azzeramento delle risorse per i programmi in friulano nelle radio e tv private

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Il Comitât – Odbor – Komitaat – Comitato 482 è impegnato ormai da quasi un decennio nella difesa dei diritti linguistici delle comunità del Friuli. Grazie a questa presenza costante possiamo affermare che, se le difficoltà non sono mai mancate, è piuttosto evidente che in questo ultimo periodo ci troviamo di fronte ad una pericolosa involuzione nell’ambito della politica linguistica regionale che potremmo riassumere in tre punti: riduzione delle risorse; assenza di une linea di azione strategica ben delineata; mancata attuazione della legislazione in vigore.
Le azioni di politica linguistica vengono normalmente organizzate in tre grandi aree di intervento: istruzione; pubblica amministraziona; mezzi di comunicazione. Quest’ultimo settore, in particolare attraverso radio e televisione (soprattutto in una realtà come la nostra in cui la lunga esclusione del friulano dalle scuole ha gravemente limitato la capacità dei friulani di scrivere e leggere nella propria lingua), riveste una funzione primaria nella diffusione e nella promozione linguistica. Lo ha ricordato proprio in questi giorni, durante la sua visita in Friuli, anche il professor Tullio De Mauro, uno dei più illustri linguisti italiani, invitando a trasmettere e a diffondere il friulano attraverso i mass media.
Alla luce di questa premessa non può non lasciare esterrefatti la decisione dell’attuale amministrazione regionale di azzerare i fondi per le convenzioni con emittenti radiofoniche e televisive private per la realizzazione di programmi in lingua friulana (art. 29, L.R. 15/96). Di fronte alla già discutibile diminuzione delle risorse per la valorizzazione e la promozione della lingua friulana – che, anche di fronte all’esiguità delle risorse impiegate, si fa fatica a giustificare con i tagli legati alla crisi economica – ci si sarebbe potuti aspettare anche in tale ambito una riduzione delle risorse stanziate attorno al 20% (cifra indicata mesi addietro dall’assessore competente), non certo un taglio del 100%. Così facendo uno dei settori cardine per la promozione della lingua friulana si trova a passare dai 200 mila euro dell’anno scorso all’attuale nulla. Quale sia la strategia di politica linguistica a sostegno di tale scelta, ancora non lo sappiamo. Sorge dunque il dubbio che, nell’ipotesi migliore, non vi sia alcuna strategia ma si proceda a casaccio o, nell’ipotesi peggiore, si stia cercando di affossare la lingua friulana colpendo alcuni dei soggetti più vitali nella sua promozione.
Si deve tuttavia ricordare che la Regione ha confermato anche per l’anno in corso lo stanziamento per la convenzione con la RAI regionale che prevede meno di 30 minuti quotidiani in lingua friulana dal lunedì al venerdì alla radio. Ciò significa che mentre si finazia la RAI, che per legge è chiamata a provvedere autonomamente a garantire un servizio nelle diverse lingue minoritarie tutelate (lo dice espressamente la legge statale 482/99, fino ad ora impunemente violata), si priva di un sostegno vitale realtà come Radio Onde Furlane e Radio Spazio 103 che, da sole, rappresentato la quasi totalità delle emissioni radiofoniche in friulano (con spazi quotidiani di diverse ore e toccando ambiti che vanno dall’informazione all’intrattenimento, dalla musica ai programmi per l’infanzia) e che da molti anni hanno svolto una funzione di pubblica utilità finanziata prevalentemente – è bene ricordarlo – con risorse proprie.
Tali emittenti, inoltre, vengono ulteriormente colpite dalla riduzione dei contributi previsti dalla legge regionale per gli enti riconosciuti di primaria importanza per la lingua friulana, con conseguenze che potrebbero non solo causare la riduzione dell’offerta garantita fino ad ora, ma anche portare a tagli al personale: dato ancor più inquietante se si pensa che una delle priorità comunicate dall’amministrazione Tondo è quella della difesa dei posti di lavoro!
Dopo aver illustrato in sintesi le ragioni che ci portano ad affermare che la politica linguistica regionale è caratterizzata da una riduzione delle risorse e dall’assenza di une linea di azione strategica ben delineata, passiamo ora a sviluppare il ragionamento su quella che sembra essere la terza linea di azione, o meglio, di inazione svolta dalla Regione Friuli – Venezia Giulia: la mancata attuazione della legislazione in vigore.
La legge regionale 15/96 avrebbe dovuto essere sostituita dalla 29/07, la cui finalità era anche di applicare le linee di tutela generali indicate dalla legge statale 482/99 alla specifica situazione friulana. La nuova legge regionale, tuttavia, rimane ancora sostanzialmente inapplicata. Ciò dipende principalmente dalla mancanza dei regolamenti applicativi cui l’amministrazione regionale non ha ancora provveduto. La legge 29/07 attribuiva, infatti, alla Regione il compito di redigere (per lo più entro 6 mesi) i principali regolamenti previsti dalla normativa, tra cui gli interventi di sostegno nel settore dei mezzi di comunicazione. Il 30 settembre del 2009, quasi due anni dopo la promulgazione della legge, l’assessore regionale competente presentava alla Giunta regionale le linee di azione per l’applicazione della legge in cui si prevedevano alcune scadenze precise. In particolare, il regolamento per gli interventi di sostegno nel settore dei mezzi di comunicazione, avrebbe dovuto vedere la luce entro il 31 marzo 2010. Lo stiamo ancora aspettando…
La nuova legge regionale prevede che per l’assegnazione delle risorse disponibili, per quanto riguarda le emittenti radiotelevisive, si proceda in maniera proporzionale “alla percentuale di programmi trasmessi in lingua friulana e a quelli prodotti in proprio” (art. 20, L.R. 29/2007), mentre per i soggetti che svolgono un’attività qualificata e continuativa per la promozione e la diffusione della lingua friulana, oltre a richiedere la disponibilità di strutture stabili e di un’adeguata organizzazione, si prevedono “specifici finanziamenti, di entità proporzionata all’attività di ciscuno”. In pratica si prevede un sostegno maggiore a chi lavora di più e meglio per la promozione del friulano: non è quanto sta facendo l’attuale amministrazione regionale. È lecito allora chiedersi se i ritardi nell’applicazione della legge non dipendano proprio dalla volontà di non attuare questi principi.
Ci auguriamo che la Regione possa fugare i nostri dubbi con fatti concreti, ma ciò è possibile solo in presenza di una reale volontà politica. Una volontà che oggi, francamente, ci sembra del tutto assente.

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