VITICOLTURA SOSTENIBILE SI

Da qualche settimana tra i produttori del Triveneto è in atto un acceso dibattito sulla “sostenibilità” della vitivinicoltura. Tutto parte da una puntata di Report (RAI 3) del 14 novembre 2016 che ha presentato il “sistema” Prosecco come la principale causa di inquinamento e sviluppo di patologie più o meno gravi tra gli abitanti delle colline del trevigiano. L’inchiesta è stata a senso unico e non ha lasciato grande spazio ad approfondimenti e controdeduzioni. La più grande denominazione di origine italiana, l’unica che negli anni della grande crisi non ha smesso di macinare record di crescita, è stata presentata all’opinione pubblica come nemica dell’ambiente. E poiché il Prosecco è una Doc interregionale, la polemica si allarga anche ai territori contermini, compreso il Friuli Venezia Giulia.
Il Consorzio di tutela della Doc Prosecco è comprensibilmente preoccupato dei danni di immagine e cerca un modo per non perdere il consenso che è riuscito a costruire presso i consumatori. Così – con l’intento di rispondere all’attacco mediatico – nell’assemblea del 4 aprile è stata presentata ai soci una proposta di modifica del disciplinare di produzione con la quale si metterebbero al bando un erbicida e due anticrittogamici tra i più utilizzati in vigneto. Nonostante gli interventi contrari di alcuni produttori (anche friulani) la proposta è stata approvata a larghissima maggioranza grazie ai voti delle cooperative che si presentano in assemblea forti delle deleghe di tutti i soci viticoltori conferitori.
Premesso che tutti noi, a prescindere dalle inchieste televisive e prima ancora di esse, condividiamo con convinzione l’obiettivo di una agricoltura sempre più sostenibile e rispettosa dell’ambiente, altrettanto chiaramente diciamo che la strategia adottata dal Consorzio, frutto di scelte affrettate ed emotive, è rischiosa e controproducente. Ogni prescrizione, obbligo o divieto che sia, introdotta nel disciplinare di produzione necessita di un iter procedurale lungo e impegnativo che vede coinvolte la filiera, le Regioni, il ministero e la Commissione Ue. E altrettanto complicato sarebbe eliminare tali prescrizioni nel momento in cui si rivelassero inutili o superate.
Riteniamo che questo percorso porti a una eccessiva rigidità che limita fortemente ogni ipotesi di adattamento futuro. A nostro avviso, come alternativa, sarebbe preferibile fare riferimento, in tutto o in parte, ai disciplinari di produzione integrata che vengono aggiornati annualmente dalle Regioni sulla base di linee guida nazionali. Ciò consentirebbe alla Denominazione un costante e automatico adattamento delle pratiche agronomiche e/o di difesa senza attivare la complessa procedura della modifica di disciplinare. La certificazione SQNPI potrebbe anche conferire visibilità e valore aggiunto al prodotto nell’ambito di un regime i cui costi sono noti e le procedure consolidate e garantite dal ministero.
Sulla scorta delle medesime preoccupazioni, in occasione degli imminenti bandi per l’assegnazione di 1.200 ettari di nuove idoneità alla Doc, il Consorzio propone anche di legare i nuovi impianti alla realizzazione del 5% di superficie di siepi e boschette.  Tutte le organizzazioni agricole hanno manifestato contrarietà a questo approccio. Si ritiene infatti che, oltre a essere quantitativamente irrilevanti ai fini ambientali, gli impegni proposti comportano un considerevole aggravio burocratico per le successive verifiche sul mantenimento degli stessi.
Di fronte a questa situazione, con una iniziativa unica nel suo genere, Coldiretti, Confagricoltura e Cia di Veneto e Fvg tutti assieme il 16 maggio hanno siglato un documento con il quale chiedono all’unanimità al Consorzio e agli assessori regionali di “fermare le macchine” per rivedere le scelte nell’ambito di una strategia più meditata e condivisa da tutta la viticoltura del Triveneto e non solo per la Doc Prosecco. Diversamente si rischierebbe di generare difformità nelle regole di coltivazione all’interno delle stesse aziende che producono diverse tipologie di prodotto. Rileviamo peraltro che le misure di “sostenibilità” proposte dal Consorzio, in termini di maggior costo di produzione, gravano interamente sul viticoltore mentre per vinificatori e imbottigliatori risultano sostanzialmente neutre. Se un impegno deve esserci, questo deve essere equamente ripartito su tutti i segmenti della filiera.
Con questo non si vuole eludere il tema della sostenibilità né rimandare eventuali decisioni in un futuro indeterminato. Ma non possiamo neppure accettare soluzioni irrazionali che, vista l’importanza assunta dal Prosecco, si riverberano inevitabilmente anche sul resto del comparto. A tale riguardo sarebbe molto opportuno che anche i tanti conferitori alle cantine sociali facessero sentire la propria voce davanti agli amministratori delle loro cooperative.

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