UTI Giuliana: la Regione ha fornito tutti gli strumenti per partire

Trieste, 5 gennaio – “Se l’UTI Giuliana, per certi aspetti logistici, organizzativi e programmatori, può apparire ancora in uno stato embrionale, nonostante risulti essere formalmente operativa dal 1° luglio dello scorso anno, le cause vanno cercate in parte nella mancata risposta alla nota ufficiale, e al successivo sollecito, che la Regione ha inviato ai vertici dell’UTI diversi mesi fa per conoscere il piano dei fabbisogni, la dotazione organica minima dell’Ente e la ragione per la quale non sia mai stata posta la questione dell’individuazione di un sito, ancorché provvisorio, dove ospitare la sede dell’Ente. Tema quest’ultimo peraltro evidenziato anche dalla stessa presidente Serracchiani nell’incontro di ieri con il sindaco di Trieste e presidente dell’UTI Giuliana Roberto Dipiazza, al quale è stata comunicata verbalmente la piena disponibilità della Regione a destinare all’Ente il Palazzo della Provincia”.

Questo il concetto espresso dall’assessore regionale alle Autonomie locali e al Coordinamento delle Riforme del Friuli Venezia Giulia Paolo Panontin, il quale ha inteso fornire alcuni chiarimenti in merito all’operatività dell’Unione Territoriale Intercomunale (UTI) Giuliana. Come precisato dallo stesso assessore, alla mancata serie di risposte da parte dell’UTI si è sommata una situazione di work in progress, dovuta alle elezioni amministrative e alla ritardata adesione degli ultimi quattro Comuni rispetto ai due iniziali (Trieste e Sgonico).

“Comunque in questa fase di avvio – ha spiegato ancora Panontin – la messa a disposizione di personale e risorse è in capo principalmente ai Comuni partecipanti, per il semplice motivo che l’Unione svolge in forma associata funzioni municipali, il che significa che quel che fa l’UTI i Comuni non lo fanno più. O meglio, non possono e non devono farlo”.

La Regione, come ha sottolineato l’assessore, è comunque intervenuta erogando al Comune capofila, in questo caso quello di Trieste, uno specifico fondo start up di oltre 650.000 euro. La presunta scatola vuota  dell’UTI è quindi effetto delle scelte istituzionali e organizzative maturate e che matureranno nel territorio giuliano, le quali, a causa delle particolarità già evidenziate, richiedono probabilmente un tempo maggiore per giungere a una definizione condivisa. Va evidenziato inoltre che l’irrobustimento dell’UTI è direttamente proporzionale all’alleggerimento dei Comuni.

“Diversa – ha spiegato l’assessore Panontin – è la questione del passaggio di funzioni provinciali ai Comuni per l’esercizio in forma associata tramite l’UTI: le non molte transitate con il 1° gennaio 2017 (l’Edilizia scolastica passerà con il 1° aprile 2017) sono accompagnate da un nucleo di unità di personale che risultano naturalmente deputate a curarne lo svolgimento. È questo il motivo per cui non si vedono : perché sono tuttora collocate fisicamente nei luoghi dove finora hanno operato”.

“A tal riguardo – ha detto l’assessore – non è quindi del tutto corretto ritenere che il personale già provinciale sia destinato a svolgere presso l’UTI Giuliana le funzioni comunali, anche se ciò potrà verificarsi e anche se, in ogni caso, la destinazione organizzativa di tali unità di personale è rimessa alle esclusive decisioni dell’UTI Giuliana”.

E proprio sul ruolo della Provincia “con l’approvazione da parte della Regione del Piano di subentro dei Comuni e dell’UTI Giuliana nelle funzioni provinciali – ha concluso Panontin – si è giunti a uno snodo importante, in esito al quale le parti locali (l’UTI e la stessa Provincia) sono tenute ad attivarsi e a scambiarsi ogni informazione necessaria secondo il noto principio di leale collaborazione. Pare evidente, quindi, la sussistenza di tutti i presupposti necessari per garantire che la gestione commissariale della Provincia di Trieste non farà mancare il proprio concreto supporto a ogni richiesta che l’UTI Giuliana abbia a formulare”.

ARC/GG/ppd

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