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Udine: nascono 10 nuove varietà di vite grazie all’istituto di genomica applicata

63551_2shaurliVitigniResistenti18gen16“Una giornata davvero importante per l’agricoltura, per la ricerca ma anche per l’esercizio virtuoso della nostra specialità regionale”. Così l’assessore regionale alle Risorse agricole e forestali del Friuli Venezia Giulia Cristiano Shaurli in occasione della presentazione – alla presenza del delegato del ministro delle Politiche agricole Salvatore Parlato – delle 10 nuove varietà di vite, cinque a bacca rossa e cinque a bacca bianca, resistenti alle malattie iscritte dall’agosto del 2015 nei registri e quindi disponibili alla coltivazione.

Frutto di oltre quindici anni di lavoro di ricerca dell’Ateneo di Udine e dell’Istituto di Genomica Applicata (IGA), i primi vitigni resistenti alle malattie costituiti in Italia sono stati selezionati dopo centinaia di incroci, decine di migliaia di piante valutate, oltre 500 micro-vinificazioni ripetute negli anni presso l’Unione Italiana Vini di Verona e i Vivai Coopertaivi di Rauscedo.

Gli incroci sono stati eseguiti presso l’Azienda agraria universitaria Antonio Servadei di Udine, dove a oggi si sono valutate oltre 24.000 piante derivanti da incrocio. “Un esempio positivo – rimarca Shaurli – perché nasce da una forte sinergia tra pubblico e privato, con aziende pronte a co-partecipare e l’istituzione Regione lungimirante nel dare il suo sostegno decennale al progetto. Positivo perché – aggiunge l’assessore – riconosce le eccellenze della nostra regione che vanno dalla filiera lunga del vino alla leadershipmondiale nel vivaismo viticolo, visto che oltre il 40 per cento delle barbatelle da vite mondiali sono prodotte qui, e perché dimostra quanto siano infondati i timori reciproci tra agricoltura e ricerca se si hanno chiare le scelte di Politica agricola”.

“Rimaniamo contrari a colture massificanti in mano solo alle multinazionali – osserva Shaurli – ma ciò non vuol dire non capire che le nuove sfide dell’agricoltura passano anche dalle nuove tecnologie proprio a partire dalla sostenibilità ambientale, dal biologico, alla riduzione di fitofarmaci e consumo d’acqua. Si tratta di un esempio ancor di più positivo perché la nostra piccola regione conferma di essere all’avanguardia sui temi della ricerca e mette a disposizione della comunità internazionale le prime viti resistenti registrate in Italia, a conferma che credere e puntare su formazione, ricerca e innovazione è una scelta fondamentale per affrontare le sfide del futuro”.

Come anche rimarcato dal delegato del ministro Martina, Shaurli ha concluso: “Oggi inoltre siamo davvero orgogliosi perché questo rappresenta un esercizio pieno della nostra Specialità e autonomia e nello stesso tempo è la dimostrazione di un Sistema Regione capace di cercare con le proprie eccellenze anche le risposte per ridare nuova e più forte competitività al nostro settore agricolo e agroalimentare”.

I vitigni – i magnifici dieci come li chiamano i ricercatori udinesi – hanno ottenuto nel 2015 la copertura con brevetto europeo e internazionale e sono stati inseriti nel registro nazionale italiano presso il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MiPAAF).

Questi i nomi dei vitigni:
– Fleurtai;
– Soreli;
– Sauvignon Kretos;
– Sauvignon Nepis;
– Sauvignon Rytos;
– Cabernet Eidos;
– Cabernet Volos;
– Merlot Khorus;
– Merlot Kanthus;
– Julius (i primi cinque a bacca bianca, i secondi a bacca rossa).

Il progetto di ricerca è stato avviato nel 1998 con il principale scopo di ridurre l’utilizzo di pesticidi in questo settore della produzione agricola e rispondere alla situazione critica della viticoltura in Europa, attività agricola tra le più impattanti sull’ambiente che, pur occupando soltanto il 3,3% della superficie agricola, utilizza ben il 65 per cento di tutti i funghicidi impiegati in agricoltura.

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