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Udine: CGIL, stop accoglienza diffusa diminuirà integrazione e rischio lavoro

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Smantellare il sistema di accoglienza diffusa è un errore non soltanto perché infligge un duro colpo ai migranti e alla possibilità di una loro corretta integrazione, ma anche per le pesanti ripercussioni nei confronti dei lavoratori del terzo settore impegnati in questo ambito. È quanto sostiene Susanna Pellegrini, responsabile delle politiche per l’immigrazione della segreteria regionale Cgil, all’indomani del convegno dal titolo “Migranti e migrazioni fuori dai luoghi comuni”, tenutosi ieri sera a Zugliano (Udine) alla presenza del segretario generale della Cgil Maurizio Landini e di don Pierluigi Di Piazza, presidente del centro di accoglienza Ernesto Balducci, che ha ospitato i lavori del convegno. «L’approdo finale della propaganda salvinista, cui si è accodato anche il governatore del Friuli Venezia Giulia fin dalla campagna elettorale, è lo smantellamento dell’accoglienza diffusa – commenta Pellegrini – e la scelta di trasformare Gradisca in un comune-ghetto in cui ammassare migranti. Tutto questo di fronte a una presenza che a febbraio la Regione stessa calcolava in 4.000 persone accolte, pari allo 0,3% della popolazione del Fvg».

Secondo Pellegrini, critica anche sulla distribuzione della competenza sull’immigrazione all’interno della Giunta, «passata da subito sotto la delega sicurezza», con i tagli all’accoglienza centinaia di lavoratori della nostra regione rischiano di perdere ogni prospettiva. «Parliamo di non solo di professionalità e qualifiche che verranno disperse ma anche di lavoratori fragili, i cui percorsi di ricollocazione saranno molto difficili», spiega, annunciando una imminente mobilitazione delle categorie del terzo settore e del lavoro pubblico Cgil, pronte ad aprire una vertenza nei confronti del Governo: «Anche dal Friuli Venezia Giulia andremo dal ministero dello Sviluppo economico – annuncia Pellegrini – per chiedere protezioni per questi lavoratori, che rischiano il posto e che oggi non sono neppure riconosciuti come settore». Ma la vertenza, naturalmente, non è soltanto di carattere occupazionale: «La Cgil ha l’ambizione di fare un’operazione a largo respiro, per dimostrare anche che un sistema diverso di accoglienza e integrazione è possibile».

Sulla stessa lunghezza d’onda don Pierluigi Di Piazza, presidente del centro Balducci, che è attivo da trent’anni (è stato fondato nel gennaio del 1989) e ospita oggi 50 migranti nelle sue strutture. «Quella del modello Sprar – commenta – è stata una sperimentazione positiva di accoglienza diffusa, anche se insufficiente rispetto alle esigenze. Un sistema fondato sulla presenza di piccoli nuclei sul territorio e sul coinvolgimento degli enti locali favorisce infatti l’integrazione degli immigrati sul territorio. Il decreto sicurezza, purtroppo, chiude questa strada, sulla base di una logica disumana, che è quella far sparire le persone per risolvere i problemi. Una logica perversa che in questo caso colpisce gli immigrati, ma che potrebbe colpire anche altre persone deboli , come anziani o disabili». Quanto all’ipotesi di un nuovo possibile caso Diciotti per il ministro degli Interni, legato alla vicenda della nave Sea Watch, don Di Piazza parla «di approccio sterile e grossolano a una grande questione come quella dei migranti», che dovrebbe essere invece affrontata in profondità, «sia riguardo alle cause dei flussi migratori sia riguardo alle modalità di accoglienza dei migranti».

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