
Premesso che io sono ancora una di quelle che si perde a guardare le nuvole per scoprire che sagome assumeranno, leggendo un articolo scritto da una delle mamme blogger più famose d’Italia, ossia Wonderland del blog http://machedavvero.blogspot.com/ sul rapporto tra bimbi piccoli e tecnologie moderne mi è tornato in mente un episodio relativo proprio a questo rapporto e che definirei “limite”.
L’estate scorsa ero ad un concerto di musica classica. Si teneva all’aperto in un piccolo anfiteatro. Seduti sul gradone sotto al mio c’erano due bambini, presumibilmente fratello e sorella, di un’età simile alla mia bimba, solo che, mentre lei era intenta ad ascoltare le melodie proposte, loro erano totalmente assorbiti dai loro videogiochi.
Nell’intervallo mentre colui che chiameremo “Videogiocoboy” ha continuato la sua attività a mezzo pollici senza neanche alzare la testa (salvo qualche piccolo sussulto ogni tanto, immagino al raggiungimento di qualche nuovo livello di gioco), colei che chiameremo “Videogiocogirl” ha raggiunto mamma e papà seduti in prima fila. Breve scambio di battute, la consegna di un sacchettino di caramelle da parte di mamma, un buffetto sulla guancia da papà e via. “Videogiocogirl” è tornata a sedersi, mettendo il sacchetto tra lei e “Videogiocoboy” e si è messa anche lei di nuovo all’opera.
I due hanno continuato così fino alla fine del secondo tempo. Unico movimento aggiuntivo quello del braccio che consentiva alla manina di introdursi nel sacchetto e acchiappare una caramella.
Come ho raccontato anche sul mio blog, sabato scorso la mia bimba, durante una manifestazione all’aperto, ha avuto l’occasione di costruire il suo primo aquilone.
Vedere la sua gioia mentre quel semplice manufatto colorato si librava in volo è stata un’autentica emozione, un vero attimo da ricordare.
Ecco, non sono contraria al fatto che i bambini utilizzino la tecnologia per giocare. Essa offre migliaia di possibilità sempre nuove e molte di queste davvero interessanti.
Ma, a volte, mi viene spontaneo pensare ai videogiochi, che vedo nelle mani di tanti bimbi, come a delle scatole di sardine, dove le idee e i pensieri sono costretti a stringersi sempre di più
E allora da questa rubrica lancio un mio personalissimo appello al riguardo:
“Cari genitori, per piacere, fate che i vostri figli non inscatolino troppo la fantasia!”
Ogni commento a questo mio appello, sarà particolarmente gradito.
Se desiderate leggere l’articolo di Wonderland lo trovate qui http://ext10.nivea.it/highlights/local/wp-niveaiq/index.php/nativi-digitali/





2 Comments
… e anche tu appartiene ai pochi genitori che ancora non hanno mollato sui vari Nintendo e roba varia! In classe di mia figlia, è rimasta solo lei e un suo amico! Sa che noi non cederemo mai e ogni tanto chiede di poter giocare a qualche compagno (come facevo io, ai miei tempi, con la tv, mi facevo invitare da qualcuno dato che in casa non c’era!). E’ triste vedere questi bimbi che si trovano insieme e ognuno è in realtà solo con la sua scatoletta.
Io mi disperavo perché a 14 anni i miei compagni di scuola si scambiavano il contatto della chat (famosissima all’epoca, come msn, ma di cui non ricordo il nome) e io non potevo fare parte della cerchia!
Con i miei c’è stata una battaglia epica sul fatto che il computer non era cosa per casa nostra. O, dopo aver sdoganato il pc, internet era comunque off-limits.
Dannata omologazione… desideravo tanto poter essere anche io così emancipata e avanti come loro.
Mio padre ricordo che era fermissimo e rispondeva “Tu magari trascurerai la scuola, per internet, chi lo sa?? E avresti buttato tutto il tuo tempo e il tuo impegno del passato”.
Mi soffermavo sull’offendermi per il fatto che mio padre giudicava il mio impegno nello studio solo risultato del “vabbè, non ho altro da fare, quindi mi butto sui libri” mentre, per me, era il modo migliore di affrontare la cosa. E infatti mica studiavo di giorno, pur non uscendo mai, ero sempre presa da miliardi di robe e studiavo la notte. E il giorno dopo portavo 7/8 come voti!
Ad ogni modo anche lui doveva conoscermi come figlia e non darmi per scontata è stato utile anche quello.
Tutti lo fanno, eppure io mi offendo sempre se non riconoscono da lontano la mia “devozione” e “correttezza”.
I miei mi lasciavano liberamente guardare l’Albero Azzurro, ovviamente, perché lì c’era lo spazio “creativo” in cui i vari protagonisti sfoderavano lo “scatolone fabbricone” dove c’erano tutti i materiali per produrre giocattoli fai-da-te.
Che teneri ricordi!
Quello sì che era un modo per crescere e lasciare la fantasia libera di maturare!
Anche in questo caso, internet è uno strumento per adulti, i videogiochi idem…