Vicino/lontano al Festival delle Città Impresa

“Imprese culturali tra qualità e sostenibilità” è il titolo dell’incontro-dibattito, curato da vicino/lontano, in programma alle 16 di domenica 5 aprile, al Teatro Verdi di Maniago, nell’ambito del Festival delle Città impresa.  Giunto alla sua seconda edizione, il Festival coinvolgerà – in una riflessione di respiro internazionale – importanti esponenti della cultura industriale, politica, scientifica e finanziaria, ma anche dell’architettura e dell’urbanistica. Organizzato da nordesteuropa.it e dal Corriere della Sera, si terrà dal 2 al 5 aprile in cinque centri del nordest (Rovereto, Schio, i comuni del Camposampierese, Montebelluna-Asolo e Maniago), capoluoghi di un’area vitale per l’economia italiana ed europea. “Innovare per vincere la crisi” è il tema posto al centro dell’intera manifestazione, che intende  mettere in campo “idee” e proporre “strategie”, rivolgendosi esplicitamente a “persone, aziende e territori” interessati. A Maniago, in particolare, si parlerà di qualità dell’impresa e vicino/lontano, l’associazione culturale che fin dallo scorso anno ha avviato un rapporto di collaborazione con nordesteuropa.it, orienterà l’attenzione del pubblico e degli operatori del settore sulla questione del rapporto tra l’irrinunciabile qualità del prodotto culturale e la sua sostenibilità economica, soprattutto, appunto, in tempi di crisi. Ne discuteranno Francesco de Biase – direttore del Settore Arti Visive della città di Torino e della collana “Pubblico, professioni e luoghi della cultura”,  edita da FrancoAngeli – e il professor Pier Luigi Sacco – docente di Economia della cultura all’Università IUAV di Venezia e condirettore del master in Arts and culture management alla Trento School of Economics. Introdurrà e modererà  il confronto il professor Francesco Paolo Campione, direttore del Museo delle Culture di Lugano. Il tema è proprio in questi giorni al centro di un dibattito serrato, innescato da un intervento provocatorio di Alessandro Baricco su Repubblica e ripreso in seguito in un pubblico confronto con Eugenio Scalfari e in una vasta inchiesta di venerdì sulle pagine culturali dello stesso quotidiano. “Sotto la lente della crisi economica – aveva scritto Alessandro Baricco – piccole crepe diventano enormi (…) una che si sta spalancando, non sanguinosa ma solenne, è quella che riguarda le sovvenzioni pubbliche alla cultura”. Scarseggiano le risorse e il fiume di denaro finora versato dalle pubbliche amministrazioni per sostenere stagioni teatrali e musicali, mostre e grandi eventi rischia ora di estinguersi. Nei periodi di crisi è forse comprensibile anche se pericolosa consuetudine che i finanziamenti alla cultura vengano ridimensionati, o almeno selezionati con maggiore severità, da parte degli enti pubblici e dei sostenitori privati, divenuti inevitabilmente più prudenti. Basti pensare al Festival della politica che avrebbe dovuto vedere la luce a Bologna e che è stato annullato per l’indisponibilità del principale finanziatore a sostenerne i costi. Tuttavia le statistiche relative all’affluenza del pubblico sono là a dimostrare che, come afferma Giuseppe Laterza – formidabile figura di nuovo imprenditore culturale – “è la stessa crisi che accresce la domanda di festival seri e argomentati”, capaci di liberare la cultura dai lacci dell’accademia e delle élites intellettuali e mobilitando decine di migliaia di nuovi fruitori. Di fonte a tale fenomeno, che in Italia ha assunto negli ultimi anni proporzioni sorprendenti, è inevitabile porsi il problema – come fa De Biase nel volume L’arte dello spettatore – se le modalità di fruizione attuali si concretizzino di fatto in esperienze di reale arricchimento e in una consapevole crescita culturale “di massa”. Se la risposta è sì, diviene sempre più necessario che operatori culturali e istituzioni pubbliche si chiedano se esistano fonti alternative di finanziamento e quali siano i beneficiari da privilegiare. E, ancora, quali siano le strade per continuare a fare e generare cultura cercando di ottenere dei risultati anche in termini di profitto d’impresa e di ritorno economico sul territorio.
Gli spazi lasciati liberi dall’intervento pubblico potrebbero, secondo Baricco, essere tranquillamente gestiti dai privati, creando i presupposti per la realizzazione di vere e proprie imprese culturali. Ma se De Biase lamenta la mancanza di strategie per affrontare tali questioni in modo strutturato, Pier Luigi Sacco prospetta uno scenario più ottimistico, sostenendo che  proprio la cultura dovrebbe configurarsi “come attivatore del pensiero e delle sue capacità di produrre nuove prospettive sensoriali e intellettive e, come conseguenza, nuove forme di consumo. In quest’ottica – aggiunge – esattamente come la ricerca di base conduce all’innovazione tecnologica, la cultura si traduce in capacità innovativa per l’intero sistema economico”. D’altra parte è ormai senso comune che  “l’innovazione – lo ha ripetuto l’economista Enzo Rullani, che presiede il comitato scientifico del Festival – è oggi un modo per affrontare problemi generali, non solo individuali, non solo di mercato”. La riflessione in ambito culturale avviata nell’incontro di Maniago – assicurano gli organizzatori – proseguirà nel mese di maggio a Udine, durante la quinta edizione di “vicino/lontano”. A Maniago intanto sono attesi anche gli interventi di David B. Audretsch e Richard Florida, di Oliviero Toscani e di Giulio Giorello.

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