Migranti: Serracchiani, chiarire regole di funzionamento CPR

Torrenti a Roma incontra il prefetto Morcone

Trieste, 16 mag – Conoscere le regole di funzionamento e di
gestione dei nuovi Centri di permanenza per i rimpatri (CPR) e
attuare misure ed azioni volte ad evitare eventuali
manifestazioni di intolleranza da parte degli ospiti.

Una ferma richiesta in tal senso è stata formulata dalla
presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, dopo
che il Capo di Gabinetto del Ministro dell’Interno, prefetto
Mario Morcone, ha chiesto alla Conferenza Stato-Regioni di
indicare i siti ove collocare i Centri di permanenza per i
rimpatri. Il tema è stato anche oggetto di un incontro, questo
pomeriggio a Roma, tra l’assessore regionale con delega
all’immigrazione, Gianni Torrenti, e lo stesso prefetto Morcone.

Preso atto della necessità di ottemperare a quanto previsto dalla
legge 17 dello scorso febbraio per una più efficace esecuzione
dei provvedimenti di espulsione, attraverso l’individuazione
anche in Friuli Venezia Giulia di un sito dove mettere un CPR,
Serracchiani ha chiesto infatti che ciò avvenga nel rispetto di
alcune ineludibili condizioni.

La prima è volta, appunto, a “conoscere, con assoluta chiarezza,
le regole di funzionamento e di gestione dei nuovi Centri, sia
con riferimento all’interno che all’esterno delle strutture
stesse”.

“Al riguardo – così la presidente – si fa presente che le
drammatiche e gravissime vicende accadute nel corso degli anni
passati, durante l’apertura del CIE presso la nostra comunità,
hanno sensibilmente toccato l’intero territorio, creando forti
resistenze, ancora oggi sentite da parte di tutti i soggetti
coinvolti”.

In riferimento poi al fatto che il nuovo CPR sarebbe collocato
nella struttura del CIE di Gradisca d’Isonzo, la presidente ha
sottolineato l’esigenza di “porre in essere misure e azioni
concrete volte ad evitare che le manifestazioni di intolleranza
da parte degli ospiti e le proteste da parte del territorio
accadute in passato non abbiano a ripetersi in alcun modo”.

Serracchiani ha anche sollecitato il Ministero dell’Interno a
“fornire fin da subito tutte le informazioni necessarie per
valutare le caratteristiche che differenziano il CPR rispetto al
CIE, per garantire la sicurezza della comunità presso la quale è
collocato, oltre alla tutela dei diritti delle persone accolte”.

Indicando poi la necessità di prevedere, contestualmente
all’apertura del CPR, la chiusura del Centro Accoglienza
Richiedenti Asilo (CARA), peraltro non più previsto nel piano di
accoglienza indicato dal Ministero, la presidente ha chiesto che
sia garantito che il numero di 100 posti previsto per la nuova
struttura “sia inteso come capienza massima in alcun modo
derogabile”. Ha inoltre fatto presente che “per la comunità
locale di Gradisca d’Isonzo la presenza del CARA ha comportato
una forte incidenza della popolazione straniera su quella locale,
creando concreti e rilevanti disagi”.

Da qui l’affermazione che “con l’apertura del nuovo CPR risulta
indispensabile che il Ministero e gli uffici territorialmente
competenti assicurino un forte sostegno alla comunità locale e,
più in generale, a tutto il territorio regionale”.

Come detto, l’argomento è stato anche oggetto oggi a Roma di un
colloquio tra l’assessore Torrenti e il prefetto Morcone. Un
incontro caratterizzato dalla massima cordialità che, come fa
sapere lo stesso Torrenti, “ha confermato l’attenzione del
Ministero alla questione dell’accoglienza a Gradisca d’Isonzo”.
Rispetto alla necessità di sostenere la comunità locale,
l’assessore e il Prefetto hanno anche condiviso l’impegno a
trovare una nuova modalità di supporto ai sindaci della nostra
regione, anche in relazione alla complessità gestionale del
Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR),
il servizio del Ministero dell’interno che in Italia coordina i
progetti di accoglienza, di assistenza e di integrazione dei
richiedenti asilo a livello locale.
ARC/PPD

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