Il rapper più amato e discusso dal pubblico si è esibito venerdì 11 febbraio, alle ore 21:30 sul palco del Palasport Carnera di Udine registrando il tutto esaurito, accompagnato da Entics come raddoppio alle voci, Dj Doubles e Dj Nais in consolle per un appuntamento infuocato. Come nostra abitudine, ecco le fotografie online prima di tutti

Foto: Carla Fabris

FABRI FIBRA torna al suo pubblico a 2 anni di distanza dall’ultimo “Bugiardo Tour”: la tournee, arrivata dopo il successo degli album “Tradimento” e “Bugiardo” (entrambi schizzati ai vertici delle classifiche di vendita e di gradimento), con quasi 70 concerti in tutta la penisola, ha registrato ovunque il sold out. Un vero e proprio trionfo per questo artista, che ha così coronato un percorso che l’ha imposto come il rapper italiano più amato e, al tempo stesso, discusso dal pubblico. Il nuovo album “Controcultura”, uscito il 7 settembre per Universal Music, è balzato direttamente al numero 1 in classifica rimanendo per più di un mese in top 5 e diventando subito disco d’oro.

“Scrivere è sempre stata la mia passione, ma mai avrei pensato di trasformalo in un lavoro. Ora che lo è diventato, lo vivo come se lo fosse sempre stato e oggi la mia musica parla a molte più persone”, spiega Fibra. “Nel nostro paese però, spesso il rap è ancora frainteso, poco conosciuto o male interpretato. Certi stereotipi e capisaldi superati sono duri a morire in Italia – aggiunge il rapper – e mi piace pensare che Controcultura ne possa mettere in discussione alcuni. Io parlo di quello che accade intorno a noi e metto in scena gli incubi nazionali. Controcultura è il mio contributo. Ho pensato che intitolare così il disco e il tour potesse essere uno stimolo: la controcultura in questo Paese non esiste. È solamente un’idea, un seme che si appresta a germogliare. Io lo sento nei ragazzi che vengono ai concerti: hanno voglia di svuotarsi, di non credere a quello che gli raccontano, di confrontarsi e, magari, di cambiare opinione… Le nuove generazioni hanno voglia di disintegrare questo sistema che ti spinge a non pensare, a non interpretare le cose che vedi e che senti.

Quindi spero che per i ragazzi Controcultura rappresenti effettivamente qualcosa. Per loro che come me – conclude l’artista marchigiano – non vogliono più essere spettatori passivi della peggior cosa che può succedere quando un paese come il nostro si arrende: nulla”.

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