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Etichetta accattivante, nome azzeccato, intenti lodevoli: così si annuncia Winezero, il primo vino senza alcol in arrivo dalla Spagna. Ne dà notizia l’Unione Nazionale Consumatori, con qualche perplessità che pare come minimo doverosa in una terra di amanti del vino come l’Italia: può dirsi vino quello a cui poi, durante il processo produttivo, viene tolto tutto l’alcol?

Winezero nasce da vino prodotto con uve pregiate, a cui viene tolto l’alcol, rendendolo una bevanda che mantiene tutti i  benefici del vino di qualità senza i rischi ed i problemi generati dall’alcol. In più essendo l’alcol contenuto nel vino a  determinarne il valore energetico, il basso grado alcolico di Winezero, lo rende anche a basso contenuto calorico. Winezero è il primo prodotto al mondo elaborato partendo da vini di alta qualità. Winezero è una bevanda innovativa in  Europa ed è il risultato di tre anni di ricerca nel processo di dealcolizzazione del vino.

A parte infatti il dubbio linguistico (il vino è per definizione il prodotto di una fermentazione alcolica, se l’alcol non c’è più magari bisogna chiamarlo in un altro modo), c’è da chiedersi se davvero un vino senza alcol «mantiene tutti i benefici del vino di qualità», come dice la campagna promozionale di Winezero. Andrea Poli, direttore della Nutrition Foundation of Italy, osserva: «Sono francamente perplesso. I benefici cardiovascolari del vino, c’è poco da girarci intorno, derivano dal suo contenuto di alcol: non a caso si osservano anche con altre bevande alcoliche. La proporzione di effetti positivi sul sistema cardiovascolare che dipende dalla presenza dei tanto decantati antiossidanti, resveratrolo in primis, è molto piccola: prima di tutto perché mediamente queste sostanze sono assorbite in maniera modesta dal nostro organismo, per cui per garantircene quantità consistenti dal vino dovremmo bere fino a star male – spiega l’esperto –. In secondo luogo, l’uomo ha un elevatissimo potere antiossidante “intrinseco”: se diciamo che il nostro “livello antiossidante base” è mille, introdurre resveratrolo attraverso il vino potrà spostare di uno o due questo valore. In sostanza, credere in un potere cardioprotettivo di un vino senza alcol è illusorio: per godere dei benefici del buon vino sul cuore non resta che berlo responsabilmente», taglia corto Poli.

Accantonate le speranze di portare in tavola un vino salva-cuore a gradazione alcolica zero, resta l’altro nobile intento del gruppo enologico spagnolo che ha ideato Winezero: secondo loro il vino senza alcol è la soluzione anti-sballo per i giovani, che potranno berlo senza rischiare di ubriacarsi e cacciarsi nei guai. Di nuovo, Poli manifesta più di un dubbio: «I ragazzi che bevono non lo fanno certo perché vogliono godere i benefici del vino sul cuore, ma proprio per cercare gli effetti ansiolitici e disinibitori dell’alcol. Commercializzare un vino senza alcol con la pretesa di convincere i ragazzi a berlo perché così non sballano mi sembra avviarsi verso il più sicuro degli insuccessi: se funzionasse, certo, sarebbe risolutivo. Ma non credo che un vino simile possa far presa sui giovanissimi». Poli però lascia aperta una porta a Winezero: «Chissà, magari è davvero buono: io sono astemio, se così fosse sarei contento di provarlo».

Andrea Ghiselli, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, osserva: «Temo che il problema sia proprio il gusto di questo vino: staremo a vedere, ma ho qualche dubbio che possa esser buono. Noi provammo, qualche anno fa, a preparare un vino senza alcol per fare esperimenti sul potere antiossidante dei polifenoli su alcuni volontari: non potendo far bere loro quantità smodate di vino, provammo a togliere l’alcol. Il risultato fu che era pressoché imbevibile – racconta il ricercatore –. Noi però non avevamo alcuna preparazione enologica per farlo, quindi magari Winezero sarà meglio». Anche Ghiselli dubita che un vino così possa far presa sui ragazzi; fosse buono, però, sarebbe una buona alternativa per chi è astemio o va al ristorante con in tasca l’etilometro. «Per questo sono molto favorevole a un vino senza alcol – continua Ghiselli –. Quanto ai benefici possibili, non è detto che siano proprio pari a zero. Di resveratrolo nel vino ce n’è troppo poco per garantircene quantità adeguate tramite questa fonte, è vero; ma i polifenoli totali non sono proprio irrisori, per cui uno o due bicchieri qualcosina fanno. E se non c’è l’alcol, tanto meglio; anche se, va detto, i polifenoli si trovano in altri alimenti, ad esempio pomodori o tè verde, e non è certo indispensabile bere vino per procurarseli», conclude Ghiselli.

Fonte: Corriere.it – Elena Meli

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