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Zico: l’artista del calcio che fece innamorare Udine e l’Italia intera

Parlare di Zico non significa solo parlare di uno dei calciatori più forti di tutti i tempi, significa anche ricordare una storia di grande passione che unisce, da quattro decenni, la città di Udine a un campione sportivo che per due stagioni l’ha fatta sognare e con cui, ancora oggi, continua a mantenere un fortissimo legame affettivo. A distanza di tanti anni dal suo passaggio in bianconero, nel febbraio 2017 il sindaco Furio Honsell gli consegnò il Sigillo della Città di Udine, un riconoscimento che viene assegnato a personaggi illustri che con il proprio lavoro contribuiscono a tenere alto il nome della città. In quell’occasione fu ricordato il grande merito dell’ex giocatore brasiliano, che venne definito come uno “straordinario sportivo interprete dell’arte calcistica”. Dopo aver ricevuto il premio, il giocatore approfittò dell’evento per incontrare diversi gruppi di tifosi e ammiratori, come la delegazione dell’UPC Tavagnacco femminile, composta da Alessia Tutino, Chiara Cecotti e Giulia Cotrer.

Chi ha potuto veder giocare dal vivo Arthur Antunes Coimbra (questo il suo vero nome), nato a Rio de Janeiro nel 1953, sa di cosa stiamo parlando. Eppure, anche chi non ha avuto questa fortuna, come i tifosi bianconeri più giovani, avrà senz’altro sentito parlare almeno una volta di questa leggenda del calcio, uno dei più amati in Brasile e da alcuni chiamato “il Pelé bianco”. Il passaggio di Zico per Udine, un’avventura tanto rapida quanto indimenticabile, è stata raccontata nel libro “Zico o Austria”, scritto da Enzo Palladini e pubblicato pochi mesi fa. Il titolo riprende lo slogan che i tifosi scandivano per le strade di Udine nelle settimane precedenti all’arrivo del giocatore, quando sembrava che la FIGC stesse per invalidare il suo trasferimento alla squadra locale per alcuni impedimenti burocratici.

La notizia dell’approdo di Zico in Italia, nell’estate del 1983, dopo una trattativa sofferta, ebbe una risonanza mediatica enorme, sia nel nostro Paese sia a livello internazionale. Ingaggiato per la cifra ai tempi astronomica di sei miliardi di lire, fortemente voluto da Lamberto Mazza, l’allora presidente del club e del gruppo industriale produttore di elettrodomestici Zanussi, Zico aveva appena compiuto 30 anni e proveniva dalla leggendaria squadra “carioca” del Flamengo. Un anno prima, ai Mondiali di Spagna, che l’Italia conquistò nella mitica finale di Madrid, vinta contro la Germania per 3 a 1, il talento brasiliano era stato nominato come uno dei migliori centrocampisti del torneo e inserito nell’All Star Team planetario, insieme ad altre leggende del calcio di quegli anni, come il suo connazionale Paulo Roberto Falcao (centrocampista della Roma, con cui vinse lo Scudetto nella stagione 1982/1983), Zbigniew Boniek e Michel Platini (entrambi della Juve) o gli azzurri Dino Zoff e Paolo Rossi, tra gli altri.

Nella sua prima stagione all’Udinese, quella 1983/1984, Zico si trovò a giocare, oltre che con l’altro brasiliano Edinho, con giocatori del calibro di Franco Causio, Luigi De Agostini, Massimo Mauro o Pietro Paolo Virdis (tra gli altri), disputando un campionato straordinario. Esordì con una doppietta fuori casa, contro il Genoa. La partita finì 5 a 0 e le sue prodezze mandarono in estasi i tifosi di entrambe le squadre, non solo quelli bianconeri. I suoi calci di punizione sono entrati per sempre nella storia della Serie A, così come quelli dei suoi due più grandi rivali di allora: “Le Roi” Platini e “El Pibe de Oro” Diego Armano Maradona. In totale segnò 19 reti, mancando per un soffio il titolo di capocannoniere, vinto da Platini con 20 goal. Grazie ai centri del fuoriclasse francese, la Juventus conquistò lo Scudetto (il ventunesimo della sua storia). Quell’anno, la Vecchia Signora era la squadra da battere e favorita da tutti pronostici, esattamente come oggi, come dimostrano le quote di Betway Sport del 10 novembre che la danno a 2,62. L’Udinese chiuse la competizione al nono posto, non riuscendo a classificarsi in zona UEFA per soli quattro punti.

Il secondo anno fu decisamente meno entusiasmante. A causa di un brutto infortunio, “O Galinho” (“Il Galletto” in portoghese), come venne soprannominato dai tifosi, giocò 16 gare, mettendo a segno solo tre goal. Le ambizioni della stagione precedente furono ben presto frustrate e i bianconeri si ritrovarono a lottare per la salvezza. A fine stagione Zico lasciò Udine per tornare al suo amato Falmengo, dove in precedenza aveva giocato per 12 anni, dal 1971 al 1983, e dove militò fino al 1989. Il 27 marzo 1989 tornò a Udine per disputare un’ultima, importantissima gara della sua carriera: la partita amichevole Brasile-Resto del Mondo con la quale dava l’addio alla selezione giallo-oro. Lo Stadio Friuli lo accolse come un eroe, dedicandogli una calorosa festa di benvenuto. Con la Nazionale brasiliana giocò in totale 71 incontri, segnando 48 goal.

Da circa vent’anni Zico ha intrapreso una seconda carriera come allenatore e attualmente siede sulla panchina del club giapponese Kashima Antlers. La sua breve parentesi italiana ha segnato un’epoca nella città di Udine, lasciando un ricordo indelebile nella città, nella tifoseria friulana e negli appassionati di calcio di tutta Italia.

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