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Fare il punto sul rapporto tra conoscenze sinora acquisite su alcuni dei principali contaminanti degli alimenti e tutela della salute del consumatore. È l’obiettivo del workshop internazionale “Attualità sui contaminanti delle sostanze grasse alimentari: aspetti analitici, normativi e di prevenzione” che si terrà giovedì 12, dalle 14.30, e venerdì 13 novembre presso il dipartimento di Scienze degli alimenti dell’Università di Udine, in via Sondrio 2. L’incontro è promosso dalla Società italiana per lo studio delle sostanze grasse e dal dipartimento di Scienze degli alimenti.

Parteciperanno un centinaio di esperti delle principali industrie nazionali e multinazionali del settore, di laboratori di controllo pubblici e privati, italiani e stranieri e di rappresentanti del Consiglio oleicolo internazionale e del Joint Research Center della Commissione Europea. Porteranno gli indirizzi di saluto il rettore Cristiana Compagno, il direttore del dipartimento, Roberto Zironi, e Lanfranco Conte, professore di Chimica degli alimenti all’ateneo friulano e vicepresidente della Società italiana per lo studio delle sostanze grasse. Per ulteriori informazioni http://www.sissg.it/.

Il workshop analizzerà il fenomeno dei contaminanti lungo l’intera filiera produttiva. In particolare, confronto e scambio di esperienze riguarderanno contaminanti quali gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), gli oli minerali, i 3-MCPD (monocloro-propano-1,2diol) e il bis fenolo A. Idrocarburi policiclici aromatici e oli minerali derivano sia da contaminazione ambientale sia di processo, il 3-MCPD può derivare da processi tecnologici, mentre le varie forme di Bis Fenolo A dal packaging.

La qualità degli alimenti oggi non può prescindere da aspetti legati alla “food safety”. «L’espressione – spiega il professor Conte – comprende un insieme di fattori collegati all’ambiente, alle tecniche di produzione primaria, di conservazione e di condizionamento delle materie prime, e alla tecnologia di produzione e conservazione adottata». La disponibilità di tecniche analitiche sempre più sensibili e l’aumentata attenzione alla tutela della salute del consumatore hanno indirizzato ricercatori e organi di controllo verso la ricerca e determinazione di nuovi contaminanti.

«Tuttavia – evidenzia Conte –, la standardizzazione e armonizzazione dei metodi di analisi e la fissazione di limiti non sempre sono andati di pari passo alla messa in evidenza di queste sostanze, generando talvolta ostacoli alla libera circolazione delle merci sulla base di risultati analitici scarsamente confrontabili». Invece, conclude Conte, «la conoscenza della struttura chimica dei contaminanti e delle fonti da cui si originano, consente la messa in opera di strategie di prevenzione ex ante quando possibile o di eliminazione ex post se la prevenzione non è applicabile».

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