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Villa Manin: Munch e lo Spirito del Nord fino al 6 Marzo

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A poco più di un mese dalla chiusura della mostra di pittura dedicata a “Munch e lo spirito del Nord. Scandinavia nel secondo Ottocento”, prevista il 6 marzo prossimo, sono state superate le 65 mila presenze di visitatori paganti – per una media giornaliera di 550 presenze – che dal 25 settembre scorso hanno potuto ammirare nel complesso monumentale di Villa Manin di Passariano di Codroipo le opere del celebre pittore norvegese e di altri qualificati artisti del Nord Europa.
Questo il dato fornito dall’Azienda Speciale Villa Manin – Ente regionale promotore dell’evento – nei riguardi del quale il Commissario Enzo Cainero manifesta soddisfazione per la confermata e consolidata tendenza ad un’ottima affluenza di pubblico in occasione delle rassegne internazionali.
Tale lusinghiero andamento è stato raggiunto pur riscontrando la minore presenza di gruppi scolastici dovuta alle ben note oggettive difficoltà in cui si dibatte il mondo della scuola.
Particolarmente significativo l’andamento registrato nei week-end dove sono state raggiunte punte di 2500/3000 presenze, trend questo che dovrebbe essere destinato a confermarsi nelle prossime settimane.
Motivo di soddisfazione l’apprezzamento espresso dal pubblico per l’alta qualità dell’offerta artistica proposta ancora una volta da Villa Manin con una numerosa presenza di visitatori stranieri provenienti soprattutto delle nazioni contermini Croazia, Slovenia ed Austria.
Il positivo andamento sino ad oggi riscontrato e il previsto intensificarsi, così come avvenuto in precedenza, dei flussi di visitatori nel restante periodo di apertura della rassegna, rende moderatamente ottimisti circa il programmato obiettivo di raggiungere i 90 mila visitatori.

Nel suo progetto quadriennale dedicato alle “Geografie dell’Europa”, Villa Manin propone il secondo importante appuntamento, dopo il primo sul rapporto tra la pittura francese e quella del centro ed est Europa nel secondo Ottocento. Progetto, nella sua interezza, volto a studiare alcune delle maggiori evidenze della pittura europea tra la metà del XIX secolo e il primo decennio di quello successivo.

Munch e lo spirito del Nord. Scandinavia nel secondo Ottocento vuole, per la prima volta in Italia, costruire il racconto di una storia che identifica appunto lo spirito del Nord con la pittura in Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca. Specialmente dedicata al paesaggio, ma ben raccolta anche attorno al tema del ritratto e della figura, la mostra, composta di circa 130 opere provenienti soprattutto dai musei scandinavi ma anche da alcuni altri musei sia europei che americani, si dividerà in cinque sezioni.

Le prime quattro riservate alle scuole nazionali degli Stati appena menzionati, mentre la sezione di chiusura verrà dedicata a Edvard Munch, con 40 opere in totale, di cui 30 quadri e 10 lavori su carta.

Dunque una sorta di grande mostra nella mostra, prendendo in considerazione gli anni di esordio vicini alla pittura del pittore norvegese Krohg e poi i due decenni – l’ultimo del XIX secolo e il primo del XX – che ne hanno decretato l’universale fama.

Ma riandando alle scuole nazionali prima di Munch, alcuni dipinti a evidenziare, prima dello scavalcamento di metà secolo, la situazione della cosiddetta “Golden Age” in Danimarca, con le opere prima di Eckersberg e poi di Kobke, Lundbye, P.C. Skovgaard e Dreyer. Così come in Norvegia una breve introduzione sarà riservata a Dahl, Fearnley, Balke e Gude; in Svezia almeno a Larson, Berg e Wahlberg e in Finlandia a von Wright e Holmberg. Poi la mostra prenderà il suo corso dentro la seconda metà del XIX secolo, attenta a individuare, attraverso la scelta dei dipinti, quello sguardo che ha fatto del Nord un luogo non soltanto fisico ma anche dell’anima. E che quindi non può che trovare in Munch il suo logico e imprescindibile punto d’arrivo. Ma prima la schiettezza, la luminosità, il silenzio e il fragore del paesaggio nordico sono interpretazione che talvolta vira verso una problematicità che fa dei luoghi naturali un sentimento arcano e quasi primordiale.

Questo senso del tempo fondo, la chiarità delle estati, la profondità delle notti invernali, il velluto del muschio dell’erba, il bianco dei fiori sotto il bianco delle lune estive, è quello che l’esposizione vuole mostrare al pubblico italiano. Ovviamente non facendo mancare alcuno dei principali protagonisti, a cominciare da Ring, Philipsen, Krøyer e soprattutto Hammershøi (cui sarà dedicata un’intera sala a Villa Manin) in Danimarca. Per proseguire almeno con Hertervig, Cappelen, Killand, Thaulow, Krøgh, Sohlberg in Norvegia; e poi Larrsson, Nordström, Zorn, Ekström, Prince Eugen, Strindberg in Svezia; Edelfelt, Gallen- Kallela, Järnefelt, Churberg, Halonen, Thesleff in Finlandia. Alcuni dei nomi dunque che per la prima volta consentiranno, attraverso una mostra ampia e documentata, di far conoscere al pubblico italiano la pittura in Scandinavia.

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