Aperitivo a Grado

Cine20_1

Cine20 lo potete leggere tutti i giovedì ed è curata da Matteo “Weltall” Soi dalle pagine del blog weltallsworld.blogspot.com e dal blogger-seriale Kusa direttamente da lavitaenientaltro.wordpress.com. Una coppia inedita disposta a tutto pur di mettere la loro esperienza di cine-blogger e cinefili non professionisti per una rubrica alla portata di tutti, libera e accessibile, che spazia da brevi recensioni fino alle uscite heome-video, senza dimenticare le doverose segnalazioni sui film in sala, il tutto corredato da un sistema di valutazione facile ed immediato. Ma non possiamo più trascurare l’importanza delle serie TV alle quali dedichiamo Derive Seriali, una sezione apposita curata da :A:, scrittore, sceneggiatore e nerd impenitente. Detto questo, andiamo a cominciare.

.

Al cinema e non solo.

.

blackpantherBLACK PANTHER
di Ryan Coogler

.
Inutile negare che nel corso di dieci anni i film del MCU (Marvel Cinematic Univers) siano qualitativamente cresciuti. Pur trincerandosi dietro uno schema narrativo quasi fotocopiato da film a film, tutti fondamentalmente concetrati sul protagonista che si trova giocoforza a confrontarsi con la sua pallida nemesi (ma con delle significative e valide eccezioni), il livello della produzione è andato sempre più elevandosi.
In mezzo a tutto questo ci sono poi le pellicole che sono riuscite in parte a svincolarsi dalla semplicistica etichetta di “cinecomics” arrivando a miscelarsi con il genere spionistico (Winter Soldier), l’ heist-movie (Ant-man) o l’omaggio ad un cinema di fantascienza quasi del tutto perduto (Guardiani della Galassia).
Fatta questa doverosa premessa, dove si piazza a questo punto Black Panther?
Sicuramente in una posizione di rilievo. Lontano dal ritratto macchiettistico di Thor (dove con Ragnarok si vira totalemnte dal fantasy alla commedia spicciola) il Black Panther di Ryan Coogler si fa carico di una responsabilità pesante veicolando un messaggio politico non da poco, sopratuttto perchè inserito all’interno di un cinecomics Disney, e della cui urgenza il cinema si è già da tempo reso conto sopratutto negli ultimi anni. Un “attacco” a quell’atteggiamento protezionista, che sa di opportunismo ed indifferenza, delle grandi potenze mondiali, o semplicemente degli stati più ricchi, verso le realtà più povere. Nel caso specifico è lo stesso Wakanda, stato africano ultra tecnologico, a dover fare i conti con le responsabilità non soltanto verso il suo popolo ma anche verso le comunità sparse per il mondo.
Piccolo ma gradevole valore aggiunto che non cambia di una virgola la natura di puro intrattenimento dell’opera che nasce come cinecomics e così rimane, con tutti i pregi e i difetti dei film venuti prima di lui.
In particolar modo ci sono parecchi contrasti tra l’uso della computer grafica, a volte perfettamente integrata altre volte talmente visibile da sembrare posticcia, e la realizzazione delle sequenze d’azione non tutte esattamente memorabili. Ne costituisce un perfetto esempio quella bellissima ambientata a Busan (il combattimento in “piano sequenza” all’interno del Casinò ed il seguente inseguimento in macchina) che si contrappone con il confronto finale tra T’Challa e Killmonger sui binari nella miniera di vibranio, davvero bruttino e poco d’impatto.
Pur non raggiungendo quindi le vette di altre pellicole a tema supereroistico, Black Panther è un film di genere leggermente sopra la media, misurato nelle sue componenti (fortunatamente anche nella parte comica che spesso a inficiato altre produzioni), perfetto antipasto per il prossimo Infinity War.
GRADIMENTO WELTALL 65%

.

thepostTHE POST
di Steven Spielberg

 

La storia dello scandalo dei Pentagon Papers, un dossier del governo USA riguardante scomode verita’ sulla guerra del Vietnam. E soprattutto il racconto di come il  Washington Post, allora poco piu’ di un giornale locale, sia divenuto da allora una testata di importanza nazionale grazie al coraggio dimostrato dalla sua proprietaria, e del suo editore, nel pubblicare la notizia malgrado le pressioni, anche giuridiche, dell’allora presidente Richard Nixon.

Oggi come ieri, una stampa libera e indipendente è uno dei più forti veicoli di democrazia. Oggi come ieri, il ruolo delle donne nella vita pubblica e nel mondo del lavoro non può e non deve esser considerato in nessun modo inferiore a quello degli uomini. Questo e molto altro vuole dirci Steven Spielberg con la sua ultima pellicola, che pone al centro del racconto la figura di Katherine Graham,  prima proprietaria donna di una testata giornalistica nella storia americana, che nel 1971 si trovò nella difficile posizione di dover sfidare da una parte il Presidente Nixon  e dall’altra gli investitori e gli azionisti del giornale, diffidenti sulle capacità di una donna di saper gestire gli affari come un uomo. Al centro dellla contesa, i cosiddetti Pentagon Papers, ovvero un dossier segreto del governo USA sull’allora in corso guerra del Vietnam, che rivelava tutte le bugie raccontate al popolo americano, avvallate da Nixon e da tutti i presidenti coinvolti prima di lui, da Johnson a Kennedy.

Una importante pagina di storia americana, e una fondamentale battaglia per i diritti della democrazia, la cui sorveglianza e difesa sta proprio nelle mani di tutti i cittadini, una responsabilità  tanto maggiore quanto lo è il potere e la capacità di influenzare l’opinione di un pubblico spesso ignaro ed inconsapevole.

Inutile dire, parlando di una regia di Spielberg, che la sceneggiatura è tesa ed asciutta e che le interpretazioni, da quella di Tom Hanks nei panni di Ben Bradlee,  direttore del Post,  a quella di Meryl Streep nei panni della Graham, sono impeccabili. E anche il nutrito cast di illustri comprimari non è certo da meno, anche se relegato in ruoli minori e un po’ sacrificati, come Sarah Paulson nel ruolo della moglie di Ben, o Alison Brie in quelli della figlia della Graham,  o Carrie Coon in quelli di una giornalista del Post, solo per citarne alcuni.

Ebbene sì, Spielberg ha fatto ancora una volta centro, confermando ancora una volta quella che penso sia una delle maggiori qualità, ovvero la sua capacità di narratore di storie con la S maiuscola con un occhio sempre attento alle persone e alla loro umanità.

 GRADIMENTO KUSA 80%

 

.

Brevemente in sala.

.

thedisasterartist_usTHE DISASTER ARTIST
di James Franco

.
James Franco (qui in veste di regista e attore), insieme al fratello Dave e all’inseparabile Seth Rogen, si cimenta nel film biografico nel tentativo di raccontare il personaggio di Tommy Wiseau, regista, attore e sceneggiatore statunitense e autore del film The Room, definito dalla critica come “uno dei più brutti di tutti i tempi”. Operazione curiosa che probabilmente un po’ di attenzione la merita.
ATTESA WELTALL 60%

Premetto che James Franco non mi e’ simpaticissimo, anche se l’ho apprezzato sia in SpringBreakers che nella serie tv  22.11.63. La curiosita’ comunque un po’ c’e’ e lo si puo’ prendere in considerazione.
ATTESA KUSA 40%

.

figliamiaFIGLIA MIA
di Laura Bispuri

.
Una storia familiare ambientata nel cuore della Sardegna dove due donne profondamente diverse si contendono l’amore per la loro piccola figlia arrivando fino ad infrangere il legame segreto che le univa. Protagoniste di livello, Valeria Golino e Alba Rohrwacher, per una pellicola attualmente in concorso al festival di Berlino.
ATTESA WELTALL 0%

Malgrado le protagonste, passiamo su tutta la linea
ATTESA KUSA 0%

.

filonascostoIL FILO NASCOSTO (The Phantom Thread)
di Paul Thomas Anderson

.
Reynolds Woodcock è un famoso sarto nella Londra degli anni ’50, tanto conosciuto da aver perfino confezionato abiti per la famiglia reale. La sua figura di scapolo assodato cambia quando conosce Alma, donna di cui si innamora e che diventa la sua musa. Ma è proprio l’amore, arrivato all’improvviso, a stravolgere la sua vita fino ad allora precisa e controllata. Qui non c’è davvero bisogno di tante presentazioni: Paul Thomas Anderson è uno degli autori più notevoli e importanti degli ultimi vent’anni e questo sarà con grande proabilità uno dei film dell’anno. anche qui colonna sonora composta da Johnny Greenwood dei Radiohead.
ATTESA WELTALL 90%

Pur non essendo un fan di P.T. Anderson come il mio collega, l’ambientazione e il periodo storico mi attirano a sufficienza per spingermi a scegliere questa pellicola come film della settimana.
ATTESA KUSA 70%

.

vedovawinchesterLA VEDOVA WINCHESTER (Winchester)
di Michael Spierig, Peter Spierig

.
Leggenda vuole che la vedova Winchester, famoso produttore di armi, si sentisse perseguitata dai fantasmi delle persone uccise dai fucili del defunto marito e pertanto fece costruire una casa con tantissime stanze nel quale poter contenere tutte queste anime irrequiete. Il film dei fratelli Spierig prende spunto da questo e si affida al talento recitativo dell’inossidabile Helen Mirren anche se la critica d’oltreocenano non sembra aver apprezzato più di tanto. Vedremo…magari comodamente da casa.
ATTESA WELTALL 40%

Da una parte c’e’ Helen Mirren, dall’altra una storia gotica di fantasmi che non mi convince particolarmente… quindi  anche io optero’ per una visione casalinga.
ATTESA KUSA 40%

.
.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS
802