Viticoltura: Shaurli, da libro Costantini indicazioni per futuro

Udine, 22 giu – “Ripercorrere e riscoprire la storia della vite
e del vino del Friuli Venezia Giulia può aiutare a comprendere,
interpretare, conoscere l’attuale realtà del settore enologico
regionale e ad affrontare le sfide che attendono il vigneto
regionale e i nostri prodotti di pregio per consolidare le
posizioni acquisite sui mercati del mondo, ma anche per
accrescere ulteriormente l’attrattività dei nostri vini,
legandoli ed identificandoli sempre più con il nostro territorio”.

Questi i concetti che l’assessore regionale alle Risorse
agricole, Cristiano Shaurli, ha sviluppato a Udine nel concludere
la presentazione del volume che l’Accademia italiana della vite e
del vino ha voluto dedicare al Friuli e a Trieste.

Il libro, realizzato dall’agronomo e studioso della civiltà
contadina, Enos Costantini, si intitola infatti Storia della Vite
e del Vino in Friuli e a Trieste, rappresentando una carrellata
di notizie, approfondimenti, note esplicative, analisi, su tutto
quanto ruota attorno al mondo del vino e ha caratterizzato la
presenza della vite nella nostra realtà.

Una presenza che, ha ricordato Costantini, risale ai tempi più
remoti e, salvo alcune interruzioni causate da patologie delle
piante, ha sempre accompagnato la vita e la storia delle genti
friulane e di Trieste.

Vino dapprima come alimento diffuso e bevanda mescolata ad acqua
e spezie o miele, poi prodotto e richiesto in forma sempre più
qualificata ed evoluta perché rappresentava la bevanda degli
agricoltori ed era atteso dai nobili anche per essere
commercializzato.

Shaurli ha ricordato che il Friuli Venezia Giulia ha saputo
guadagnare spazi ragguardevoli di mercato, specialmente
all’estero. Con un incremento dell’export del 56 per cento negli
ultimi cinque anni ha infatti praticamente raggiunto per volume
delle esportazioni realtà viticole di ben maggiore estensione
come, ad esempio, la Sicilia.

In questo contesto sono aumentati di valore e di quantità
prodotta vini come la Ribolla gialla, spumantizzata e rilanciata
con questa modalità di vinificazione da Manlio Collavini.

Il vigneto regionale, sull’onda di questa crescita, vorrebbe
poter migliorare ancora ma, come ha ricordato Shauli, i vincoli
comunitari limitano attualmente a 250 ettari l’anno le superfici
sulle quali la Regione può consentire nuovi impianti della vite a
fronte di richieste per 29mila ettari già presentate da parte dei
viticoltori del Friuli Venezia Giulia.

Per affrontare con successo i nuovi mercati, ma anche per gestire
questa imponente mole di richieste di nuovi impianti, non si può
prescindere dalla qualità e, come ha sostenuto ancora
l’assessore, va ricordato che la storia e le tappe vissute dal
vigneto del Friuli e di Trieste ci insegnano che il vigneto
regionale non è rappresentato soltanto dal vino prodotto ma è
costituito anche dall’indotto, da una filiera articolata che
vanta altrettante eccellenze nella nostra terra, dalle produzioni
di attrezzatura da cantina alla coltivazione delle barbatelle
nella quale siamo leader mondiali.

Si può essere davvero orgogliosi di questa realtà, ha precisato
Shaurli, in quanto, come si ricava dal volume di Costantini, la
nostra viticoltura è tra le più citate e studiate al mondo per le
esperienze maturate, la ricerca, l’evoluzione, la
riqualificazione del territorio e dei suoi prodotti.

Sta ora anche nella capacità dei viticoltori, secondo
l’assessore, sapersi promuovere e raccontare perché tra le
aspettative dei degustatori più attenti, ma anche dei semplici
consumatori, vi è la ricerca di ciò che sta dietro a una
etichetta, dalla storia dei produttori alle caratteristiche
uniche dei territori.

La storia del vigneto del Friuli e di Trieste, ha concluso
Shaurli, deve aiutare ad evitare inutili antagonismi,
ricordandoci che il vino, da sempre, si produce sull’intero
territorio regionale.

Le 700 pagine della Storia della Vite e del Vino in Friuli e a
Trieste colmano una lacuna nella produzione bibliografica
dell’Accademia della vite e del vino. Il Friuli Venezia Giulia,
infatti, è la nona regione italiana alla quale l’istituzione
nazionale del mondo enologico dedica un accurato approfondimento.
ARC/CM/fc

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