Aperitivo a Grado
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Cine20 lo potete leggere tutti i giovedì ed è curata da Matteo “Weltall” Soi dalle pagine del blog weltallsworld.blogspot.com e dal blogger-seriale Kusa direttamente da lavitaenientaltro.wordpress.com. Una coppia inedita disposta a tutto pur di mettere la loro esperienza di cine-blogger e cinefili non professionisti per una rubrica alla portata di tutti, libera e accessibile, che spazia da brevi recensioni fino alle uscite home-video, senza dimenticare le doverose segnalazioni sui film in sala, il tutto corredato da un sistema di valutazione facile ed immediato. Detto questo, andiamo a cominciare.

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Al cinema e non solo.

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FLIGHT di Robert Zemeckis

Avevamo lasciato Robert Zemeckis con Le Verità Nascoste, suo ultimo film live-action prima della fase animata motion capture, efficace thriller con intelligenti virate sulla ghost story. Flight può quindi essere considerata una sorta di ritorno, anche atteso, considerato che si parla di un regista che ha saputo, negli anni, regalarci film importanti affrontando tanti generi diversi. Proprio in questo senso, la sua ultima fatica si presenta allo spettatore in maniera un po’ ambigua (complice anche un trailer ingannevole) che svela le sue vere intenzioni dopo un inizio col botto, la lunga ed emozionante sequenza dello scampato disastro aereo girata con la maestria tipica di un veterano del cinema. Quello che segue, in maniera per lo più altalenante, è il racconto di un percorso doloroso verso l’ accettazione e la redenzione del protagonista, il capitano Whip Whitaker che, dopo aver salvato la vita a 96 passeggeri sui 102 presenti a bordo del suo volo, da eroe nazionale finisce per essere considerato dalle autorità uno dei principali responsabili per le morti avvenute a causa della sua dedizione al’ alcol e agli stupefacenti. Quello che risulta è il ritratto di un personaggio fortemente negativo incapace di affrontare i propri demoni senza affogarli in ettolitri di liquore. Non si usa a caso il termine “demoni” in quanto è molto forte nel film il richiamo alla religione, alla tentazione (rappresentata dal’ alcol ma anche dal personaggio di John Goodman non a caso introdotto sulle note di Sympathy for the Devil dei Rolling Stones) e alla salvezza (la bella ex-tossicodipendente Nicole). Questo “rimanere in bilico” permette di definire in maniera molto affascinante e credibile (merito sopratutto della bella interpretazione di Danzel Washington) la figura di un uomo combattuto ma comunque convinto delle sue scelte. Quello che stona è il contesto in cui si trova inserito ed il microcosmo che ci naviga dentro, in cui si perde la forza metaforica ed il sotto testo religioso viene eccessivamente rimarcato dai personaggi secondari (il malato di cancro, la hostess sopravvissuta ed il copilota). Qualche disappunto arriva anche nel modo in cui arriva la catarsi del protagonista, sicuramente necessaria e prevedibile, ma troppo furba nei tempi e poco coerente con la precedente costruzione del personaggio. Dispiace perciò constatare come Flight, nonostante i buoni propositi e le indiscusse potenzialità, risulti essere un film poco più che sufficiente, salvato da un cast in ottima forma e dalla sopra menzionata sequenza d’ apertura. Per il resto Zemeckis vola troppo basso.
GRADIMENTO WELTALL 60%

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Brevemente in sala.

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ASPROMONTE di Hedy Krissane

Viaggio on the road attraverso la Calabria alla ricerca del fratello perduto creduto rapito. Basilicata Coast to Coast era piacevole, però speriamo che non ne sia nato un filone …
ATTESA KUSA E WELTALL 0%

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CIAO ITALIA – STORIE DI ITALIANI A BERLINO (nei cinema dal 30/01)
di Barbara Bernardi, Fausto Caviglia

Documentario che racconta dell’esperienza di cinque italiani provenienti da capoluoghi di tutta Italia, del Nord come del Sud, che contro la crisi economica del BelPaese vanno a cercar fortuna a Berlino. Io, se proprio dovessi scegliere, andrei a Londra, ma contenti loro…
ATTESA KUSA 0%

…ed io ti seguirei a ruota caro collega!
ATTESA WELTALL 0%

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LES MISERABLES di Tom Hooper

L’immortale vicenda umana di sacrificio e redenzione del carcerato Jean Valjean e dell’orfana Cosette, tragica ed appassionante, narrata da Victor Hugo nel suo celebre romanzo del 1862 e trasposta in un musical ad esso liberamente ispirato che dal 1985 ha fatto il giro dei teatri di tutto il mondo e che ancora viene rappresentato con grande successo di pubblico, arriva finalmente al cinema con la regia di Tom Hooper, fresco premio Oscar per Il Discorso del Re. Uno dei sicuri protagonisti alla notte degli Oscar di quest’anno, Les Miserables vanta una sontuosa messa in scena, splendide musiche ed un notevolissimo cast, primo fra tutti il Jean Valjean di Hugh Jackman, noto al grande pubblico prevalentemente per il ruolo di Wolverine nella saga degli X-Men, che finalmente può mostrare le sue doti canore anche al cinema, visto che l’attore ha spesso calcato le scene dei teatri di Broadway ricevendo anche alcuni prestigiosi riconoscimenti come il Tony Award, l’Oscar del teatro, cerimonia di cui è stato tra l’altro apprezzato presentatore per alcuni anni. Lo affiancano Russel Crowe nel ruolo dello spietato poliziotto Javert, persecutore infaticabile di Jean Valjean, Anne Hathaway in quello dell’operaia Fantine (ruolo per cui l’attrice ha appena vinto un Golden Globe), costretta a prostituirsi per sopravvivere, e sua figlia Cosette, a cui da’ volto l’attrice Amanda Seyfred, già vista nel musical tratto da Mamma Mia!, ed inotre Sacha Baron Cohen e Helena Bonham Carter. A fronte di tanto successo teatrale, di una messa in scena di sicuro impatto e di un cast così ricco, l’unico rischio per la buona riuscita della pellicola, oltre alla storia arcinota che potrebbe non attirare molto il pubblico, sta forse nel fatto che la pellicola di Hooper, per scelta del regista, è cantata quasi ininterrottamente per tutta la durata di ben due ore e mezza, e nel fatto che a parte Jackman gli attori non sono cantanti professionisti, cosa che peraltro non ha pregiudicato il buon successo di altri musical come Chicago, ad esempio. Vista la mia enorme passione per il musical e considerato che non sono mai riuscito a vederlo a teatro, io di sicuro non me lo perderò.
ATTESA KUSA 85%

Senza sminuire minimamente l’ opera di Victor Hugo, non riesco ad immaginarmi in sala ad assistere ad un musical per due ore e mezza. Non ho particolari problemi con il genere, anzi, ma in questo momento non è, per così dire, nelle mie corde. A meno che ad un certo punto del film Jackman non tiri fuori gli artigli. In quel caso potrei farci un pensiero.
ATTESA WELTALL 0%

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LOOPER – IN FUGA DAL PASSATO di Rian Johnson

In un futuro non troppo lontano, i viaggi nel tempo sono una realtà, resa però immediatamente illegale dalle autorità: alcune organizzazioni criminali se ne sono appropriate, e per eliminare persone scomode senza avere problemi nel presente li spediscono indietro di trent’anni nel passato, dove ad attenderli ci sono i Looper, killer prezzolati che provvedono ad eliminarli e sbarazzarsi facilmente di corpi che nel loro tempo, di fatto, non sono mai esistiti. Joe, protagonista della pellicola interpretato da Joseph Gordon-Lewitt, è uno di loro, e passa la propria vuota esistenza a bordo della propria decappottabile rossa fiammante, tra omicidi e droga in un ambiente urbano grigio e degradato. La sua vita cambierà radicalmente quando davanti a lui si presenterà per esser eliminato proprio il se stesso del futuro, ovvero Bruce Willis, deciso a tutto pur di sopravvivere al destino che lo attende. Quello dei viaggi nel tempo e dei paradossi temporali è un fiorente filone della fantascienza, da Terminator a Ritorno al Futuro passando per L’esercito delle Dodici Scimmie, e come questo interessante Looper le pellicole di questo genere finiscono sempre per parlare di destino, predestinazione, possibilità di cambiare il proprio futuro o quello degli altri, e del peso che hanno le nostre scelte sulle vite altrui. La pellicola di Rian Johnson, apparentemente un thriller fantascientifico d’azione, è in realtà è molto più interessata ai rapporti interpersonali e alle emozioni dei protagonisti della storia, e rispetto a storie analoghe del genere ha un paio di assi nella manica, di cui è meglio non rivelare nulla, che cambiano completamente tono alla vicenda ed introducono elementi decisivi,  fino a quel momento apparentemente secondari. Per non parlare del fatto che c’è una Emily Blunt in forma smagliante.
ATTESA KUSA 85%

Un film di fantascienza mainstream dove regista/sceneggiatore non si eclissa dietro azione ed effetti speciali? Esiste. E se Inception di Christopher Nolan è forse il caso più eclatante degli ultimi anni, Looper gli sta dietro nonostante Rian Johnson non sia (ancora) famoso come il regista de Il Cavaliere Oscuro.
ATTESA WELTALL 80%

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THE IMPOSSIBLE di Juan Antonio Bayona

Lo tsunami che nel 2004 colpì le coste paradisiache della Thailandia, visto dagli occhi di una famiglia di occidentali in vacanza, interpretati da due volti noti come Ewan McGregor e Naomi Watts. Le immagini che invasero i nostri televisori il Natale di quell’anno sono qualcosa di terribile che tutti ancora ricordiamo, e nella pellicola di Bayona arrivano all’inizio senza alcun preambolo, proprio per far immedesimare lo spettatore nei protagonisti, una famiglia  qualsiasi di cui non sappiamo nulla,  far emergere il dramma della popolazione locale e testimoniarne il coraggio e l’umanità anche in un frangente catastrofico come questo. Dopo tanti film-catastrofe fantascientifici e irreali, vederne uno ispirato ad una terribile e dura realtà sarà sicuramente un’esperienza toccante e sconvolgente, visto poi che Bayona con The Orphanage ha già dimostrato di saper toccare corde profonde del cuore e che sia Naomi Watts che Ewan McGregor sembra diano nella pellicola il meglio di sé. Però io in casi così ammetto che trovo più che sufficiente la realtà.
ATTESA KUSA 50%

A me The Orphanage, precedente film di Bayona, era piaciuto un bel po’ anche se non lo considero un horror (almeno così è stato “venduto”) ma quasi una favola nera che per tematiche si avvicinava ai film di Guillermo Del Toro, suo produttore. Ecco perchè ho stima nel regista ma credo che questo The Impossible rischi di essere una delle pellicole più disoneste dell’ anno considerata l’ immane tragedia che vuole raccontare.
ATTESA WELTALL 0%

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THE LAST STAND – L’ULTIMA SFIDA di Kim Jee-Woon

Per il ritorno sul grande schermo del “Guvnor” Arnold Schwarzenegger, l’attore icona dell’action anni Ottanta sceglie il debutto hollywoodiano del regista coreano Kim Jee-Woon, assai noto agli appassionati del cinema dell’estremo oriente, per una classicissima storia dal sapore western di assalto dei banditi ad una piccola cittadina di confine. L’inossidabile Schwarzy, dopo un paio di apparizioni amichevoli in I mercenari 1 e 2, interpreta qui un agente delle narcotici ritiratosi in una piccola città di frontiera a cui toccherà dover fronteggiare con i suo inesperti agenti di provincia un pericolosissimo narco-trafficante in fuga verso il Messico, ovviamente dopo che FBI e agenti molto più esperti avranno fallito miseramente. Dall’immagine di Schwarzy nel manifesto del film dietro a una GROSSA mitragliatrice possiamo solo immaginare come andrà a finire …
ATTESA KUSA 65%

Ok, qui esagero perciò preparatevi: FILM DELL’ ANNO. L’ho detto e lo sottoscrivo ed entrerò in sala con questa convinzione a costo di sbatterci il muso e rimetterci tutti i denti. Cioè, Schwarzenegger che fa quel che sa fare meglio diretto da un regista coreano che apprezzo molto e che si trova, al suo esordio in terra americana, alle prese con un genere che ancora manca nel suo nutrito e vario curriculum vitae, l’ action hollywoodiano. Mamma!
ATTESA WELTALL 1000% (no, non è un errore di battitura)

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Consigli per gli acquisti.

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Sfortunatamente, ad una ricca settimana in sala, non corrisponde un’ altrettanto ricca settimana di uscite home video. Sarà per la prossima.
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