fortuna) tanto che a gennaio l’Udinese intervenne sul mercato con due prestiti di esperienza come Fernandes e Pazienza. Insomma il mercato Udinese non è poi così infallibile come a volte si vuol far credere.

MURIEL: considerato che la società è riuscita a conservare la fortissima difesa dell’anno scorso, nonostante gli scalpitii di Benatia durante il calciomercato, e l’arrivo di un potenziale fuoriclasse come Muriel si poteva forse anche soprassedere alle carenze del centrocampo con l’ipotesi di poter schierare insieme Di Natale e Muriel. Va detto che il capitano è arrivato in ritiro tardi dopo l’esperienza degli europei e che il colombiano si è presentato in condizioni di sovrappeso vergognoso al primo giorno di ritiro. La strada però non è stata cercata con la convinzione che ci si aspettava. Fin dall’inizio si è capito che Guidolin si sarebbe affidato all’usato sicuro schierando costantemente i due attaccanti in due squadre separate facendoli provare insieme solo a Southampton e per uno spezzone di gara. Indubbiamente nell’arco di una stagione lunga e con una probante stagione europea si sa che Di Natale ha bisogno dei suoi momenti di pausa e che quindi creare due coppie d’attacco diverse poteva essere un’ottima via per costruire una buona stagione in coppa e in campionato. Magari da gennaio, con qualche impegno in meno Muriel e Di Natale sarebbero stati schierati insieme con più costanza. L’impegno dell’anno però era a fine agosto e i due giocatori più forti non sono stati fatti giocare insieme. Nemmeno a partita iniziata. Follia.

IL 3-5-1-1: è stato il marchio di fabbrica di Guidolin negli anni a Udine e gli va dato atto di aver costruito una macchina quasi perfetta per due anni di fila e questo fa di lui probabilmente il miglior allenatore italiano; è evidente però che talvolta bisogna derogare dallo schema per cercare uno spunto, una giocata, la qualità di un giocatore. Muriel è stato sacrificato sull’altare del modulo così come,  si è scelto di giocare con un centrocampo a 5 affidando le chiavi di casa a Willians e spostando Pinzi, eccezionale da metodista, in mezzala. Il tutto nonostante l’assenza di una mezzala sinistra, anche se Pereyra non ha demeritato nel preliminare di Champions. Una serie di scelte che definiamo discutibili  che hanno finito per azzerare la sorgente del gioco schiacciando progressivamente la squadra in basso che acuiva così la sua incapacità di uscire dalla metà campo con i fraseggi caratteristici del gioco di Guidolin. La catena di sinistra purtroppo oltre ad Asamoah ha perso anche il miglior Armero; insomma il 3-5-1-1 si potrà discutere in futuro? L’emblema della situazione è il ritorno dell’anno scorso con l’AZ Alkmaar: Udinese costretta a inseguire e Guidolin continua a insistere sullo stesso modulo finchè Di Natale non va in panchina a suggerire (diciamo così) di mettere Fabbrini sulla destra e abbozzare un 3-4-3. Gli effetti si videro subito. Ma era troppo tardi.

GUIDOLIN: eterna stima e riconoscenza ma tenere in panchina Muriel nel finale della partita contro il Braga è da suicidio. Magari finiva male lo stesso ma è una cosa che non si può credere; ci ha ricordato Vicini che contro l’Argentina tenne fuori Baggio dalla formazione iniziale per schierarlo nel finale. O Maldini con Baggio ai mondiali ’98. La storia del calcio è piena di episodi del genere. Se c’è qualcuno che può ricomporre il puzzle della squadra quello è lui. Magari senza scene isteriche, grazie

 

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