vinitaly
I numeri sono come sempre di grandi dimensioni: oltre 150mila visitatori specializzati, 114 Paesi coinvolti, 4mila aziende espositrici: da domani con Vinitaly per cinque giorni Verona torna capitale del vino mondiale. Con gli operatori che saranno di fronte alla sfida sempre più stringente della qualità, che si declini con vitigni autoctoni, riduzione delle gradazioni, tecnologia in cantina, biologico e dintorni, cioé le nuove e necessarie tendenze. Perché i dati sono chiari: si beve molto meno, si spera meglio. Secondo una ricerca dell’Assoenologi, negli anni ’70 in Italia si consumava una media di 100 litri di vino all’anno a testa. Che facevano tre bicchieri al giorno tutti i giorni. Certo, è sempre il discorso delle statistiche e del mezzo pollo perché qualcuno alzava nettamente la media, ma in ogni caso il consumo procapite nel frattempo è crollato: 45 litri nel 2007, circa 40 litri attualmente, sotto questa soglia entro il 2015. Rispetto a 40 annui fa i valori sono ovviamente diversi e i prezzi delle bottiglie, non dei vini sfusi, sono lievitati sensibilmente. Questa è l’innegabile tendenza, anche all’estero, e i produttori da anni ci fanno i conti. Nonostante l’esplosione di nuovi mercati (secondo una ricerca Mediobanca la società del mondo del vino più redditizia è di gran lunga una cinese), la produzione mondiale di vino l’anno scorso ha infatti raggiunto i livelli più bassi dal 2002 a 260 milioni di ettolitri. Producono di meno soprattutto i Paesi europei, che hanno accusato una riduzione del 6% sulla già modesta quantità del 2009, con l’Italia che ha tagliato più di tutti (-11%), non solo per l’annata piuttosto difficile in diverse Regioni. E’ inutile nascondersi che molte cantine sono piene di prodotto invenduto dopo il boom dei primi anni Duemila e che quindi la strade della qualità da sola non sono più sufficienti. Serve marketing integrato, distribuzione moderna e più efficiente, comunicazione mirata. Cose apparentemente lontane da chi si deve occupare della vigna tutto l’anno, ma da affrontare al più presto. Magari proprio a partire dal Vinitaly 2011, che ha un panorama di premi, degustazioni, convegni e incontri anche fuori dai soliti schemi. Solo per fare pochi esempi, su centinaia di appuntamenti: Confcommercio si chiederà se gli italiani amano ancora il vino (risposta scontata), la grande distribuzione dirà come arrivare ai suoi scaffali imprescindibili ormai per quasi tutti, il velista Giovanni Soldini, che conosce l’Oceano atlantico meglio delle sue tasche, descriverà un vento che, secondo un’ardita teoria, influirebbe sulla grandiosità delle uve nebbiolo. Ma Vinitaly non è solo vino e distillati. Da tempo ospita anche l’altro ‘oro’ della nostra agricoltura: questàanno il Salone internazionale dell’olio extravergine d’oliva (Sol) è arrivato alla sua 17esima edizione ed è affiancato da Enolitech, il Salone delle tecniche per la viticoltura, l’enologia e delle tecnologie olivarie.

Fonte: ANSA

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