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Unita d’Italia, anche un friulano fra gli eroi dei Mille: Gio Batta Cella

Giabattista Cella

Il 17 marzo del 2011 si festeggia il 150° dell’Unità d’Italia che fu proclamato regno proprio il 17 marzo del 1851 sotto la monarchia savoiarda di Vittorio Emanuele II. Alla proclamazione del Regno il Friuli era sotto l’Impero austroungarico sotto la cui egida rimarrà fino alla terza guerra d’indipendenza del 1866. Tuttavai il Friuli e in particolare 22 friulani furono protagonisti della storica impresa dei Mille guidata da Garibaldi che nel 1860 “conquistò” l’intera penisola prima di consegnare le terre a Vittorio Emanuele. Dei 22 friulani che parteciparono a quella impresa ricordiamo Giovan Battista Cella  valoroso combattente a cui è dedicato Piazzale Cella.nei 22 friulani era rappresentata ogni tipo di classe sociale: dagli imprenditori ai garzoni, dagli artigiani ai fornai. Fra quelli provenienti dal Friuli, che non fu toccato dalla spedizione dei Mille e quindi rimase austriaco fino al 1866, c’erano fra gli altri Ippolito Nievo, veneto di nascita e friulano di adozione e Giovanni Battista Cella.

Laureato in legge, combatté con Garibaldi nel 1859, nel 1860, nel 1866 e nel 1867. Nel 1860 partecipò alla spedizione dei Mille. Nel 1864 fu tra i principali promotori della fallita insurrezione del Cadore, detti i Moti di Navarons, come componente della “banda di Manjano”.
Nella terza guerra di indipendenza si arruolò volontario nei Bersaglieri Milanesi e come sottotenente, fu il primo soldato italiano a passare il confine di Stato. Difatti si coprì di valore nella battaglia di Ponte Caffaro del 25 giugno ove fu ferito dopo un epico duello a sciabola con un ufficiale austriaco. Il coraggio del Cella fu anche riconosciuto per l’occasione da Garibaldi che scrisse nelle sue Memorie: “Mio caro Cella, in tutte le circostanze voi sarete sempre un valorosissimo e tale foste al Caffaro, nuova gloria per le armi italiane. Vi raccomando caldamente di aver cura della vostra salute, perché tra breve avremo bisogno di voi. Vostro per la vita. G. Garibaldi”.
Nel 1867 ebbe una parte importante nel tentativo di far insorgere Roma infatti doveva impadronirsi di Porta San Paolo, ma all’ora fissata si trovò innanzi non i cento romani promessigli, ma cinque soltanto!
Aderì politicamente all’estrema sinistra, ma deluso moralmente e materialmente, il Cella si ferì mortalmente con due colpi colpi di pistola, il 16 novembre 1879, nel cimitero di Udine. Soccorso, morì poco dopo all’ospedale. « …Il Cella, si è morto! Tredici anni dopo quel suo bel giorno, in un’ora di tedio, andò a gettare la vita al piè delle mura del Cimitero di Udine, portando seco le memorie dei giovanili ardimenti, Marsala, il Caffaro, Mentana, i suoi amori e il secreto dei dolori che lo trassero a morte. Oh poesia della morte!..
»(wikipedia)

Giovanni Battista Cella (Udine1837 – 1879). Cella è avvocato e imprenditore, oltre che fervente patriota risorgimentale. Si laurea in legge all’Università di Padova. Convinto sostenitore delle idee repubblicane, aderisce a “La Giovane Italia” di Mazzini e alla massoneria. Partecipa attivamente, come graduato di Garibaldi a tutte le vicende belliche e ai moti insurrezionali. E’ con Garibaldi nel 1859, fra i Cacciatori delle Alpi, nel 1860 con lo sbarco del Mille, nel 1862 in Aspromonte. Durante il moto di Navarons del 1864, agisce in stretto contatto con Antonio Andreuzzi. Cella, con altri ventisette uomini della sua banda, detta di “Majano”, attua una manovra diversiva in Carnia, per distogliere dalla Val Meduna parte degli austriaci che danno la caccia alla banda di Andreuzzi. Cella è l’unico che mantiene le promesse insurrezionali fornite ad Antonio Andreuzzi nella fase preparatoria, coordinando l’azione della sua banda con quella più numerosa di Navarons.

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