Val Rosandra: il WWF accusa “distruzione sistematica della vegetazione”

Vanno chiarite le responsabilità, per lo scempio compiuto in Val Rosandra ad opera della Protezione Civile regionale: lo chiede il WWF del Friuli Venezia Giulia, dopo che la “pulizia degli alvei”, attuata lo scorso 24 marzo nell’ambito della manifestazione “Puliamo il mondo – Clean up the world”, si è risolta nella distruzione sistematica di tutta la vegetazione ripariale, lungo un tratto del torrente Rosandra, all’interno dell’omonima riserva naturale, del SIC (Sito di Importanza Comunitaria) e della ZPS (Zona di Protezione Speciale per l’avifauna).
“L’intervento – denuncia l’associazione – è stato attuato nel pieno del periodo riproduttivo per l’avifauna e gli anfibi, sono stati asportati completamente tutti gli alberi più grandi (pioppi bianchi di 40 anni del diametro di 90 cm, ontani neri, salici, ecc.), è stato compromesso l’habitat della “foresta a galleria” che garantiva ombreggiamento e ossigenazione alle specie che la abitano – mentre sono rimaste molte robinie che avrebbero dovuto essere eliminate”.
Nell’area erano presenti, fra gli altri, il picchio rosso maggiore, il picchio verde, la ballerina bianca e gialla, il merlo acquaiolo. E’ stato distrutto, dal passaggio dei camion, il sito di riproduzione della Rana ridibunda. Sono stati distrutti i gradini in arenaria, collocati solo tre anni fa grazie ai fondi della Comunità Europea, sono stati manomessi i resti del mulino, ecc.
“Sconcerta – continua il WWF – che il Comune di S. Dorligo della valle – Dolina, ente gestore della riserva naturale, abbia collaborato all’esecuzione degli interventi suddetti, senza la minima considerazione per gli habitat le specie che la riserva dovrebbe tutelare”.

Anche dal punto di vista idraulico appare del controproducente una “pulizia” estesa su aree così vaste, anziché limitata alla prossimità dei centri abitati. E’ preferibile, infatti, che in aree aperte e prive di rischi, l’acqua sia rallentata da vegetazione o altri ostacoli (così da costituire naturali casse di espansione che favoriscono anche l’infiltrazione in falda)”.
In considerazione di tutto ciò, per l’associazione diventa quindi indispensabile chiarire:
– se esistano reali pericoli di esondazione del torrente Rosandra e cos’abbia motivato l’“urgenza” dell’intervento eseguito
– perché sia stato scelto proprio questo periodo per l’intervento di “pulizia”
– perché non sia stata svolta la valutazione di incidenza, prescritta dalle norme europee, sull’intervento nel SIC/ZPS
– i nomi di tutti i responsabili, della pianificazione e dell’esecuzione dell’intervento.

Nel ricordare che quella di sabato 24 marzo è stata soltanto la prima fase dell’intervento previsto, il WWF chiede inoltre che venga annullata – in attesa dei chiarimenti di cui sopra – l’ulteriore fase dei lavori, prevista per la metà di aprile.
Il WWF del Friuli Venezia Giulia aderisce pertanto alla manifestazione di protesta, promossa spontaneamente da un gruppo di cittadini, che avrà luogo domenica 1 aprile, alle ore 12, con ritrovo al ponte di legno sul torrente Rosandra.
“E’ inaccettabile – conclude il WWF – che la “bertolasite” abbia contagiato anche i vertici della Protezione Civile regionale del Friuli Venezia Giulia, mettendo gli incolpevoli e preziosi volontari nelle condizioni di provocare gravi danni ad un ambiente naturale di valenza europea. E’ quindi necessario ed urgente che si chiariscano le responsabilità per quanto accaduto e, in attesa di ciò, si eviti di dare il colpo di grazia ad un ambiente unico e fragile, qual è l’area ripariale del torrente Rosandra”.

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