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La necessità di un approccio sistematico e multidisciplinare alla problematica per ovviare anche ad un contesto normativo ed amministrativo che rimane incerto e fumoso: è questo il concetto chiave su cui ha ruotato questo pomeriggio a palazzo Torriani il convegno dal titolo “Rischio e danno ambientale: profili giuridici e soluzioni per le aziende” promosso dagli Industriali friulani in collaborazione con Scala & Mansutti Broker.

“L’industria – ha dichiarato in apertura Alberto Toffolutti, vice-presidente di Confindustria Udine – è chiamata ad uno sforzo in termini organizzativi, gestionali, economici per la prevenzione di danni all’ambiente, ma gli investimenti ambientali – che sono consistenti in termini di impegno finanziario – hanno un margine di incertezza superiore ad altri settori”.

“Abbiamo bisogno quindi di regole certe, facili da comprendere e anche facili da far comprendere ai nostri collaboratori. Abbiamo poi bisogno della vicinanza delle istituzioni perchè – ha aggiunto Toffolutti – la tematica ambientale riguarda tutte le aziende, non solo la grande industria”.

Alle considerazioni di Toffolutti sono seguiti poi, alla presenza dell’assessore provinciale all’Ambiente Ennio De Corte e dell’assessore comunale alla Qualità della Città di Udine, Lorenzo Croattini, gli interventi in qualità di relatori di Claudia Silvestro, responsabile Ambiente Confindustria Udine; Franco Scala, presidente Scala & Mansutti Broker; Angelo Merlin, avvocato NCTM Studio Legale Associato; Massimo Bettanin, managing director ERM Italia Spa e Giovanni Faglia, responsabile Pool per l’Assicurazione RC da inquinamento.

Il danno ambientale è stato introdotto di recente nell’ordinamento comunitario (nel 2005) ed italiano (nel 2006, con il cosiddetto Decreto Matteoli). Sulla base del danno ambientale, anche solo presunto, le aziende industriali sono spesso implicate in azioni giudiziarie anche con richiesta di risarcimento del danno. Fermo restando che l’obiettivo deve sempre tendere all’impatto zero, è evidente che l’attenzione all’ambiente – anche la più attenta, la più consapevole e la più controllata – non è esente da errori e presenta sempre un margine di rischio residuo.

Cosa fare allora? I relatori hanno evidenziato come, al giorno d’oggi, non basta la conoscenza dei processi, delle norme e delle interpretazioni. Non sono sufficienti neppure l’analisi e la gestione dei rischi e la formazione-informazione del personale. Serve piuttosto un approccio sistematico e multidisciplinare per tener conto della complessità di gestione del rischio e delle possibili prevenzioni e tutele. Lo stesso consulente aziendale in materia ambientale deve sapere ricoprire più ruoli in una pluralità di competenze.

Il seminario ha voluto offrire così una panoramica a 360° sui profili giuridici legati al danno ambientale e, più in generale, al rischio ambientale e su alcune prospettive di soluzione dal punto di vista assicurativo adatti alle imprese industriali. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto Franco Scala ha tracciato la funzione del broker: “sensibilizzare il cliente, fornire suggerimenti tecnici per la prevenzione dei rischi e scegliere le coperture più adeguate alla consistenza del rischio, chiarendo le differenze ed i limiti dei vari strumenti di copertura.

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