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Friuli: “il sostengo al reddito regionale ha favorito gli stranieri, va cambiato”

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“Serve un’inversione di rotta rispetto alla Mia voluta dal centrosinistra perché, dopo tre anni, i numeri ci dicono che in Friuli Venezia Giulia l’intervento, pur iniziando a incidere sull’abbattimento della povertà, ha generato uno squilibrio rilevante a favore degli stranieri. La domanda da porsi è se questi numeri siano anche l’evidenza di un malessere sociale che va subito indagato”.

Lo ha affermato il vicegovernatore Riccardo Riccardi, che oggi ha illustrato in sede di Comitato per la legislazione, il controllo e la valutazione del Consiglio regionale allargato alla III Commissione i dati sul Mia (Misura attiva di sostegno al reddito) adottato nella passata legislatura. Si tratta di dati riferiti a domande presentate tra il 22 ottobre 2015 e il 22 ottobre 2018.

Secondo l’Istat, la quota stimata di famiglie in condizione di povertà relativa nel 2017 in Friuli Venezia Giulia ha segnato un decremento di 3,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente. “Quando tra i beneficiari del Mia hai il 45,4 per cento del totale che sono stranieri – ha rilevato tuttavia Riccardi – è evidente che c’è una sproporzione rispetto al rapporto tra i cittadini italiani e stranieri che vivono in Friuli Venezia Giulia”.

Nello specifico, sul totale dei beneficiari stranieri, il 65 per cento è composto da nati in Paesi extra Ue, il 10,5 per cento in Paesi comunitari e il 25 per cento, in gran parte dato da minori, è nato in Italia.

“Chi ha prodotto il Mia nella passata legislatura lo ha generato in spregio all’equilibrio che andava introdotto in un provvedimento così delicato. Noi invece guardiamo con favore alle misure che proteggano anzitutto i cittadini italiani – ha commentato il vicegovernatore -, perché la condizione di povertà che vivono è oggi all’origine di molte tensioni sociali”. Per quanto riguarda la compresenza di provvedimenti di sostegno al reddito regionali e nazionali, “vedremo ora quali saranno gli sviluppi per il reddito di cittadinanza – ha rilevato Riccardi -. Una volta avuta chiara la misura nazionale, valuteremo la situazione nel complesso, tenendo conto però che, a mio avviso, i filoni devono essere diversi: un conto è assistere chi versa in condizioni di povertà strutturale, un conto è assistere coloro che sono in attesa di un lavoro”.

Riccardi, tra i dati di spicco, ha evidenziato la concentrazione della domanda di Mia negli agglomerati urbani e la sua distribuzione. “Nei Comuni fino ai 3mila abitanti – ha riferito – si registrano mediamente l’1,9 per cento di richiedenti ogni 100 residenti; l’incidenza sale di poco al 2,3 pc nei Comuni tra 3mila e 8mila abitanti, per attestarsi al 3,8 nei Comuni al di sopra degli 8mila abitanti e raggiungere nei Comuni capoluogo quote molto più rilevanti. L’elemento di novità – ha concluso Riccardi – è che il rapporto tra beneficiari e residenti nella città di Trieste si attesti al 6,4 per cento, dato inferiore rispetto a tutti i capoluoghi di provincia, con Pordenone al 7,7, Gorizia all’8,3 e Udine oltre il 9

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