Aperitivo a Grado
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cine20

Cine20 lo potete leggere tutti i venerdì ed è curata da un ragazzo cagliaritano ed uno genovese. Matteo “Weltall” Soi, dalle pagine del blog weltallsworld.blogspot.com, e Mattia “Tob Waylan” Meirana, da tobwaylan.tumblr.com , mettono insieme la loro esperienza di cine-blogger e cinefili non professionisti per una rubrica alla portata di tutti, libera e accessibile, che spazi da brevi recensioni fino alle uscite home-video, senza dimenticare le doverose segnalazioni sui film in sala, il tutto corredato da un sistema di valutazione facile ed immediato. Perché mettersi in due per gestire la rubrica? Semplicemente perché il “pensiero unico” è noioso e due voci, due opinioni, sia che convergano o che vadano in direzioni opposte, possono essere decisamente più interessanti e stimolanti per chi scrive e per chi legge. Detto questo, andiamo a cominciare.

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Al cinema e non solo.

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CAPTAIN AMERICA – IL PRIMO VENDICATORE
di Joe Johnston

Da Iron Man a Captain America. Ci sono voluti tre anni per portare a compimento la lunga preparazione al film dei Vendicatori, tre lunghi anni e cinque film che nonostante la qualità altalenante (ma mai sotto la sufficienza) hanno dimostrato la volontà dei Marvel Studios di portare sullo schermo delle versioni quanto mai fedeli dei loro famosi personaggi cartacei. Superato l’ ostacolo Thor si poteva pensare che fosse tutta discesa ma a tutti gli effetti anche Captain America si è rivelata una sfida con dei rischi non da poco, soprattutto considerato che: 1) il personaggio creato da Joe Simon e Jack Kirby si è inserito nell’ immaginario con un costume che, tra i colori sgargianti della bandiera americana e le ali ai lati del copricapo, non risulta particolarmente accattivante. 2) l’ ostentato patriottismo di cui il personaggio si fa simbolo l’ ha reso anche un po’ antipatico soprattutto perchè appare un atteggiamento fuori luogo e fuori contesto. Se nei fumetti si è largamente provveduto a svecchiare e a reinventare il personaggio, come procedere per la sua controparte cinematografica? Avendo un intero film a disposizione si è optato per la migliore soluzione possibile narrando le origini di Captain America e ambientando il film negli anni ’40 durante la Seconda Guerra Mondiale. Il film riesce a centrare in pieno il cuore del personaggio identificando nel mingherlino Steve Rogers il tipico americano medio desideroso di dare il proprio contributo in un momento particolarmente delicato per il suo Paese, e nel suo alter-ego un simbolo al quale ispirarsi e sotto il quale raccogliersi nella lotta contro i nazisti (sia come propaganda che attivamente sul campo di battaglia). Sfortunatamente Captain America manca l’ obiettivo quando si tratta di adempiere ai propri doveri di action-movie relegando gran parte delle gesta di Cap e del suo scudo alla seconda parte del film (forse anche qualcosina di meno) in una serie di sequenze più adatte ad un trailer che ad un lungometraggio. Ma anche quel poco purtroppo non è valorizzato dal regista Joe Johnston che si conferma ancora una volta un semplice mestierante nonché una delle scelte più infelici fatte fino ad ora dai Marvel Studios. Ma la figura di Cap che emerge è solida, storicamente coerente e fortunatamente salva il film da un clamoroso autogol proprio nel momento in cui si passa ufficiale il testimone a Whedon e ai suoi Vendicatori.
GRADIMENTO WELTALL 60%

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BITCH SLAP di Rick Jacobson

C’è un termine, che si usa sopratutto in ambito di anime e manga giapponesi, ed è “fan service” ad indicare la particolare attenzione riservata ad alcuni particolari, anche totalmente estranei al contenuto o alla storia, ma che strizzano l’ occhio a questo o a quel determinato tipo di audience. Per il pubblico maschile ad esempio, si indugia in generose scollature o sulle forme femminili disegnate da succinti costumi o, ancora, frammenti di biancheria intima che compaiono sotto una gonna sollevata dal vento. Ora si prenda tutto questo e lo si applichi a Bitch Slap il film di Rick Jacobson: qui ci troviamo di fronte a del “fan service” a tutto tondo (ci si spinge anche un po’ più in la a dir la verità, ma son tutte promesse che si risolvono in un nulla di fatto) senza la minima parvenza di qualsivoglia contenuto e tanto meno di una storia da seguire. Per la verità, la struttura a flashback sembra voler sottolineare che esiste una storyline e che pertanto c’è un valido motivo se tre ragazze massacrano un tizio in mezzo al deserto e poi iniziano a scavare alla ricerca di chissà cosa. Ma cosa? E soprattutto, ci importa davvero saperlo? Non credo. Anche perchè basta poco per capire che il film, da qualsiasi parte lo si voglia prendere, ha davvero poco da offrire, a partire da una regia che non si spinge oltre dei precisi splitscreen dedicati ai particolari anatomici delle protagoniste. Bitch Slap fa della pochezza la sua bandiera e ce la sventola con orgoglio davanti alla faccia al punto che, quando le tre protagoniste si bagnano tutte (letteralmente) neanche ti chiedi da dove saltino fuori tutti quei secchi pieni d’acqua. Fondamentalmente ce n’è abbastanza per renderlo un film da ignorare se non fosse che fa il possibile per rendersi irritante, avendo la presunzione di omaggiare un certo tipo di cinema (c’è Corman, Meyer, il grindhousediocenescapi e, ahinoi, anche Tarantino) rifacendosi a figure femminili cazzute (i titoli di testa sono li a sottolinearlo) di cui qui troviamo però una pallida parodia rivolta ad un pubblico prettamente maschile. Ma anche loro faranno fatica a capire per cosa hanno pagato il biglietto quando su internet c’è tanta roba gratis.
GRADIMENTO WELTALL 10%

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Brevemente in sala.

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DIARIO DI UNA SCHIAPPA di Thor Freudenthal

Un giovane studente delle elementari ha come obiettivo principale raggiungere la notorietà ma i suoi tentativi finiscono costantemente in niente o perlomeno si trasformano in annotazioni sul suo personale diario. Diario di una Schiappa è tratto da una serie di libri pubblicata anche in Italia ma non vedo come questo possa portarci ad investire una sera estiva per andarlo a vedere. Forse perchè c’è anche Chloe Moretz nel cast? Mica lo so se è abbastanza.
ATTESA WELTALL 30%
ATTESA TOB WAYLAN 0%

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VANISHING ON 7TH STREET di Brad Anderson

Che dire? Forse delle uscite della settimana è l’ unica per la quale vi direi “se proprio ci tenete ad andare al cinema o non sapete proprio dove sbattere la testa, andate a vedere il film di Brad Anderson. Si, si, quello de L’ Uomo Senza Sonno”. Solo che a parte qualche momento di tensione il film ha davvero poco da offrire.
ATTESA WELTALL 30%

Già visto, purtroppo, allo scorso festival di Torino: brutto e retorico con un’idea, seppur carina, impossibile da girare.
ATTESA TOB WAYLAN 0%

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Consigli per gli acquisti.

Esce Amici Miei Come Tutto Ebbe Inizio in DVD e Bluray. E’ offensivo anche solo immaginare che se ne possa parlare in questa sede. Alla prossima.
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