Udinese: Marino, furlan di Marsala – Le foto dell’addio

DSC_2680Tre anni di sussurra e grida. Sembra questa la giusta sintesi dell’avventura di Pasquale Marino sulla panchina bianconera. Periodi esaltanti alternati a lunghe battuta d’arresto che alla lunga hanno usurato la corda e il rapporto fra il mister siciliano e la proprietà dell’UdinesePasquale Marino salva il Catania in serie A dopo una esaltante galoppata che lo ha portato in nove anni dall’Interregionale alla serie A e con l’incredibile ribalta delle cronache nel 2001/2002, quando sulla panchina del Paternò, secondo un’analisi informatica dell’Unità il Paternò risulto la squadra che giocava il miglior calcio in Europa. Nel 2002 Marino approda a Foggia, già regno di Zemanlandia negli anni 90, e propone ancora un gioco spumeggiante. E poi così via passando per una pagina amara (l’esonero ad Arezzo) e una serie di favole gloriose che lo portano prima alla promozione in serie A con il Catania (dove aveva giocato una decina d’anni prima) e poi alla salvezza. Poi l’inaspettato approdo a Udine. La partenza di Marino è terribile. Al battesimo in casa(2^ di campionato), contro il Napoli, il suo 433 viene clamorosamente bocciato con un sonoro 5-0. La settimana dopo Marino propone l’Udinese con il modulo che l’ha resa famos ain Europa. 343 con Dossena e Mesto sulle fasce. Una galoppata trionfale sulle ali di Di Natale e Quagliarella e dei sorprendenti Pepe e Inler che da perfetti sconosciuti si affermano a livelli altissimi e alla conferma di giocatori del livello di Zapata e Felipe con la sorpresa di Lukovic, ottimo nella difesa a 3. La squadra arriva settima e si qualifica alla Coppa Uefa per ripescaggio della finale di Coppa Italia. Nell’estate successiva l’Udinese cede i cursori di fascia e Marino in estate imbastisce un pazzesco 4231 che viene ben presto accantonato a favore di un 433. L’Udinese macina punti e spettacolo e anche in Europa la calvacata in coppa Uefa è irresistibile e dopo il turno preliminare con il Borussia Dortmund (vittoria per 2-0 in Germania e qualficazione sudata ai rigori in casa) vince il suo girone davanti a Tottenham, Dinamo Zagabria, Spartak Mosca e Nec Nimegem. In campionato l’Udinese viaggia su ritmi da Champions League. Poi all’improvviso il buco nero. Undici partite di campionato, tre punti. Roba da retrocessione doppia. Poi col ritorno della primavera l’Udinese torna a correre e sfiora l’impresa in coppa Uefa prima di uscire contro il Werder Brema nei quarti di finale. Nonostante l’infortunio al ginocchio di Di Natale la squadra opera una miracolosa rimonta e sfiora il posto in Europa. All’inizio di questa stagione il rapporto fra Marino e la proprietà sembra già incrinato e la squadra, perso Quagliarella, sembra non ingranare la marcia giusta e prima di Natale Marino viene esonerato. L’avventura di De Biasi dura solo un paio di mesi prima del ritorno del tecnico siciliano che riprende la squadra sull’orlo del baratro e in piena confusione tecnico tattica. La salvezza arriva senza troppi affanni e l’Udinese sfiora anche l’impresa di rimontare due gol alla Roma che avrebbe permesso forse di arrivare in finale di Coppa Italia e qundi in Europa. Le speranza bianconere si fermano sul palo colpito da Inler al 90°. Poi il lento scivolare di situazioni già scritte. Raggiunta la salvezza Marino annuncia la separazione fra lui e l’Udinese. Nel suo futuro si parla del Parma dove ritroverebbe l’amico e direttore sportivo Pietro Leonardi con il quale ha condiviso l’avventura europea di Udine.

Pasquale Marino è l’allenatore che ha proposto il gioco più convincente e spettacolare dai tempi di Zaccheroni. perfino più dell’Udinese di Spalletti che giunse in Champions League. Una squadra molto forte sicuramente a ui il mister siciliano ha impresso un gioco riconoscibilissimo e marchiato a fuoco con la sua firma. Errori, come lui stesos ha ammesso ce ne sono stati. far quelli che gli vengono imputati dalla tifoseria c’è soprattutto la parsimonia con cui effettua i cambi. Marino è sicuramente un allentaore che si fida ciecamente dei suoi uomini. Nel grave blackout dell’anno scorso (vera causa remota dell’addio di oggi) la condizione fisica crollò e l’assenza di alternative credibili (giocatori reduci da infortuni e fuori forma ) produsse la miseria di 3 punti in 11 partite. Un andamento inaccettabile che fu compensato dalla incredibile cavlacata in UEFA con l’approdo ai quarti. Nella stagione attuale forse Marino si è affidato troppo a giocatori in rotta con società e totalmente privi della giusta cattiveria come D’Agostino. Il play romano, vero fulcro del 433 dell’udinese è incappato in una stagione molto negativa. Gli infortuni a ripetizione hanno poi impedito alla squadra bianconera un campionato sereno. L’esonero è stato figlio di questi fatti otlre che a una tensione palapbile fra tecnico e società. Dopo il ritorno Marino, che è sembrato motlo più disponibile anche con la stampa con al quale aveva finito per creare un rapporto conflittuale (con le cause da dividere fra stampa e tecnico) è smebrato più rilassato e la sensazione è stata sempre quella di una situazine sotto controllo. Arriverà Guidolin, uno dei migliori tecnici italiani.

Rimpiangeremo però il calcio spettacolare che ci aveva proposto Pasquale Marino, un furlan di Marsala.

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