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Il punto sulla A, tra titoli d’inverno e sogno Scudetto…passando per Udine

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Il girone d’andata della nostra Serie A è giunto al termine. Il Napoli ha vinto, in maniera assolutamente meritata, il titolo di campione d’inverno. La Juventus, che, nelle prime giornate, balbettava e appariva totalmente fuori dai giochi e dal discorso Scudetto, si è ritrovata ed è tornata prepotentemente in corsa. L’Inter, nonostante alti e bassi, è ancora là ed ha il non indifferente vantaggio di non disputare le Coppe. La Fiorentina è forse quella che, nel complesso, ha espresso il miglior gioco, ma i viola pagano la cosiddetta coperta troppo corta. Comunque è un campionato bello, equilibrato, appassionante e combattuto.

Essere campioni d’inverno conta qualcosa? E’ questa la domanda che, in preda alla loro solita ed immancabile scaramanzia, si fanno tutti i tifosi azzurri, che, com’è normale che sia, sognano ad occhi aperti. I partenopei non chiudevano in vetta alla classifica il girone d’andata da ben 26 anni. Era la stagione 1989/1990. Era il Napoli di un certo Diego Armando Maradona. Volendo rispondere alla domanda, occorre dare uno sguardo alle statistiche. E sono proprio quest’ultime che danno a suddetto titolo un’importanza rilevante. In 11 degli ultimi 14 campionati, chi se lo è aggiudicato è poi diventato campione d’Italia. Una percentuale del 78,5% quindi. Un peso ed una responsabilità non da poco per gli uomini di Sarri, che ora non possono più nascondersi.

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Si è soliti dire che lo Scudetto si vince, o si perde, a seconda dei casi, con le piccole, o, comunque, con le provinciali. Niente di più vero. I fatti dimostrano che, a volte, più che gli scontri diretti, risultano decisivi i punti persi con le squadre che lottano per la salvezza o che stazionano a metà classifica. E allora come si può dimenticare la prima giornata, dove la Juventus perse in casa 1-0 contro l’Udinese di Colantuono. I friulani sono ormai una realtà consolidata della nostra Serie A e nel passato si sono levati anche qualche soddisfazione importante ed impensata, come una qualificazione in Champions e due ai preliminari, soffiate alla Lazio di Edy Reja. Ora la società di Pozzo appare essere in un limbo, visto che non è riuscita a confermarsi a quei livelli. Ad Udine si vive un po’ alla giornata, insomma. E i 24 punti in classifica lo dimostrano in maniera abbastanza chiara e precisa. Si sono alternate prestazioni buone a vere e proprie debacle, come i quattro gol presi in casa dall’Inter e dalla stessa Juventus nella prima di ritorno, come a vendicare e a cancellare quanto accaduto allo Stadium. La sensazione è che si sia un po’ perso quello spirito, quell’intraprendenza, quella sfacciataggine e quella voglia di stupire tutti che era il vero punto di forza dell’epoca di Francesco Guidolin. Nessuno chiede altri miracoli, come un terzo o un quarto posto. Solo che, da chi è ormai molti anni nella massima categoria, ci si aspetta sempre qualcosina in più per tentare il definitivo e troppe volte rimandato salto di qualità. Altrimenti il rischio è quello di rimanere per sempre un’eterna incompiuta. I tifosi friulani sperano che lo stadio nuovo sia solo l’inizio di una nuova era.

Foto: Bwin

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